Il Misticismo secondo i Baustelle

29/04/2010 - Analisi del nuovo album partorito dalla celebre band toscana I mistici dell’occidente, questo è il titolo della quinta fatica dei Baustelle che vede la luce a poco più di due anni di distanza dal loro ultimo album Amen. Il disco

     
 

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Analisi del nuovo album partorito dalla celebre band toscana


I mistici dell’occidente, questo è il titolo della quinta fatica dei Baustelle che vede la luce a poco più di due anni di distanza dal loro ultimo album Amen. Il disco è probabilmente il più complesso e ambizioso del trio di Montepulciano, un album maturo che necessita più di un ascolto per essere apprezzato a pieno e che sembra proseguire la via già precedentemente tracciata con La Malavita e Amen. Se i precedenti dischi sembravano descrivere un epoca sull’orlo del precipizio, I mistici dell’occidente sembra avere accettato con disinvoltura l’inevitabile caduta e propone come antidoto a questa la riscoperta di una spiritualità che non si prende troppo sul serio. Passano gli anni ma i Baustelle sembrano non volere abbandonare quella posa Dandy che fa tanto “figo” ma che rischia di oscillare sempre più tra il divertente e il ridicolo. Il gruppo neanche stavolta si è fatto mancare roboanti frasi ad effetto (“…ci salveremo disprezzando la realtà e questo mucchio di coglioni sparirà..”) ne le irrinunciabili citazioni colte: si parte dal titolo I mistici dell’Occidente ispirato alla monumentale opera letteraria di Elémire Zolla o alla copertina che rimanda vagamente a Sgt. Pepper’s.

ALBUM - Il brano che apre il disco è L’indaco, brano quasi strumentale dove l’incipit è un solenne organo a cui subito si affiancano le voci di Francesco e Rachele. Si cambia subito tono in San Francesco che irrompe con un rift distorno che più non si può, accompagnato dall’immancabile sezione d’archi e con un interpretazione da parte di Bianconi che è un continuo crescendo che sembra discostarsi dal sound baustelliano. Il terzo brano è il title track dell’album e inizia come inizierebbe una canzone di De Andrè per poi aprirsi in una direzione decisamente più psichedelica; nel brano è racchiuso tutto il lait motiv del disco: riscoprire una spiritualità per cercare di distaccarsi dalla realtà che ci attanaglia. La quarta canzone Le rane si veste di una falsa allegria, ma la malinconia per il tempo che fu è proprio dietro l’angolo; un cartolina dell’età dell’innocenza dove i protagonisti sembrano i ragazzi oramai cresciuti del sussidiario illustrato della giovinezza: “…perché il tempo ci sfugge ma il segno del tempo rimane..”. Segue Gli spietati, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album dimostrandosi per la verità un biglietto da visita fuorviante con un ritornello facile facile fatto per entrare in testa e rimanerci ad oltranza; l’intro oltretutto ricorda “vagamente” un vecchio successo dei Rokes (forse un po’ troppo!).

POI - Follonica, brano dai toni rassegnati sembra raccontarci il finale di un altro brano del trio (n.b.:”L’aeroplano”). I brani seguenti la canzone della rivoluzione e Groupies sembrano perdere un po’ di mordente, a tratti si ha l’impressione che il trio sia un po’ accorto di idee e ricicli suoni e idee dei dischi precedenti. La bambolina, brano piacevole e accattivante è sostenuto quasi interamente dalla bella voce di Rachele. Il sottoscritto è una ballata per pianoforte che tratta del senso di perdita e di sconfitta; sentimenti che vengono ripresi anche in L’estate enigmistica anche se mascherati da un ritmo molto più sostenuto. Il disco chiude con L’ultima notte felice e con la suadente voce di Rachele bella e triste: Per dimenticare di essere soli, di essere soli per sempre”. In conclusione, il disco è buono anche se non da l’impressione di alzare l’asticella rispetto a quello che la band di Montepulciano aveva già detto o fatto, insomma niente di nuovo sotto il sole.

     
 

8 Commenti

  1. Davide R. scrive:

    …una Recensione con la “R” maiuscola…complimenti…

  2. alice scrive:

    …al contrario dell’ultimo album, però, questo sono curiosa di ascoltarlo…

  3. Sturi scrive:

    Bella recensione, Cecca!

  4. Josh scrive:

    Mah, sinceramente loro non mi ispirano un casino…e dopo aver letto di quest’ultimo disco, credo proprio che continuerò ad ascoltare altra musica :)

  5. ale scrive:

    ho sentito il disco,ma non mi entusiasma affatto…mah…

  6. Bukowski scrive:

    …mmmmm…solo a me il titolo del disco fa venire in mente i vecchi album di Battiato?

  7. a. snipers scrive:

    mah, nn sn un fan dei Baustelle anche se qualche loro pezzo nn mi dispiace, che dire..nell’indecisione cosmica…proviamo e vediamo?!?!

  8. Sere scrive:

    …io non li sopporto un granchè mi spiace…il loro misticismo mi da l’orticaria :)

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