Derivati ed enti locali: storia di un Comune al fallimento
27/04/2010 - L’autorevole Washington Post indaga sull’economia ed i conti del nostro paese e lo fa partendo dalla provincia italiana. E scopre che la situazione è grave e pure piuttosto seria. Comincia a Recanati, la città natale di Giacomo Leopardi, forse il
L’autorevole Washington Post indaga sull’economia ed i conti del nostro paese e lo fa partendo dalla provincia italiana. E scopre che la situazione è grave e pure piuttosto seria.
Comincia a Recanati, la città natale di Giacomo Leopardi, forse il più importante poeta del nostro Ottocento che, come sappiamo, un ottimista di natura
proprio non è stato, il viaggio di Anthony Faiola, il corrispondente del Washington Post, nella nostra provincia, per valutarne lo stato di salute dal punto di vista economico e sociale. Il titolo del suo articolo pubblicato oggi sul giornale statunitense è eloquente: “I timori di frantumazione del debito diffusi in città e province“. E’ un’analisi cruda della condizione economica in cui si barcamenano le nostre città, in particolare quelle medio-piccole che compongono l’ossatura della provincia italiana. Dall’inchiesta di Faiola emerge un quadro preoccupate, depurato dall’ottimismo “cosmetico” del governo. Comuni indebitati, costretti a svendere i loro beni ed a tagliare servizi sociali. Amministratori che s’improvvisano “broker finanziari”, senza troppo cognizione di causa, mentre sono alle prese con i nuovi strumenti della “finanza creativa,” così come del resto avevamo anticipato proprio noi, appena qualche giorno fa. Con buona pace di quanti ci mettono, quasi per definizione, al riparo da rischi sulla tenuta dei nostri conti pubblici e raccontano di un paese oramai già fuori dalla crisi e persino “prima e meglio degli altri“, per il quotidiano della capitale americana, invece, non stiamo messi meglio degli altri grandi malati d’Europa come la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna.
TUTTO IL MONDO È PAESE – Faiola comincia descrivendo il “caso Grecia”, paese definito “vicino alla bancarotta” il cui salvataggio richiederà un serio sforzo economico a livello internazionale. Ma se guardiamo la situazione più da vicino, come fossimo muniti di una lente d’ingrandimento, scopriamo che a livello locale, quello delle città e delle province la situazione, se possibile, è ancora più grave. Un situazione comune alle realtà locali di mezzo mondo. La lente del WP si posa su Recanati, definita come “una delle migliaia di comuni di tutto il mondo che deve far fronte ad una crisi finanziaria dovuta al calo degli investimenti, al crollo delle entrate fiscali, agli alti livelli del debito e alla crescita eccessiva delle spesa“. Negli Stati Uniti, sono almeno sei gli Stati dell’unione che presentano dei deficit di bilancio più grandi di quello della Grecia. “Lo stato delle Hawaii - per esempio – per far fronte alla sua difficile situazione economica ha ridotto la settimana scolastica a quattro giorni. In Spagna, invece, si sta verificando un vero e proprio crollo delle entrate fiscali che grava pesantemente sui bilanci nelle città di Madrid e Valencia, così come nelle regioni della Catalogna e dell’Andalusia. Crisi che sta, aumentando la possibilità che le agenzie di rating possano abbassare il loro giudizio di merito“.
ED È SUBITO SERA – Venendo al versante italiano, su cui si sofferma particolarmente il lungo articolo di Faiola, scopriamo che: “il quadro è poco edificante in Italia, dove molte città hanno fortemente investito in “scommesse complesse” – i derivati ed affini, nda – sui tassi d’interesse. Ora, si trovano in “profondo rosso“. Recanati, ad esempio è costretta a svendere il proprio parco, sbarazzarsi di un asilo pubblico, ridurre gli aiuti assistenziali agli anziani, a tagliare la manutenzione delle strade e lo stesso restauro delle antiche chiese“. Del resto, la stessa amministrazione marchigiana ammette al quotidiano d’oltreoceano: “Siamo in una situazione di emergenza finanziaria a causa del nostro debito, siamo sotto una Spada di Damocle che pende sulle nostre teste“, ha dichiarato Francesco Fiordomo, sindaco di Recanati. Gli esperti di finanza non si espongono sul rischio a breve di queste esposizioni piuttosto ingenti degli enti locali italiani, specie quelli più piccoli, ma avvertono che i problemi crescenti nei comuni fortemente indebitati e nelle province sono oramai vere e proprie “bombe ad orologeria finanziarie“, che potrebbero portare al default”. L’indebitamento locale, a sua volta, potrebbe avere ripercussioni sulle stesse finanze statali. “Gli analisti - scrive WP – temono che le casse nazionali, al fine di salvare le amministrazioni locali, vengono messe ulteriormente sotto pressione. Sta già avvenendo in Portogallo, dove il governo centrale ha aiutato i suoi governi regionali a corto di liquidità. Questo intervento però ha fatto aumentare il debito Pubblico, con la conseguenza che l’agenzia Fitch, il mese scorso, ha abbassato il rating del paese“.
