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pubblicato il 21 aprile 2010 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

La lettura di Vanity Fair in edicola oggi è di estremo interesse. Perché, passando da Irene Grandi a Jennifer Aniston, c’è un’intervista esclusiva a Renzo Bossi, il figlio di Umberto. Davvero straordinaria: “La Nazionale? Tifatela voi!”. Renzo non tiferà per la nazionale di calcio di Marcello Lippi ai prossimi Mondiali in Sudafrica. “No, non tifo Italia“. 22 anni, il primogenito della maestra elementare Manuela Marrone e del leader della Lega, non ha dubbi. Domanda: “Non si sente italiano?” La risposta del figlio del capo: “Bisogna intendersi su che cosa significa essere italiano. Il tricolore, per me, identifica un sentimento di cinquant’anni fa“. Quello stesso tricolore che renzo bossi umberto bossi Renzo Bossi: Io non mi sento italiano. E chi ti trattiene? campeggia nel simbolo del principale alleato della Lega. Altra domanda: “Conosce l’Italia meridionale?” Risposta pronta di Renzo: “Mai sceso a Sud di Roma“. Cioè il pezzo d’Italia dove il PdL, il principale alleato, prende più voti. “In questi anni – prosegue il trota – sono stati costruiti miti negativi sul mio conto: è passato il messaggio, falso, che fossi un ignorante pluri bocciato con 12 mila euro al mese di stipendio“. Chiede la rivista: “Non è vero che è un pluri bocciato?” Risponde il giovane padano: “Mi hanno bocciato due volte.” Quindi è un pluribocciato. “La prima avevo 15 anni, ed era il periodo della malattia di mio padre. Ero confuso, stordito. La seconda è stata alla maturità nel 2008. Il mio esame era viziato: la prova di matematica era diversa da quella degli altri. Infatti ho fatto ricorso al Tar e l’ho vinto. La scuola mi ha consentito di ridare l’esame orale da privatista, ma era ovvio a quel punto che volevano bocciarmi: sono andato demotivato“. Poverino il Renzo Bossi, la trota, neoeletto consigliere della Lega alla Regione Lombardia, il leader dei ripetenti. Quello che partecipa ai vertici ristretti con Berlusconi. Un esponente di primo piano del partito che oggi tutti lodano, quello vincente, che sa stare nei territori. Il partito da prendere ad esempio.

A questi pensieri di Renzo Bossi (ci si perdoni l’ossimoro!) ha replicato Gigi Riva, rombo di tuono, padano di nascita e dirigente della nazionale azzurra: “Se non sta bene può anche andarsene dall’Italia, nessuno se ne farà una malattia…”. E anche l”ex bandiera del Milan e della Nazionale, Gianni Rivera, anche lui padano doc, commentando l’intervista, ha detto all’Adnkronos: “Non vedo dove sia il problema, anche perché nessuno se ne accorgerà“. In effetti, difficile che Lippi & c. siano particolarmente affranti dalle gufate del rampollo leghista. Rivera non è sorpreso nemmeno dalle dichiarazioni sul tricolore. “Loro approfittano di tutto quello che il tricolore gli offre. Fanno di tutto per sfruttarlo, si comportano da opportunisti. Il problema è che trovano gente che ci crede e che dà credito a quello che loro dicono, questo è quello che mi preoccupa di più“. Per l’ex Golden Boy del calcio italiano non bisognerebbe però dare risalto ad un certo tipo di esternazioni. “E’ un fatto che potrebbe passare inosservato. Anche io da parlamentare europeo ho parlato molte volte, ma non tutto quello che dicevo veniva riportato. Sono cose personali, il problema è che gli si va dietro“, conclude Rivera.

In effetti, non è che il pensiero di Renzo Bossi (un altro ossimoro), un figlio di papà che non è stato in grado neppure di passare l’esame di maturità, come riesce senza problemi a centinaia di migliaia di suoi coetanei, sia così importante. E’ uno che grazie al partito “nuovo” e alla sua strana idea di meritocrazia viene premiato dal papino e – purtroppo –  dagli elettori (a proposito, sarebbe bello sarebbe conoscerli uno ad uno). Ma proprio per questo vale la pena di parlarne. Per la gente che alla Legaci crede e che dà credito a quello che loro dicono”, come dice Rivera. Soprattutto a qualche leader politico o giornalista che sostiene che è un modello da imitare.  Per questo è importante il pensiero di Renzo Bossi (e siamo a tre ossimori!) il figlio del capo supremo. Quel Bossi che detta la linea, che vuole le banche, che decide il bello e il cattivo tempo a Varese, a Milano, in Veneto, in Piemonte e pure a Roma.

Forse è anche per le cose che pensa e che esterna in quest’intervista del Renzino (che partecipa ai vertici con Berlusconi) che ai mondiali bisognerà tifare Italia con più convinzione, anche se a leggere cosa dicono i nuovi “potenti” torna in mente la canzone del grande Giorgio Gaber “Io non mi sento italiano”. Forse è anche per quest’intervista del Trota che oggi, dopo tanto tempo, viene voglia di gridare, come prima del 1994: “Forza, Italia!”