di Maddalena Balacco (loska)
postato alle 09:38 del 13 Maggio 2008 in InterniTorna alla home

Quasi completo l’insieme delle norme contro il crescente aumento dei reati in Italia. Ma le prime indiscrezioni raccontano di idee e decisioni criticate sia dai giuristi che, soprattutto, dall’Europa.

Il nuovo esecutivo è alle prese con il primo nodo gordiano della legislatura, ovvero l‘emergenza sicurezza. Maroni, nuovo Ministro dell’Interno, ha infatti dichiarato che nei prossimi giorni vedrà la luce il decreto legge contenente le nuove norme per le quali il centrodestra deve gran parte delle proprie fortune elettorali. Nel Paese, infatti, l’insicurezza è ormai uno dei problemi maggiormente sentiti dai cittadini, forse addirittura più del non arrivare alla quarta settimana. Eppure sono molte le voci che si sono levate contro l’azione del neoministro, a partire da uno scandalizzato Cossiga (”Mi auguro che Maroni non si sia reso ben conto di cosa ha detto in materia di immigrati e legge Gozzini. Una follia! Se le sue proposte fossero comprese nel programma di governo sarei costretto a non votare la fiducia”) fino ad arrivare ai più insigni giuristi. Il rischio è che le nuove norme siano inapplicabili. Ecco perchè.

TRA IL DIRE E IL FARE… - L’insieme di provvedimenti di Maroni, stando alle indiscrezioni, prevedono la tolleranza zero: l’immigrazione clandestina diventerà un reato perseguibile e i centri di prima accoglienza si traformeranno in centri di detenzione. Ma non basta: saranno inasprite pesantemente anche le norme circa la richiesta d’asilo e i ricongiungimenti familiari. Infine, anche se non è chiaro come, verrà impedito ai barconi pieni di immigrati di sbarcare sulle rive italiane, cosa fino ad oggi impossibile a causa delle direttive europee che, di fatto, impediscono di mandare alla deriva le imbarcazioni. Tutti provvedimenti già oggetto di lamentele sia da parte europea che fra i giuristi e i penalisti. Questo per svariati motivi: malgrado l’occhio oggi sia puntato sulla Romania, dalle nostre coste arrivano rifugiati di moltissimi paesi che hanno via d’accesso al Mediterraneo, molti dei quali sono in situazione tale da far sussistere per chi fugge la condizione di rifugiato. Per queste persone, quindi, ci sarebbero seri problemi di applicazione del pacchetto sicurezza, in quanto la loro libertà di “rifugio” rientra nella Convenzione di Ginevra. Certo, si può sempre addurre a motivazione della sospensione di questa il carattere d’urgenza e la “pericolosità“, ma la seconda caratteristica è prettamente “ad personam“, e quindi non permetterebbe azioni generiche via mare nei confronti di intere imbarcazioni, in quanto appunto ancora non sussisterebbe la pericolosità o il turbamento dell’ordine pubblico e quindi sarebbe una violazione, tanto più grave se si pensa che è un agire in via del tutto pregiudiziale. Lo stesso problema concerne la sospensione temporanea del Trattato di Schengen, tra l’altro applicabile soltanto con l’approvazione dei contraenti, alcuni dei quali hanno già dimostrato perplessità in quanto il problema sarebbe soltanto italiano. Senza contare che anche il lavoro dei centri di accoglienza è regolato da legislazioni comunitarie che non si possono cambiare in una settimana. D’altra parte sarebbe certamente auspicabile che l’Italia quelle normative le seguisse, tutte: comprese quelle che parlano dell’istituzione di banche dati - anche del DNA - interconnesse europee (previste dal Trattato di Prum e anche dal Trattato di Schengen) che altrove hanno permesso la certa identificazione del reo e quindi la sua espulsione immediata. Un procedimento veloce, affidabile e sicuro, ma che ha bisogno di tempo e denaro per essere implementato nel sistema giudiziario italiano (che notoriamente non è il massimo né nell’uno né nell’altro campo).

DURA LEX, SED LEX - Intanto in Italia da una parte l’ex procuratore di Milano e oggi senatore Pd Gerardo D’Ambrosio ironicamente si concede qualche calcolo (“Inventarsi questo reato non solo costerà molto all’Italia, visto che per un detenuto ci vogliono 3.500 euro al mese, ma farà esplodere le carceri. Il Pdl dovrà fare un altro indulto o costruire campi di concentramento“) mentre altrove si palesano dubbi sulla costituzionalità di misure che - di fatto - limiterebbero la libertà individuale vìolando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Anche Salvatore Carruba - in un pezzo sul Sole 24 ore, paventa il rischio “di una politica di annunci, sufficiente, magari, a rassicurare per qualche settimana l‘opinione pubblica ma impotente nei fatti”. Ma la presa di posizione più dura arriva dalle Camere Penali italiane, che hanno aspramente criticato il provvedimento tacciandolo di demagogia. “Misure già viste, inefficaci” “che ricalcano il decreto Amato” e mostrano ”inutilmente” una ”faccia feroce” poi smentita nei fatti. Secondo il presidente dell’Ucpi Oreste Dominioni, ”L’aumento delle pene è una misura da sempre praticata per affrontare il problema della sicurezza e ogni volta si è dovuta verificare la sua inefficacia”. Aggravata dalla mancanza di “interventi per la messa in sicurezza tecnica del territorio, cioè di prevenzione, a cominciare dal ripristino della sorveglianza da parte delle forze di polizia”. In sostanza da più parti si teme che questo decreto riempirà soltanto le prigioni (cui non potranno sopperire dei cpt già strapieni). Il problema, evidentemente, è che un tema come quello della sicurezza non può essere trattato pensando di limitare la libertà di movimento nella zona Schengen. Perchè quello che serve è che si facciano rispettare le leggi severamente, applicando quella certezza della pena la cui mancanza è il peggior biglietto da visita che possiamo mostrare all’estero, assieme alle lungaggini della giustizia italiana. E’ la scarsa forza del sistema giudiziario che attira i disonesti ed è su questo che bisogna agire. Tutte le altre soluzioni non saranno che deterrenti temporanei e non risolutivi, che spingeranno gioco forza verso lo spettro spettro di un nuovo indulto in tempi relativamente brevi. Una prospettiva che il reato lo incentiva.

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