QUEI “CREATIVI” DI RECANATI - “Qui a Recanati – scrive Faiola - una città di 22.000 abitanti, sono stati stipulati più di una dozzina di contratti “swap” tra il 2001 e il 2004. I funzionari locali hanno detto che le banche gli avevano assicurato “che non potevano perderci“. Per evitare l’impennata dei tassi di interesse, Recanati ha accettato di sottoscrivere dei particolari contratti, pari a 106 milioni dollari in debito. L’amministrazione s’impegnava a pagare alle banche un tasso d’interesse fisso annuo di circa il 5% sul totale. In cambio, le banche avrebbero pagato all’amministrazione della città un tasso variabile legato ai tassi d’interesse di un indice su chiave europea, in linea teorica su quei tassi non potevano esserci oscillazioni selvagge, quindi. I tassi europei, per definizione sono stabili. Anzi, all’inizio è stato pure un affare. “Quando i tassi d’interesse europeo sono cresciuti a metà degli anni 2000 – spiega il WP - l’accordo ha funzionato bene, consentendo a Recanati un introito pari a circa 400.000 dollari tra il 2001 e il 2008. Quando, però, i tassi d’interesse sono scesi ai minimi, a seguito della grande crisi finanziaria ed economica nel 2009, il crollo è stato drammatico. L’amministrazione della città di Leopardi è stata costretta a continuare a fare i propri pagamenti alle banche con interessi a tasso fisso del 5%, mentre i beneficiari di quei pagamenti, a seguito del calo dei tassi europei, versavano in cambio alle casse comunali un tasso inferiore all’1%. In un solo anno Recanati ha perso 420.000$ azzerando i guadagni dei precedenti otto anni. Con i tassi variabili ancora a livelli bassissimi, si calcola che Recanati sia destinata a perdere quasi 700.000 dollari nel 2010. Se la situazione persiste anche nei prossimi due anni (e ci sono serie possibilità che ciò accada) sarà un disastro per l’economia della città”.
MA NON SOLO LA CITTÀ DI LEOPARDI È NEI GUAI - L’abbiamo già scritto, sono molti i comuni italiani che hanno giocato con la finanza creativa ed adesso rischiano di rimetterci l’osso del collo (o meglio i loro cittadini) con il taglio di servizi e l’aumento della pressione fiscale. Come molti comuni in Italia, Recanati adesso sta cercando di rinegoziare un accordo per chiudere i contratti. “Nel frattempo - annota il Washington Post – i suoi problemi di bilancio sono così seri che gli amministratori temono di essere costretti a ridimensionare addirittura il noto Festival internazionale della città. Del resto, gli spazi verdi ai margini della città sono stati già venduti ad investitori privati e le tasse comunali sono risultate in crescita. Senza parlare della scure che si è abbattuta persino sull’assistenza agli anziani.
“LA MILANO DA BERE” LA CONOSCONO PURE A WASHINGTON – Due settimane fa, infine ricorda Feola nel suo articolo, un tribunale italiano ha incriminato 11 funzionari di quattro grandi banche tra cui JP Morgan Chase e la tedesca Deutsche Bank. L’accusa era di frode legata alla vendita di swap sui tassi di interesse alla città di Milano. – Noi di Giornalettismo ne abbiamo già parlato in un precedente articolo dedicato proprio alla superficialità e faciloneria di certi amministratori pubblici alle prese con la finanza derivata. E scusate se è poco!
