Negli Usa di Obama, dopo l’Arizona almeno altri 5 Stati si preparano a varare nuove dure leggi contro l’immigrazione clandestina. Anche questo è “federalismo”, dove ognuno prova a fare quello che gli pare.
Ne ha parlato oggi nella rubrica “Political hotsheet” il noto network televisivo americano Cbs, secondo il quale i legislatori di Texas, Utah, Georgia, Ohio e Maryland si stanno orientando a
modificare le loro leggi statali sull’immigrazione, in senso molto più restrittivo. Questo, dopo che lo Stato dell’Arizona ha appena varato una nuova legge sull’immigrazione che, però, a detta di molti osservatori, viola “i diritti costituzionali e mina le regole e l’autorità federale sull’immigrazione“.
LAGGIÙ NELL’ARIZONA - La governatrice dell’Arizona, Jan Brewer, lo scorso 23 aprile ha firmato la controversa “legge anti-immigrati”. La norma autorizza la polizia dello Stato a chiedere i documenti d’identità ai cittadini che sospettano di essere immigrati illegali. Basterà solo un sospetto come avere la pelle più scura o addirittura, come ha detto un deputato repubblicano “essere vestiti diversamente“. Una nuova legge che criminalizza l’immigrazione illegale e dà alla polizia poteri speciali per fermare, interrogare, arrestare e quindi poi respingere persone sospettate semplicemente “di non avere i documenti in regola“. Basta, come detto, solo un “ragionevole sospetto”. La governatrice repubblicana dell’Arizona, Jan Brewer è stata eletta col 70% dei consensi. E’ considerata una conservatrice di ferro dagli amici ed una pericolosa reazionaria dagli avversari. Lei si dice mossa da “decenni di inazione e politiche sbagliate che hanno creato una situazione pericolosa ed inaccettabile“. Il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama ha criticato la legge ed ha immediatamente chiesto il parere legale al ministero della Giustizia per verificare se, effettivamente, la legge dell’Arizona non violi la Costituzione ed i diritti civili dei cittadini. Ad Obama si sono affiancate molte autorità religiose: “È la legge più inutile, meschina e reazionaria del Paese“, ha affermato l’arcivescovo cattolico di Los Angeles, Roger Mahony. Con l’esplicito appoggio di gran parte dei Repubblicani, l’Arizona sfida esplicitamente Obama e la sua riforma presentata in campagna elettorale che vorrebbe dare a milioni d’immigrati illegali un “cammino verso la cittadinanza”. Riforma, peraltro, solo abbozzata e non ancora presentata alle Camere.
GEORGIA IN MY MIND - A Washington, il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs ha dichiarato che: “La legge dell’Arizona potrebbe naturalmente muovere ogni Stato dell’Unione a creare la propria legge sull’immigrazione“. Ed infatti, altri Stati già sembra vogliano muoversi in tal senso. In Georgia, lo Stato di Martin Luther King, il candidato governatore repubblicano, Nathan Deal si dice d’accordo con il governatore dell’Arizona: “Bisogna attuare soluzioni ragionevoli che possano tutelare i nostri Stati, contee e città che subiscono gli enormi costi connessi all’immigrazione clandestina. Sono inoltre convinto che il governo federale ha fallito miseramente in questi anni“. In questi anni, ad onor del vero, alla Casa Bianca c’era George W. Bush anche lui repubblicano ma, evidentemente, tutto il mondo è paese. Un po’ come avviene dalle nostre parti quando in certe province del Nord si sente i leghisti inneggiare a “Roma ladrona”, proprio quando altri leghisti a Roma determinano il bello (raramente) e cattivo tempo con il loro governo. Nathan Deal ha poi chiosato, strizzando l’occhio ai suoi elettori “Wasp”: “Come governatore della Georgia, mi piacerebbe lavorare per far passare una normativa simile“. Deal, in realtà, è già stato un precursore in materia. Quando era membro della Camera, prima di dimettersi lo scorso marzo dopo il dibattito sull’assistenza sanitaria, è stato autore di un emendamento al disegno di legge che limitava l’accesso alle assicurazioni sanitarie per gli immigrati clandestini. Come membro del Congresso invece, è tra gli autori della proposta che vorrebbe mettere fine “alla cittadinanza per diritto di nascita” di quei bambini nati negli Stati Uniti, da genitori entrati nel paese illegalmente.




Il fatto che in Usa, paese che ha eletto un presidente “abbronzato” come ha detto un autorevole comico italiano, e che fa dell’immigrazione uno dei suoi punti di forza, mette in evidenza che stiamo assistendo ad un tramonto dell’occidente.
E’ tipico delle società in delcino “chiudersi” a riccio sulla difensiva, anche a dispetto dei loro interessi.
La caccia al “diverso ” (anche “diversamente vestito”!) è aperta. E finirà in un solo modo: Con il declino.
C.
Il declino è cominciato 40 anni fa. Da quando l’URSS si è sbriciolata, l’Occidente si è adagiato sugli allori.
Ogni potenza deve avere un nemico alla sua altezza per rimanere vigorosa…sparito il nemico, si rammollisce.
Questa caccia al diverso, è solo una reazione al senso di decadenza che pervade l’Occidente. E’ un fuoco di paglia che serve solo a ingessare un corpo già in via di putrefazione.
Succede in tutte le civiltà: per arrestare (o rallentare) le decadenza si dà il governo alle forze conservatrici e reazionarie.
Nel giro di 50 anni l’Occidente non ci sarà più, almeno nel senso che intendiamo noi ora.
Saluti!
Sono sostanzialmente d’accordo. Saluti a te
Ehm…ovviamente è 20 anni fa! sorry per l’errore
come passa il tempo, vero?
Attendiamo con ansia lo sbarco degli invasori alieni per risorgere dalla decadenza?
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