20° capitolo di Alamaro, romanzo di Giornalettismo
I Massimi Sistemi, per quanto ci si industri nella loro rimozione, esistono. Esistono pure, come contraltare al brutto e all’orrido, il bello e l’impareggiabile. Alamaro aveva già da qualche anno rivalutato tali realtà, ma niente aveva contribuito alla sua felicità quanto quei minuti passati a guardare il Canal Grande con sua figlia seguiti
dal panino a San Marco.
Tornando in albergo che non erano ancora le dieci, passarono davanti all’appartamento di Costanza. Alamaro si ricordò all’improvviso di colei che pensava avrebbe rimpianto per sempre come l’amore della sua vita. Invece l’aveva dimenticata da anni, del tutto. Costanza, amatissima e rimossa fino a quell’istante. Ma che uomo era, capace di lasciarsi indietro con tanta leggerezza un sentimento che lui stesso aveva considerato profondo? Profondo quanto lo spazio di un viaggio oltreoceano, sola andata. Alzò gli occhi alle finestre: le imposte erano chiuse e tutto era spento. Pensò che l’appartamento poteva diventare una buona sede della sua società. Ma cosa pensava? Si vergognò di quell’ombra dentro di lui che non voleva sbiadirsi del tutto.
Pensare a lei in ogni caso lo fece sentire fragile, e sentì il desiderio di parlarle. Come aveva fatto a non ricordare di essere stato al Gritti proprio con lei? Si incupì.”Cos’hai, papà? Sei strano.”"Niente, sono solo contento.”"Non è vero, stai pensando a qualcosa di brutto.”"No, non di brutto. È una cosa da grandi.”"Una signora, vero? Ma non è Grace.”Certi bambini ascoltano tutto, vedono tutto e, accidenti, quello che non colgono con occhi e orecchie lo intuiscono a istinto. Alamaro realizzò che Mina, crescendo, gli avrebbe messo sotto il naso i suoi sbagli come in uno specchio di opportune riflessioni.Innamorato di Costanza e di Grace, le aveva relegate non sapeva bene dove, ma certo in una piega della memoria più nascosta di quella in cui era rimasta Christa, la quale peraltro, grazie alle sue scelte di vita, era per sua natura meno pericolosa.Rimase a lungo sveglio, quella notte. Seduto in terrazza, senza soffermarsi su nulla in particolare, restando nel vago. La propensione a lasciare indietro le cose poteva davvero dirsi modificata con gli anni?