Edit: il sindaco smentisce, dall’Ansa:«E pensare che finora eravamo abituati ad una notorietà positiva, soprattutto per Leopardi» e più recentemente per le presunte origini recanatesi del calciatore Lionel Messi. Francesco Fiordomo, sindaco di Recanati, sostenuto da una maggioranza Pd-liste civiche, non è contento che la città di Giacomo Leopardi sia finita sulla prima pagina del Washington Post come emblema della crisi finanziaria legata agli swap che attanaglia città grandi e piccole in Italia e in tutto il mondo. Ma soprattutto è preoccupato per il debito che sostiene – lui eletto nel giugno 2009 – di avere «ereditato» dall’amministrazione precedente di centro destra, che aveva firmato una dozzina di contratti swap tra il 2001 e il 2004. «Se chiudessimo ora i rapporti legati ai derivati – spiega – dovremmo corrispondere un milione e mezzo di euro a Unicredit a fronte di una liquidità erogata dall’istituto di credito di 700.000 euro». Una cifra che si andrebbe ad aggiungere a debiti complessivi del Comune per 6 milioni di euro. Ironia della sorte – racconta Fiordomo – «per anni, come consigliere di opposizione, ho criticato queste operazioni: Recanati era finita sul report, cioè la lista nera dei Comuni. Avevo chiesto di uscire da questa situazione nei tempi giusti. Ci sono casi in cui gli enti locali hanno raggiunto accordi con la banche, o addirittura le hanno citate per truffa». Intanto, secondo il primo cittadino, il Comune di Recanati ha pagato una rata da 150.000 euro a dicembre 2009 e ne dovrebbe pagare un’altra da 450.000 euro entro il prossimo giugno. «Cifre – si rammarica – che avremmo potuto destinare a servizi necessari ai cittadini o dare una mano alle tante persone e famiglie alle prese con le dificoltà della crisi, che bussano al Comune per avere un aiuto». Per giugno si spera di raggiungere una composizione bonaria con Unicredit, «ma è una trattativa difficilissima». Trasecola invece l’ex sindaco di Recanati Fabio Corvatta, ora alla guida del Centro Studi Leopardiani. «Non so cosa sia successo da un anno a questa parte – spiega -, ma dei 12 contratti ne sono stati chiusi sette da me e uno dal mio successore, tutto a costo zero. Ne rimangono in piedi quattro, che hanno un andamento regolare e che producono ricavi, anche se inferiori al passato». Tutta l’operazione derivati è stata «attentamente monitorata da un’agenzia specializzata», ma soprattutto «è passata al vaglio della Corte dei Conti, che ha esaminato i bilanci comunali. »limitandosi ad una raccomandazione di seguire la situazione«. Corvatta si ribella poi all’idea di un Comune in difficoltà finanziarie. »Il bilancio consuntivo 2009 – sottolinea – si è chiuso con un avanzo di amministrazione, cioè un attivo, di 90.000 euro. E non c’è traccia di sofferenze nel bilancio di previsione 2010«. Quanto agli swap, »hanno fruttato all’amministrazione negli anni un milione e mezzo di euro«.













L’articolo parla di derivati per trasformare da varibile in fisso il tasso del debito. Quindi un intervento finalizzato alla copertura del rischio finanziario e di una scelta del tutto analoga a quello che si fa in fase di stipula di un mutuo preferendo il tasso fisso rispetto al tasso variabileo. E’ del tutto ridicolo che si imputi al differenziale di questi derivati la crisi del comune. E che si parli di guadagni e perdite. E allora le migliaia di comuni che hanno solo mutui al 5.50% fisso colla Cassa Depositi e Prestiti che dovrebbero dire???? Forse questi non pagano un tasso più alto dell’attuale tasso variabile?? E se volessero estinguere i mutui non dovrebbero pagare una penale commisurata al differenziale tra il 5.50% e il tasso fisso attuale?? Ma magari i derivati costituiscono il più facile dei capri espiatori da invocare per nascondere una gestione sconsidera su altri capitoli di spesa….. MA si…prendiamocela con i derivati..così nessuno si accorge delle macchine blù…
Finalmente un post serio e competente su questo argomento!
i differenziali dei derivati fanno fallire un comune ? ma non diciamo fesserie…
Pingback: LA TEGOLA DEI DERIVATI: DOPO LA GRECIA PUO’ TOCCARE ALL’ITALIA ? -
Pingback: La tegola dei derivati - I Forum di Investireoggi
Pingback: La tegola dei derivati: dopo la Grecia può toccare all’Italia? « green makers group
Pingback: ALTRECORRISPONDENZE
Pingback: Il Financial Times diffida dell’austerity all’italiana « Io voto Pro Lib3rtarian Iniziative
Pingback: Napoli e Firenze tra le città più indebitate d’Europa