di Serena D'Angelo (plasticaserena)
postato alle 14:42 del 14 Maggio 2008 in CulturaTorna alla home

Andiamo a vedere chi e cosa c’è dietro il grande ritorno del telefilm sul piccolo schermo. Splendori e miserie di un mondo a puntate, raccontati con gli occhi di una divoratrice di serial che non ha ancora perso il contatto con la realtà. Forse.

“Quando il principe trova la principessa e la bacia, lei poi muore”, e così, io sono morta, al Telefilm Festival 2008. L’avventura nel mondo del 15 (nel mio caso) o 32 pollici (nel caso di molti dei presenti) comincia in un giovedì mattina di sole, quando inaugurando un blocco color crema giapponese, mi scopro pronta alla morte come nei migliori inni nazionali al cospetto di personalità dal calibro placcato d’oro, quali Giorgio Gori e Alessandro Ippolito, così come Elisa Ambanelli.

WHO’S WHO - L’eccitazione era alle stelle in occasione di questo WorkShop patinato, dove il mio Io Stampa veniva trattato da Studente, nell’estasi del Multisala Apollo nel cuore di Milano, a un passo da Tarina Tarantino e dal miglior H&M dell’emisfero. Chi parla è composto, ha completi eleganti ed un sacco di buone ragioni, scannerizzate dal mio sguardo al mascara di frivola gioia. Morbidi boccoli e largo sorriso da jocker per Miss Ambanelli, che con borsa viola Miu Miu mi tenta al lellismo ed a un nuovo progetto di vita: da grande voglio essere lei. Voglio dirigere All Music e tarpare le ali alla docufiction “Albachiara”, della quale lei si vanta lasciando brillare la massa di rossi capelli. Palpiti e fremiti poi, in occasione delle deliziose dichiarazioni di Giorgio Gori, uno che di donne ne sa un sacco, e che per noi fortunatissimi workshoppandi si esibisce presentando il suo celebre fratello scazzato; uno col suo stesso completo grigio e lo sbadiglio facile, uno che in qualità di Amministratore delegato Magnolia Italia ci fotte tutti con numeri da capogiro, e che già alle 11 del mattino, prima che il festival effettivo abbia inizio, lo stronca: lui, in Italia non vede tutto questo grande successo dei telefilm, ci vede una crescente passione, va bene, ma se guarda i numeri, li vede piccoli e noiosi, quasi quanto i presenti in sala.

NUOVI(?) ORIZZONTI - La vera rivelazione però, il vero colpo al cuore dal respiro affannato è il meraviglioso signor Coconut-Ippolito, con un’aura esotica ed un’abbronzatura abbagliante, sorella gemella della sua schiettezza e conoscenza, che ci invita a spegnere la tv se questa non ci appassiona, se ci imbroglia offrendoci prodotti mediocri dal sorriso corroso; ogni sua affermazione un passo in più verso il mio baratro all’acqua di rose, ogni suo riferimento alla limitazione culturale, Doctor Houseal nostro così radicato senso del pudore e del ridicolo mi fa annotare sulla nuova agenda il suo nome, più e più volte, come regalo per il prossimo natale: lo voglio sul comò a darmi il buongiorno tutte le mattine, con l’immagine di Gori sullo sfondo, che cerca di strozzarlo. Così passano le ore, ed anche il mio trucco perfetto, che tra un discorsetto ed un bicchiere di prosecco diventa la maschera informe che si innamorerà del “club della sceneggiatura italiana”.

MADE IN ITALY - Loro, gli sceneggiatori italiani, sono giovani e belli, portano giacche di pelle o pantaloni ridicoli con modi di fare così elegantemente burini da convincermi a dare loro una chance, in ambito televisivo, s’intende. Herbert Simone Paragnani ha la voce bassa e la R moscia, di un moscio così amichevole da meritarsi un abbraccio: è lo sceneggiatore dei Cesaroni, e se è lui che ogni giorno mi fa dire “Che amarezza!” io non posso fare altro che lasciarmi uccidere un poco anche dalla sua mano; con lui Leonardo Valenti, e Daniele Cesarano, (attualmente impegnati per Sky nella stesura del serial “Romanzo Criminale”) che continuano il discorso intavolato sin dal mattino, quando ancora ero bella e potevo essere chiunque, criticando aspramente il panorama televisivo nostrano, volgendo lo sguardo alle nazioni cugine in pubertà come la Spagna, dove si osa e si vive di più, per le strade come sullo schermo.

QUALITÀ (E PACCOTTIGLIA) - Ed è proprio Cesarano a regalarci la massima funebre-principesca che ha cambiato la mia vita, denunciando il continuo bisogno di molte case di produzione, di intristire i prodotti seriali per creare colpi di scena ed interesse nel pubblico, venendo meno alle aspirazioni degli sceneggiatori, che in questi progetti investono passione e buon umore, per poi essere costretti ad eliminare la principessa dopo il tanto sospirato bacio (probabilmente senza lingua, vista la fascia protetta con bollino verde). Così, dopo la scorta di dolci informazioni, autorevoli come arsenico, posso prodigarmi per tre lunghi giorni alla scoperta del mondo del telefilm, e delle strane ed invasate creature che lo popolano. L’Apollo è arancione di gioia e talvolta di vergogna accogliendo le centinaia di fans dagli occhi piccoli che anche quest’anno sono giunte in pellegrinaggio a Milano alla ricerca della puntata perfetta e del gadget d’eccezione; le prime a scarseggiare, i secondi distribuiti a pioggia e pronti ad essere rivenduti su Ebay.

CI ARRANGIAMO - A caratterizzare infatti lo scorso fine settimana, un’organizzazione sommaria, nonostante l’impegno ed il panico di tutti gli addetti ai lavori fosse tangibile, con episodi che mancano o vengono trasmessi con lingua o sottotitoli sbagliati, mettendo in luce un’agitazione fuori dal comune (ed in molti casi poca attenzione e intollerante sgarabatezza), creata anche dal famoso sciopero degli sceneggiatori (quelli Usa, perché i nostri qui, non ci pensano neanche a fermarsi, nonostante i lori stipendi siano sensibilmente diminuiti nell’ultimo decennio) che non ha permesso al Telefilm Festival 2008 di proporre novità eclatanti ma solo qualche pilot o episodio già visto (ed assolutamente reperibili in rete), lasciando il colpo inesploso. Il vero sale però, è stato dato da ospitate in grande stile e reunion da lasciare sciogliere il cuore come un Lindor abbandonato in Corso Vittorio Emanuele: i Beehive che tornano a suonare insieme (e si, mi trovano molto carina), le sirene di H2o di una bellezza sconvolgente (e si, confronto a loro non sono per niente carina), i Baustelle che oscurano il sole (e fanno desiderare l’acquisto di un trench beige), i giovani Cesaroni che mandano il pubblico in tilt, ma soprattutto lui, “Reaper“, il serial che mi ha baciata ed uccisa.

Tutte cose frivole e sorridenti per le quali dovrete aspettare la mia prossima puntata, domani tipo, se non verrò licenziata, o seppellita.

(continua)

Reportage fotografico

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