Economia

L’evasione fiscale è un vizio. Che si può perdere

3 maggio 2010

Pagare le tasse non piace a nessuno, ma in Italia quelli che non lo fanno sono molti. Ma uno studio mostra che negli ultimi 15 anni il numero di coloro che non le pagano è molto cambiato a seconda delle politiche adottate e dei governi in carica

L’evasione fiscale in Italia è un fenomeno purtroppo molto esteso. Per alcuni, l’unico mezzo di sopravvivenza per molte imprese, strozzate da un fisco invasivo ed eccessivo. Per altri, una distorsione della concorrenza e una delle cause principali dei mali del paese. E’ convinzione diffusa è che sia un fenomeno costante nel tempo. Uno studio di Alessandro Santoro del Nens, in base ad una serie di fonti, comparando gli andamenti di alcune variabili (gettito, Pil, risorse interne e consumi) e sulle relative proporzioni, ricostruisce l’andamento dell’evasione tra il 1996 e il 2009, con risultati sorprendenti. Ma non troppo.

CROLLA L’EVASIONE TRA 1996 E 2001 – Nel periodo compreso tra il 1997 e il 2001 il gettito tributario ha conosciuto una crescita molto superiore rispetto a quella prevista nelle rispettive Relazioni trimestrali di cassa sulla base dell’andamento economico e degli effetti delle manovre di finanza pubblica Tra il 1996 e il 2000 si verifica una tendenza alla riduzione dell’evasione dell’IVA e all’IRAP – due tributi che, per l’ampiezza della loro base imponibile, possono essere considerati degli indicatori fondamentali del comportamento dell’insieme degli operatori economici – ed anche del valore minimo del sommerso economico. In particolare, l’evasione dell’IVA, secondo le stime dell’Ufficio Studi dell’Agenzia delle entrate, si sarebbe ridotta di circa 7 punti percentuali, anche se ricomincia a crescere già dal 2000. Il valore medio del sommerso economico, cioè sull’economia sommersa, secondo le stime dell’Istat, si sarebbe ridotto di 0,4 punti percentuali, dal 16,5% al 16,1%. Le stime di evasione dell’IRAP, disponibili a partire dal 1998, sono anche più sensibili: la base Irap non dichiarata passerebbe dal 37,5% del 1998 al 28,2% del 2000.

DATI CONTRASTANTI TRA 2001 E 2005 – Risultati meno chiari tra il 2001 e il 2005, anche a causa di una base dati meno robusta. Secondo le stime dell’Ufficio Studi dell’Agenzia delle entrate l’evasione dell’Iva cresce tra il 2000 e il 2002, per poi tornare a calare lievemente. Nel 2004 l’evasione dell’IVA torna (33%)sui livelli del 1998. L’Irap, al contrario, continua a registrare risultati positivi nella lotta all’evasione fino la 2002, anche se in rallentamento rispetto al periodo precedente. Poi torna a crescere. Anche il valore medio del sommerso economico risulta in flessione in tutto il periodo considerato. Ma l’Istat precisa che “nel 2002 si apre una fase in cui il peso, sia in termini assoluti che relativi, della componente di valore aggiunto riconducibile all’utilizzo di lavoro non regolare conosce una progressiva riduzione per effetto, principalmente, della sanatoria di legge a favore dei lavoratori extra-comunitari occupati in modo non regolare (legge n.189 del 30 luglio 2002). Tale sanatoria ha prodotto “effetti di travaso” dal segmento di occupazione non regolare verso il segmento dei regolari anche nell’anno successivo”. In questo caso, quindi, il dato è fortemente influenzato dalle regolarizzazioni degli immigrati.

L’IMPENNATA DEL 2006-2007 – L’andamento delle entrate tributarie in questo biennio ha subito un’impennata. Al contrario della vulgata che ne attribuisce la colpa (non il merito, e questo è un fatto curioso) ad un aumento delle tasse, esso è dipeso principalmente da due fattori. Il primo, è una robusta ripresa economica: in un decennio piatto, i 24 mesi tra 2006 e 2007 sono gli unici in cui l’economia italiana cammina abbastanza velocemente (anche se meno della media Ocse). La crescita di Pil e consumi ha influito, secondo stime del Governo allora in carica, del 35%, mentre secondo stime Bankitalia del 50%. Ma c’è stato, evidentemente, di più: la proporzione tra aumento del Pil e delle entrate tributarie è variata. In termini tecnici, è cambiata “l’elasticità delle entrate tributarie rispetto al Pil”. Una parte di questo fenomeno è spiegato, secondo le stime di Governo e Bankitalia, da alcuni effetti di provvedimenti normativi ed amministrativi. Un dato che avrebbe pesato per circa un 40%. Ma c’è anche dell’altro, un “residuo” che è spiegabile solo con un cambiamento di atteggiamento da parte dei contribuenti ovvero, nel caso in cui questo residuo sia positivo, di un incremento della fedeltà fiscale (tax compliance). Il calo dell’evasione è spiegato anche dalla riduzione dell’economia sommersa, e in particolare delle componenti “Correzione del fatturato e dei costi intermedi” e “Lavoro non regolare” che si riducono rispettivamente di 0,7 e di 0,1 punti percentuali nel 2006, con una conseguente riduzione del valore medio del sommerso economico di poco meno di 1 punto percentuale14, nonché con lo slittamento verso l’alto dei valori della produzione dichiarati ai fini Irap.

