Saviano: “Sulla mafia molti sono d’accordo con Berlusconi”
22/04/2010 - Lo scrittore di Gomorra a Ginevra dice che quasi tutti da noi la pensano come il premier riguardo la criminalità organizzata: soprattutto al Sud. “Non so se pubblicherò ancora su Mondadori”. Quando Berlusconi afferma che il libro Gomorra di Roberto
Lo scrittore di Gomorra a Ginevra dice che quasi tutti da noi la pensano come il premier riguardo la criminalità organizzata: soprattutto al Sud. “Non so se pubblicherò ancora su Mondadori”.
Quando Berlusconi afferma che il libro Gomorra di Roberto Saviano promuove la mafia, molti italiani lo approvano. Lo pensa e lo afferma lo stesso Saviano che ha aperto oggi a Ginevra la prima sessione della sesta Conferenza globale del giornalismo d’inchiesta, cui partecipano centinaia di giornalisti di tutto il mondo.
SOSTIENE SAVIANO – «In questa sala, l’affermazione ‘chi scrive di mafia fiancheggia la mafia’ ha subito generato una risposta stupita», ma «una parte degli italiani, numerosissima, la pensa esattamente così: nell’immaginario di gran parte del sud Italia quando si parla di mafia si sta danneggiando la propria terra. Quindi una dichiarazione del genere ha portato a un consenso incredibile, non a una presa di distanza», ha detto Saviano tornando sulle parole del premier in merito al bestseller dello scrittore-giornalista. E alle domande dei colleghi stranieri sul premier italiano, Saviano ha risposto che per capire Silvio Berlusconi bisogna guardare all’Italia: «Berlusconi è il risultato di un percorso. Il risultato di una lunga catena di eventi e non l’artefice» della situazione.
UN DOLORE – Per Saviano, è stato «doloroso» ascoltare dal capo del governo che scrivere di mafia è un modo di promuovere la mafia, perchè parole come quelle del premier italiano producono veramente «danno», ha spiegato il «collega» Saviano rivolto ai giornalisti riuniti a Ginevra fino a domenica. L’autore di Gomorra ha detto di non aver ancora deciso se continuerà a pubblicare i suoi libri presso la Mondadori. «Stiamo a guardare. Andare via significherebbe per me e per molti altri lasciare la casa editrice in mano soltanto ad alcuni e questo ci addolora molto. Ma l’altra domanda è se continuerà ad esserci la libertà di scrivere liberamente dopo una dichiarazione del genere», ha spiegato.
“PRIVILEGIATO” - Rispondendo ai numerosi giornalisti che hanno seguito il suo intervento sommergendolo di domande, Saviano ha detto di essere un «privilegiato», anche se costretto da quattro anni a vivere sotto scorta. ‘Gomorra‘ e l’inchiesta sulla realtà delle organizzazioni crimimali – ha raccontato – “mi hanno permesso di osservare meccanismi che se avessi preso altre strade non avrei potuto conoscere. Prima – ha sottolineato – il mio lavoro era quello tipico di chi ‘può stare per strada, guardare e osservarè, adesso il lavoro dello scrittore-giornalista si basa molto di più sui documenti, fonti giudiziarie, incontri con pentiti, processi: sono più analista che cronista di strada“. Ma “la mia parola – ha continuato – non varrebbe niente senza i lettori, la mafia ha avuto paura quando ‘Gomorra ha riscosso il successo che ha avuto. La mafia ha paura quando parlare di mafia fa vendere più copie e crea attenzione. In tanti Paesi è difficile parlare di mafia, dal Messico all’India alla Bulgaria e la mafia non è una realtà solo italiana: la Spagna oggi è appestata da capitali criminali, il Canada lo stesso, l’Africa equatoriale occidentale è divorata dalle organizzazioni criminali, dal narcotraffico, la Francia ha degli investimenti criminali”, ha detto Saviano che lavora al suo prossimo libro per raccontare come “la globalizzazione abbia permesso alle organizzazioni criminali di essere l’avanguardia economica“.
(ANSA, di Silvana Bassetti)












