Pochi ne parlano, eppure la “finanza creativa” degli Enti locali ha aperto una voragine di circa 40 miliardi di euro. Merito di derivati, future, cds ed altre complicate diavolerie finanziarie allegramente stipulate da amministratori locali spesso incompetenti con banche e società finanziarie.
In Italia, tutto cominciò nel 2002. Manco a dirlo, per merito di Giulio Tremonti. L’allora ministro del Tesoro del secondo governo Berlusconi, fu nel nostro paese uno dei principali promotori della cosiddetta “finanza creativa”, ossia quel complesso armamentario di nuovi
strumenti finanziari, già molto in voga nel mondo anglosassone, che di lì a poco tempo – appena qualche anno – saranno poi alla base della grande crisi finanziaria cominciata nel 2007, che a sua volta sfocerà poi nella più complessa e grave crisi economica, da cui ancora oggi facciamo fatica a tirarci fuori. La finanza, si disse, sta soppiantando l’economia “reale”, quella fondata sulla produzione dei beni e dei servizi. I soldi, infatti, si facevano a palate e rapidamente, bastava affidarsi ad un buon operatore finanziario, una grossa banca, mettere una firma su un contratto ed il gioco era fatto. Proprio in quegli anni nascono così i “derivati”, i mattoni – spesso d’argilla – su cui poggerà tutta la struttura della finanza creativa. Non solo i privati ma anche le istituzioni pubbliche cominciano ad affidarsi a questi strumenti. I Comuni, le Province e le Regioni, come sappiamo, sono formidabili macchine di spesa e quindi di debito. Molti loro amministratori, incautamente, vedono così nei derivati una sorta di “gallina dalle uova d’oro”, per coprire i loro buchi di bilancio e le loro spese di gestione.
MA COSA SONO I DERIVATI? - Per definizione gli “strumenti derivati” prendono il nome dal fatto che il loro valore “deriva” dal prezzo dell’attività sottostante a cui il contratto fa riferimento. Le fluttuazioni e l’andamento di tali strumenti risultano pertanto direttamente correlate alle variazioni dell’attività sottostante. Esistono due tipi di derivati: Quelli legati ad attività “reali” come il petrolio, l’oro, il rame, il grano, il caffè ecc. E quelli legati alle attività finanziarie come i tassi di interesse, le valute, le azioni e gli indici azionari. A loro volta i derivati vengono “collegati” al mercato dei “future”, ossia un particolare contratto a termine con il quale si assume l’impegno di acquistare o vendere una certa quantità di una merce o attività finanziaria ad un prezzo e ad una scadenza futura predeterminati. A questo punto, sono possibili due opzioni. La speculazione, vale a dire che il “future” viene acquistato o venduto al fine di guadagnare dai rialzi o ribassi del mercato, oppure l’hedging (copertura) che invece permette di eliminare il rischio di fluttuazione del valore di un bene sul mercato.
OK, MA PERCHÉ I COMUNI SI AFFIDANO AI DERIVATI? - Come detto, con la Finanziaria del 2002 si schiuse anche agli Enti locali la possibilità di sottoscrivere “derivati”. Lo scopo era favorire la ristrutturazione del debito dell’Ente, e ridurne i costi di gestione. Con l’affinarsi di questi strumenti, il loro uso si è esteso a diversi ambiti finanziari. Dagli swap sui tassi d’interesse ai “cap”, i “floor” ed i “collar” sul debito. Tutti termini inglesi – spesso sconosciuti
a gran parte degli stessi amministratori che li sottoscrivevano – che pongono dei limiti (inferiori e superiori) al costo del debito contratto. Successivamente, arrivarono i cosiddetti Credit Default Swap, Cds. Operazioni strutturate piuttosto complicate e, talvolta, azzardate che almeno secondo i proponenti, avrebbero avuto una resa moto redditizia. Seguire le intricate trame di questi prodotti non è facile, se non si padroneggia la materia finanziaria. Le amministrazioni pubbliche, molto spesso, non dispongono di professionalità adeguate per effettuare o semplicemente comprendere operazioni finanziarie così sofisticate. Nelle giunte comunali di grandi e piccoli centri cominciano a fare capolino termini come il calcolo del “marking to market dello swap” senza che gli stessi amministratori, realmente, sapessero il significato, oltre alla reale valutazione della strutturazione di un’operazione. Molto spesso, i funzionari pubblici hanno ritenuto che l’operazione si fosse esaurita con la firma del contratto, trascurando così ogni successivo controllo sull’andamento dei tassi e le eventuali rinegoziazioni delle operazioni. In realtà, lo lo swap è un contratto a somma zero. La perdita di una parte è bilanciata dal guadagno dell’altra. A perdere, molto spesso, sono gli Enti locali mentre a guadagnarci sono (quasi sempre) gli istituti di credito. Gli Enti locali, non capendoci molto, tendono a rivolgersi ad advisor esterni. In genere, si tratta di società d’intermediazione finanziaria. L’advisor, spesso, tramite una banca controllata, diventa lui stesso controparte dell’Ente locale. Si genera quindi un vero e proprio conflitto d’interessi. A farne le spese, ovviamente, sarà la parte Pubblica. Siccome però i contratti sono a lunga scadenza, i debiti contratti dalle passate amministrazioni ricadranno su quelle future, magari di diverso colore politico. Tutto molto italiano, come si vede.