6 commenti a L’evasione fiscale è un vizio. Che si può perdere

  1. In questo stato, con questo sistema, con queste infrastrutture, con questi servizi… l’evasione fiscale è legittima difesa. Se potessi lo farei anche io. Sarebbe bello inventare un modo per non farle pagare anche ai dipendenti… magari dopo che Fidenato, in un mondo utopico, vincerà la sua battaglia

    • Potrei risponderti che questo Stato ha questi servizi, queste infrastrutture ecc.. anche perchè un’evasione fiscale così diffusa sottrae risorse che potrebbero essere utilizzate per migliorarli.
      ma entreremmo nella diatriba se è nato prima l’uovo o la gallina.

      Per me vale una regola: le leggi, finché ci sono, si rispettano. E si lotta casomai perchè quei servizi, infrastrutture, ecc, siano al livello di un paese civile

      C.

      • Rokko

        Pienamente d’accordo.
        Se uno ritiene che i servizi non siano adeguati alle tasse pagate, può aver ragione e la soluzione è lottare perché si migliori.
        Se invece, ritiene di essere autorizzato a non pagare perché i servizi non sono adeguati, emigri in qualche Stato dove di tasse se ne pagano decisamente meno: ad esempio, in Brasile, se ne pagano pochissime.

        Se potessi decidere io, farei diventare l’evasione fiscale un reato penale: chi viene scoperto e non salda il conto con il fisco, va in galera. Scommetto che in poco tempo nessuno evaderebbe più.

  2. LightQuantum

    Ripettare le leggi… peccato che ci sono delle leggi sociali che vengono molto prima (in senso logico e temporale) dello stato. Come la non aggressione e il non rubare. E guarda caso le tasse, in quanto imposte ed estorte con la minaccia della violenza, sono nient’altro che un furto.

    E’ poi evidente a tutti spero che le tasse non fanno altro che togliere risorse a chi produce per ridistribuirle a chi non produce. E la redistribuzione non è certo basata su questioni di merito… viene decisa dai politici di turno: i non-produttori per eccellenza!

    “Pagaretutti x pagare meno”? Ma certo, e vi aspettate che ancora credi e Babbo Natale?

    • Con le tasse, in tutto il mondo, si finanziano la pubblica istruzione, la sanità, la difesa nazionale, si costruiscono infrastrutture, ed altro.

      Insomma, i cosiddetti “beni pubblici”, studiati dalla scienza economica, quelli che non sarebbero mai “prodotti” da privati.

      Che ci siano “distorsioni” e sprechi” nell’utilizzo di queste risorse è evidente a tutti.

      Credere che il benessere di uno stato moderno migliorerebbe con la scomparsa delle tasse è davvero, scusami, credere a babbo natale.

      Sul rispettare le leggi, io ci andrei cauto: estremizzando il tuo esempio, prima degli Stati era “legge sociale” il supruso dei violenti sui deboli, fino all’omicidio che era impunito, o tutt’alpù punito dalla legge del taglione.

      Purtroppo il supruso c’è ancora, ma oggi – grazie alla Polizia e alle forze dell’ordine, altro “prodotto” dello Stato pagato con le tasse – si tenta almeno di limitare.

      Un caro saluto

      C.

  3. LightQuantum

    E chi lo dice che non sarebbero mai prodotti dai privati? Se c’è domanda di un bene il mercato, lasciato libero, saprà soddisfarre tale domanda con qualità molto migliore e ad un prezzo sicuramente inferiore che di quello che fa oggi lo stato.
    Più fondi sono tolti allo spreco pubblico (per finanziare gli amici degli amici, clientele, parassiti…), più ne rimangono sul mercato per essere investite, per creare beni di cui effettivamente c’è domanda, per creare posti di lavoro… è ovvio che abbassando le tasse il benessere generale migliora!
    La legge del sopruso come hai detto c’è ancora. Ciò ti dimostra che è molto difficile cambiare la natura umana, nè lo stato nè il mercato possono farlo. Ma poiché lo stato SOLTANTO ha il monopolio di esercitare la forza con la polizia, come in ogni monopolio, i prezzi di questo servizio saranno alti e la qualità scadente. Pensa invece a varie agenzie di polizia in concorrenza fra di loro che garantiscono la sicurezza migliore al prezzo più basso. Fantascienza? Anche il cellulare e internet erano fantascienza 30anni fa…

    “Non c’è niente che lo stato può fare e di cui la società ha bisogno che non possa essere fatto molto meglio dal mercato”.

    Saluti.

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