Nella fretta di dare contro a Berlusconi tutti non ci siamo accorti di un fatto. Ha detto una cosa di una verità allucinante. È dunque comprensibile che non vogliamo guardarla e la prendiamo come una delle sue tante sbruffonate. Non mi sto riferendo al fatto che la Mafia italiana non sia potente. Mi riferisco alla sua fama.
Lo sappiamo tutti che se nessuno le racconta le cose non esistono. Si dimentica che l’italiano medio, quello che non sta a Corleone, se non fosse per i tanti libri che ne hanno parlato ma soprattutto per i tanti film e serie televisive che l’hanno raccontata, ancora non crederebbe all’esistenza di una cosa chiamata Mafia. E forse non ci crederebbe neanche lo Stato stesso. Il reato di associazione mafiosa è stato introdotto solo nel 1982 dopo gli omicidi di Pio La Torre e del generale Dalla Chiesa, e i magistrati italiani sanno per certo dell’esistenza di Cosa Nostra solo dal 1984, quando Buscetta decise di vuotare il sacco. Buscetta era un sopravvissuto della seconda guerra di Mafia che tra il 1978 e il 1983 fa più di 1500 morti. Anni duranti i quali la mafia controllava il 90% del mercato dell’eroina e apriva pizzerie in tutti gli Stati Uniti per contrabbandarla in mezzo alla salsa di pomodoro e alle mozzarelle. Non è un caso che proprio negli anni 80 la piaga della tossicodipendenza da eroina in Italia abbia il suo apice.
La prima stagione de La Piovra viene girata nel 1984. Proprio nel momento in cui Cosa Nostra fa il bello ed il cattivo tempo e lo Stato ancora non ci capisce un cazzo. E non ci capisce un cazzo perché per molto tempo non ne ha voluto capire un cazzo. Non tutti sanno infatti che il primo pentito di Mafia non è Buscetta, bensì un certo Leonardo Vitale, detto Joe Valachi, che nel Marzo del 1973 va dalla polizia e denuncia quattro persone: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco e Vito Ciancimino. Viene preso per matto e sbattuto in un manicomio criminale. Un mese dopo essere stato liberato lo uccidono all’uscita di una chiesa davanti alla sua famiglia. Perché come in seguito disse Falcone “a differenza della Giustizia dello Stato, la mafia percepì l’importanza delle sue rivelazioni e lo punì inesorabilmente per aver violato la legge dell’omertà”.
Eppure Sciascia scriveva “Il giorno della civetta” nel 1960. In quel romanzo quando il commissario Bellodi chiede a Don Mariano Arena come sia possibile che possa agire indisturbato mentre tutti sanno quello che fa, Don Mariano gli risponde: «Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grande. E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre. Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo».
Ecco, senza libri come “Il giorno della civetta” e “Gomorra”, senza film come “Il Padrino” e fiction come “La Piovra” saremmo ancora tutti dei quaquaraquà. E in gran parte lo siamo ancora dal momento che, il più delle volte non sappiamo quello che ci succede intorno e apriamo bocca solo per dargli fiato. Sono tanti quelli a cui fa comodo essere circondati dai quaquaraquà. Sono tutti quelli a cui da fastidio che le persone siano informate. Possono essere i mafiosi. Ma possono essere anche i politici che sono cosi liberi di dire qualunque fesseria senza aver paura di essere contraddetti.




Sul fatto che le cose che non vengono raccontate non esistono bisognerebbe riflettere davvero a lungo. Ad esempio, non esiste neppur enell’orizzonte dei problemi non dico della “gente” ma dei governi il fatto che milioni di persone vivono sotto la soglia minima della sufficiente nutrizione.
Sull’informazione, idem. E qui c’è un asimetria evidente, in molti campi, tra le ragioni di alcuni e quelle di molti altri. Solo che esattamente l’opposta di quello che denuncia il nostro presidente del Consiglio.
Complimenti
C.
Era esattamente quello a cui pensavo. Non raccontare la crisi fa in modo che non esista. Non raccontare il terremoto in Cina fa che nessuno mandi sms di solidarietà. Raccontare un finto attentato fa in modo che diventi realtà. Sarà che avevo visto “Sesso e potere” solo qualche giorno fa. Un surreale ma verosimile saggio sulla conduzione delle campagne elettorali nell’era dell’ “informazione”.
Grazie per i complimenti
Lorenzo
E’ vero per mettere la mafia alle corde bisogna parlarne, la politica dell’indifferenza è quella che nuoce di più. Se lo Stato fa finta di niente e continua la connivenza con i politici legati alla malavita organizzata, il cittadino non può nulla.
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