LA FINANZA CREATIVA DEI NOSTRI ENTI LOCALI - Facciamo qualche esempio e vediamo le cifre per misurare quanto sia grave la situazione italiana. Secondo Sergio Rizzo, sul Corriere della Sera “C’è stato perfino chi ha comprato dalla banca un derivato facendosi consigliare dal funzionario della stessa banca – ecco il conflitto d’interessi di cui sopra, nda – lo ha fatto cinque anni fa, per esempio, il piccolo comune di Valledoria, 3.713 anime in provincia di Sassari. Esponendosi, manco a dirlo, al rischio di rompersi l’osso del collo, con una perdita potenziale di 269 euro per ogni cittadino. Ma non è stato certamente l’unico a prendere una toppa simile grazie ai derivati. Ne sa qualcosa Marta Vincenzi, sindaco del più grande e attrezzato Comune di Genova, che ora minaccia di chiedere i danni a chi le ha fatto trovare nel bilancio comunale una bomba innescata che potrebbe provocare un buco monstre da 24 milioni di euro“.




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Un bel frullato di slogan e luoghi comuni, pienamente in scia colla bassa qualità dell’informazione italiana.
Fra i tanti commenti che si possono fare, uno solo : nel Regno Unito gli Enti Locali non possono autonomamente contrarre indebitamento perchà il loro finanziamento è gestito dallo Stato centrale. E’ del tutto ovvio che gli Enti Locali inglesi non potendo indebitarsi non hanno alcuna necessità di ricorrere a derivati e che se lo facessero sarebbe un’operatività di mera natura speculativa.
E’ per questo semplice motivo che i derivati sono vietati per gli Enti Locali nel Regno Unito.
Però da quando l’ha detto Report, questo dato viene ripetuto a piè sospinto da ogni giornalista e commentatore che si accoda sulla scia dello “scandalo derivati”…….ma l’onestà intellettuale di verificare le informazioni dov’è finita?!? purtroppo questa è la qualità del giornalismo in Italia….
“ma l’onestà intellettuale di verificare le informazioni dov’è finita?!? ”
Diciamo, più o meno dalle parti di quanti vedono i loro amministratori impelagarsi in materie che manco conoscono per poi contrarre ulteriori debiti a carico della loro comunità.
A Milano non c’è la magistratura che indaga sul comportamento delle banche sullo swap del comune? Altri enti locali non ci hanno rimesso in questo genere di operazioni? Diciamo che il tuo commento è in linea con la “qualità” di quell’informazione che finora ha steso una bella cappa di silenzio su tutta questa vicenda.
“per poi contrarre ulteriori debiti a carico della loro comunità”
Un altro classico luogo comune questo dell’equivalenza derivato=debito. chi non è tecnico della materia fatica a capire, ma se scrive articoli avrebbe perlomeno il dovere professionale di approfondire.
Il derivato, se fatto correttamente secondo le norme italiane, non può generare indebitamento. Parlare di rimessa o guadagno da derivati è totalmente privo di senso se minimamente si conosce l’operatività finanziaria degli Enti Locali.
Che poi ci sia, come in ogni attività o settore, qualcuno che fa operazioni fuori norma – per il Comune di Milano vedremo l’esito del processo – non vuol dire che tutte le operazioni siano criminali come si vorrebbe far credere. Intanto segnalo una sentenza del tribunale di Bologna che ha dato torto su tutta la linea ad un Comune che riteneva di essere stato raggirato dalla Banca.
C’è stata un’approfondita indagine Parlamentare sui derivati degli Enti Locali(cui hanno partecipato tutti gli attori : Regolatori, Istituzioni di controllo, Enti e Banche). Gli esiti sono stati pubblicati a Marzo 2010: il tanto paventato “Allarme derivati” è sostanzialmente ridimensionato ad aspetti tecnici risolvibili colla nuove norme in corso di emanazione e non esiste assolutamente un “rischio sistemico” per la finanza locale. L’hanno scritto loro, non io.
Il derivato, se fatto correttamente secondo le norme italiane, non può generare indebitamento.
