L’attuale Ministro dell’Economia si è accorto da tempo che dare la colpa di tutto al mercato è un’ottima strategia: sono gli speculatori ad alzare i prezzi, è la Cina a frenare la crescita dell’Occidente. E la soluzione, ovviamente, è lasciar fare a lui.
Da che mondo è mondo, i movimenti di massa si attivano quando si trovano di fronte ad un nemico, vero e presunto. Far parte di un movimento di massa significa perdere, in parte o del tutto, la propria individualità e le proprie capacità critiche, per adottare un insieme e di valori condiviso con gli altri appartenenti. I movimenti di massa possono essere facilmente sfruttati da capipopolo ambiziosi che, approfittando della tendenza a credere del “true believer”, impiegano quest’ultimo come strumento per acquisire potere. Fortunatamente, la Storia non si ripete mai allo stesso modo, e ciò che è comparso in passato sotto forma di tragedia – (comunismo e nazismo, ad esempio) a volte riappare in forme meno tragiche e più divertenti.
LE REGOLE DI TREMONTI - E qui arriviamo al nostro attuale Ministro dell’Economia. Da quanto Tremonti ha scoperto che il mercato è un ottimo capro espiatorio – visto che, di economia, nessuno capisce nulla, e visto che il secolo del totalitarismo ha lasciato dietro di sé un’ampia e diffusa diffidenza verso la libertà economica – ha pubblicato due libri e iniziato diverse polemiche. Il Tremonti-style è noto. Regola #1: Elencare una serie di problemi effettivamente esistenti: sintomatologia. Regola #2: Sfruttare luoghi comuni, sarcasmo e associazioni di idee – ma mai (i libri e le interviste lo confermano) argomentazioni razionali – per mostrare al lettore un filo conduttore dietro i sintomi precedenti. Si noti che, mentre i sintomi sono spesso correttamente elencati, la regola #2 i
mpone che la diagnosi, cioè la spiegazione dei problemi, sia mancante o comunque deficitaria. Regola #3: Proporre, a mo’ di terapia, una serie di misure caratterizzate da un aspetto comune: più potere per Tremonti. Più protezionismo, più regolamentazioni, più inflazione monetaria. È stupefacente che tutti i problemi si risolvano aumentando il potere del nuovo Divo Giulio. Sarà una coincidenza.
I CAPRI ESPIATORI - Tremonti ha in precedenza affermato che gli speculatori erano dietro i picchi del petrolio. Poi la diminuzione della crescita in tutto il mondo ha fatto diminuire il prezzo di questo, e quindi l’emergenza è rientrata… ma il cavallo di Troia della diffidenza verso la speculazione non poteva essere abbandonato. Ora se la prende con la speculazione sull’acqua e il cibo. L’incipit dell’articolo parrebbe degno di Naomi Klein (e in genere le differenze tra i due sono minime: solo che la seconda non ha interesse politico nelle idee che propugna, vende solo tanti libri). Stavolta l’apparenza però inganna: Tremonti si lamenta che ora c’è più egalitarismo. Si lamenta che il mercato ha risollevato le sorti di centinaia di milioni di persone, soprattutto nell’Estremo Oriente. Rimane sempre la solita faccenda: cosa impedisce all’Occidente di crescere? Non certo la Cina. Più probabile che siano i nostri politici, e il protezionismo e l’inflazionismo avocati da Tremonti peggiorerebbero ulteriormente la nostra situazione.
C’È DA FIDARSI? - È vero: l’Europa e gli Stati Uniti se la passano male, e continueranno a passarsela peggio in futuro. Ma mi chiedo: abbiamo bisogno di cattive diagnosi e di cattive terapie, o dobbiamo cambiare qualcosa, per impedire che gli errori degli ultimi decenni continuino ad ipotecare il nostro futuro? È proprio nei momenti di crisi che chi ha sete di potere ne approfitta. Si noti: l’unico argomento a favore della rilevanza della “peste del XXI secolo”, la speculazione, è che Tremonti crede in quello che dice: “Per me (non solo per me) c’è anche e forte la speculazione”. Ipse dixit. Basta la parola (come il confetto Falqui?). Un medico che non si interessa della diagnosi, e che propone una terapia – tra l’altro per lui vantaggiosissima – senza questa, non è un buon medico. La condizione minima per convincere qualcuno che non sia un true believer – strutturalmente insensibile ai fatti e alla ragione – è argomentare le proprie tesi. Tremonti non lo fa mai. Mi sembra una buona ragione per essere diffidenti.



























le industrie cinesi non hanno bisogno di protezionismo perchè il basso livello dei costi del personale unito allo sfruttamento intensivo della manodopera compensano ampiamente una produttività non eccelsa dovuta all’ impiego di tecnologie produttive obsolete
storicamente è un rarissimo esempio di industria giovane capace di invadere il mondo senza timori concorrenziali e senza necessità di misure protezionistiche o ulteriori agevolazioni
a noi la valutazione se farci invadere è giusto
se in cambio dell’ invasione possiamo a nostra volta invadere la cina con altri prodotti
se è giusto eliminare settori comunque all’ avanguardia per la concorrenza di chi schiavizza ma è meno produttivo di noi
se la riconversione industriale sia o meno una utopia con questo ottimo sistema finanziario sulla via del fallimento totale e pieno di burocrati incapaci e in sovrannumero, illusi di guadagnare con la finanza creativa premendo tasti di computer ed ora con le pezze al culo
se è giusto sacrificare imprese ed imprenditori a vantaggio di altri imprenditori meglio ammanettati coi politici di turno
se al sacrificio degli uni corrisponda un benessere complessivo comunque maggiore per l’ Italia
se si è certi che i vantaggi ottenuti da “alcuni” imprenditori non siano poi trasferiti in altre nazioni o nella stessa cina perchè più competitive
se la crisi generale non obblighi i sindacati a favorire tutte quelle misure che avvicinino il livello di vita e lavoro degli operai italiani a quelli cinesi (alitalia è una prima dimostrazione sia pure soft)
“se è giusto sacrificare imprese ed imprenditori a vantaggio di altri imprenditori meglio ammanettati coi politici di turno”
Non so perchè ma mi viene in mente la Cai più che la Cina.
CIU EN LAI
Cercato di spiegarmi in termini chiari e precisi come pensi che possiamo essere invasi dai cinesi, alla luce di questo:
Per importare merci bisogna esportare merci oppure importare capitali. L’Italia è in attivo con la bilancia commerciale, quindi esporta più di quanto importa. Che invasione è, se esce più di quanto entra?
Non esiste nessuna invasione cinese dell’Europa. Se si può parlare di “invasione” nel caso degli USA è solo perchè quella massa di idioti dei consumatori americani non risparmiano nulla e comprano a rate anche la carta igienica…
In quest’ultimo caso, tra l’altro, gli invasori cinesi sono l’unico motivo per cui l’economia USA si è retta in piedi negli ultimi 7-8 anni. Togli la Cina, e gli USA crollano per mancanza di investimenti interni.
Invasori? Benefattori!
ad essere onesti non conosco i dati relativi al commercio con la Cina
mi limito ed esporre preoccupazioni e possibili rischi di ulteriori incrementi di importazioni e quindi di concorrenza ai prodotti italiani e non solo all’ interno dei confini nazionali, ma anche come maggiori difficoltà di esportazione di tali prodotti negli altri paesi nostri partner commerciali
quindi il dato sul commercio della cina dovrebbe anche considerare il terreno perso per mancate esportazioni in altri paesi
inoltre se siamo in attivo è ns interesse mantenere questo attivo per compensare i deficit con altre nazioni
ma il pericolo di ulteriori cedimenti di terreno per favorire altri esportatori non credo sia remoto
psicologicamente la presenza Cinese da noi a Napoli è fortemente avvertita per l’ espandersi dei commerci cinesi in città, dove alcune strade hanno cambiato fisionomia e per la presenza fissa nel porto di enormi navi trasporto piene di centinaia, migliaia di container cinesi
Il succo del mio ragionamento è che il commercio internazionale è uno scambio: o merci contro merci o merci contro credito.
Ci sono tre possibili posizioni.
Paesi come la Cina, la Germania e un po’ l’Italia esportano più capitali e merci di quanti ne importino, cioè guadagnano interessi sui soldi che prestano al resto del mondo.
Paesi come l’India e gli USA importano più capitali e merci di quanti ne esportano, cioè campano di risparmi esteri, che stimolano gli investimenti interni che altrimenti dovrebbero essere inferiori.
Ovviamente è possibile uno scambio merci contro merci, con bilancia commerciale in pareggio perfetto. Non mi viene in mente nessun esempio.
Un altra cosa che mi fa dubitare della conoscenza effettiva della situazione da parte di ciuenlai è che parla di settori al’avanguardia che soffrono della concorrenza cinese, dato che chiunque conosca minimamente l’intersacmbio tra Ciane e Italia sa che in Italia arrivano magliette da 5 euro,e in cina vanno apparecchiature meccanice da 5 milioni di euro, i settori che soffrono della concorrenza cinese sono settori tuttaltro che all’avanguardia.
Il passo piu’ assurdo della lettera al corriere scritta da Tremonti e’ il punto in cui cita la Bibbia, sembra un predicatore, sembra voler dare un valore etico e religioso alla sua idea bislacca del Mondo. Prima pensavo fosse una semplice operazione di immagine politica, dare la colpa agli altri serve per non prendersi responsabilita’, invece sono sempre piu’ convinto abbia ragione tu e sia un tentativo di accaparrarsi maggiori poteri.
PS: Giulio Zanella su noiseFromAmeriKa ha avuto la divertente idea di rispondere quasi punto per punto alla lettera di Tremonti.
@ Pietro
purtroppo non mi conosci
se parlo è solo perchè conosco i fatti
e continuare a considerare l’ importazione dalla Cina fatta solo di magliette da 0,5 euro è una pia illusione favorita da coloro che vogliono nascondere la verità per i loro fini
tra i tanti settori voglio ricordare che fabbriche all’ avanguardia italiane produttrici di pompe idrovore hanno subito la concorrenza mondiale cinese che copiava i loro stampi e riproduceva le stesse pompe a prezzi dieci volte minori, privando gli italiani delle esportazioni in diversi paesi europei ex ricchi e buoni clienti
(casi Rover—Pedrollo)
ricordo poi le fabbriche di prodotti in vetro che in Italia devono rispettare norme sulla sicurezza che in Cina non esistono per cui non reggono la concorrenza (in campania molte hanno dovuto chiudere)
fabbriche di attrezzi elettrici (caso black e decker) tecnologicamente avanzate ma con costi del personale insostenibili (chiusura fabbriche comasche e inglesi)
fabbriche di motori elettrici …..idem
aziende tessili…..e qui non si capisce perchè dovremo rinunciare comunque a una ns ricchezza a causa della cammorria di un paese schiavista ….è vero che tecnologicamente non sono aziende ad alto contenuto tecnologico, ma l’ Italia non è la Finlandia e el pueblo da qualche parte lo dobbiamo pure impiegare, visto che anche le banche non possono più assumere altri cervelli
….e sono sicuro ci saranno problemi simili in molti altri settori (ultimamente sento parlare anche di importazioni agricole…..)
……dimenticavo…….le apparecchiature da 5 milioni di euro che vanno in Cina sono certo una bella esportazione, ma servono a loro volta per produrre merci che prima o poi tenderanno ad invadere il nostro mercato
e le stesse apparecchiature ben presto verranno copiate e riprodotte nella stessa cina per essere poi impiegate nel paese o reisportate nella stessa Italia……..
quando si ha il monopolio dei costi bassi di manodopera e la disponibilità di ferro e ghisa (le fonderie sono altamente inquinanti, ma loro se ne fottono) si superano tutte le difficoltà
ed è giusto accettare disoccupazione in attesa di riconversione per poter comprare mutande e magliette a 5 euriiiiii ?
La disoccupazione italiana è colpa dei sindacati italiani e della legislazione sul lavoro italiana. La Cina è solo il capro espiatorio.
Se per decenni abbiamo usato i risparmi pensionistici per pagare le pensioni anticipati a 50 anni delle Ferrovie, non lamentiamoci che siamo economicamente deboli e i salari sono bassi.
Chi ha èiù capitali produce di più, chi li consuma si lamenta, ma merita il suo destino.
Caro CIU EN LAI, potremo parlare della concorrenza sleale cinese, dello “sfruttamento” che li c’è e qui invece non ci sarebbe, quando una azienda italiana che paga uno stipendio di 1500 euro lordi per un operaio, ne versa effettivamente 1500. Dal momento però che ne versa 3000, non mi sembra che la concorrenza sleale la faccia la Cina, quanto piuttosto il nostro sistema sociale che ci impedisce di guadagnare, ci impedisce di essere competitivi e poi se la prende con la Cina.
Sai il volere la botte piena (per il governo) e la moglie ubriaca?
@libertyfirst e libertyfighter:
siete l’Italia che non vuole bene!
lontana da me qualsiasi idea di difesa del sindacato
di sicuro il doppio sistema pensione+indennità di fine rapporto è insostenibile
ma la pensione costa e per esperienza diretta creare l’ equivalente della pensione sociale mediante contratto con assicurazione costa al privato esattamente quanto l’ azienda paga mensilmente sullo stipendio
e con sicurezza di corresponsione non pari alla garanzia statale……
ma ora onestamente è possibile che sia tutta colpa dei sindacati ?
è possibile che lo stesso prodotto cinese (la qualità in realtà è quasi sempre più bassa) costa almeno la metà di quello made in Italy ?
a mio parere in realtà esiste un preciso piano di parte dell’ imprenditoria italiana….quella più potente, di vendere la pelle dei colleghi imprenditori meno rappresentativi e quindi delle relative imprese e maestranze per ottenere mano libera sul mercato cinese
e non sarebbe neanche una grande novità, ma semplice storia che si ripete ….vedi secessione americana o contrasti in tutti i paesi del mondo tra produttori di materie prime (votati alle esportazioni) ed industrie nascenti (che puntano al mercato interno in attesa di consolidamento)
il compito del politico sarebbe quello di valutare non chi gli fornisce il finanziamento maggiore, ma quale sarebbe l’ interesse collettivo in una visione globale non egoistica, ma di necessità di sviluppo e ricchezza diffusa a livello mondiale nell’ interesse di ogni nazione
e su questo dubito