Gino io non conosco le norme (mea culpa) ma un po’ di finanza la mastico: nel caso milanese, se swappo il mio indebitamento da fisso a variabile e poi compro un collar sulla gamba variabile, se i tassi scendono al di sotto del limite inferiore del collar, sto pagando piu’ di quello che avrei pagato senza collar si o no? si. se voglio chiudere la posizione devo pagare un premio alla controparte si o no? si. e anche se azzecco la “scommessa” e ci faccio soldi, strutturare l’operazione richiede il pagamento di commissioni alle controparti si o no? si’. aspetto di sapere (dalla magistratura ovviamente) se le commissioni pagate sono state in linea col mercato o meno. ma ancor prima, ASPETTO DI SAPERE SE QLC AL COMUNE DI MILANO (e altrove) AVESSE IDEA DI COSA STAVA FACENDO O SE HA GIOCATO CON QUALCHE DERIVATO PER CORONARE I PROPRIO SOGNI DI TRADER MANCATO.
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Risposta per Calvin
Ogni Comune quando si indebita può, in base alle norme, scegliere tra il tasso fisso e il variabile.
In condizioni di mercato normali il tasso variabile è più basso del tasso fisso. Attualmente abbiamo tasso variabile 1.00% e tasso fisso 3.60%. Quindi nell’immediato il fisso è 2 volte e mezza più costoso del variabile, in futuro ovviamente non si sa. Chi sceglie il variabile lo fa per pagare meno interessi ma sopporta il rischio che i tassi salgano. Che sceglie il fisso paga più interessi ma non è esposto al loo rialzo, d’altra parte non può beneficiare di minori costi se i tassi scendono nel futuro. Chi ha ragione chi ha torto? Nessuno dei due a priori. La legge italiana consente sia l’uno che l’altro.
Possiamo forse dire dire che chi paga il tasso fisso più alto è più indebitato di chi paga il tasso variabile o viceversa?? Non credo proprio.
Un Ente che trasforma da fisso a variabile con collar lo fa perche cerca di pagare meno interessi esponendosi ad un rischio di pagarne di più.
E’ esattamente la stessa scelta finanziaria di chi prende il tasso variabile invece che il fisso.
Non si capisce perchè in questo paese sulle medesime scelte nessuno ha niente da dire su si fanno coi mutui, ma appena compare la parola derivati si tira in ballo la collettività e l’ansia di fare il trader degli amministratori.
Per quanto riguarda le fatidiche commissioni sui derivati : vorrei sapere in quale attività si pretende che un operatore economico lavori senza profitto. Quando il Comune compra le auto per i vigili urbani si pretende forse che la fabbrica produttrice le venda al mero costo di produzione perche sta trattando con un entità pubblica che rappresenta la collettività???
Le banche applicano dei margini di intermediazione sulle operazioni che vanno a remunerare i costi di gestione, l’assorbimento patrimoniale e il capitale dei propri azionisti.
Esiste un codice degli appalti per mettere in concorrenza i fornitori della Pubblica Amministrazione, e questo vale anche quando gli Enti devono sottoscrivere i derivati.
Se il codice degli appalti non viene applicato correttamente il problema non sta nei derivati ma nella mancata applicazione di una norma.
Gino, seconda parte del discorso assolutamente giusta, infatti io mica ce l’ho con le bankedinvestimento kattive ma con chi si mette a fare finanza in un comune magari di 5000 anime, a prescindere dagli esiti.
Sulla prima parte mica tanto, se il comune puo’ scegliere come indebitarsi (ma a me sembrava che i mutui fatti con la CDP fossero tutti a tasso fisso amortizing, e che i primi derivati venivano fatti proprio per swappare l’amortizing in bullet…) che senso ha che swappi una nuova emissione? per il gusto di pagare commissioni? anche il discorso collar tiene fino ad un certo punto, un ente pubblico ha le competenze per valutare un’operazione del genere? se si, dove sono? se no, perché è stata fatta? e poi un collar? ma fatti un cap, se proprio devi…
Ti confermo che i comuni possono indebitarsi a tasso fisso o variabile per qualsiasi forma di finanziamento, incluso il classico mutuo CDP.
I primi swap sono stati fatti per ridurre il costo del debito dei Comuni che, dopo l’entrata in vigore dell’Euro, si ritrovavano con mutui all’8%-9%-10% (stipulati ante Euro) uando i tassi di mercato erano al 4.50%.
Quello che dici tu (cioè il contrario) si fa a fronte di emissioni bullet che si trasfomano in amortizing appunto tramite uno swap di ammortamento.
Che senso ha swappare una nuova emissione?
Per emissioni di importo elevato (vedi CM di Milano – oltre 2 mld di euro) le condizioni di mercato prevalgono sulle preferenze dell’Ente. Se gli investitori istituzionali, che si comprano i titoli, preferiscono il tasso fisso, l’Ente emette a fisso poi fa lo swap per trasformare a variabile. E’ questo che succede.
Se l’emissione è di piccolo importo, acquaistata a fermo da una banca, allora sì che non ha senso swapparla, tanto vale che la fai subito a variabile.
Perchè il Collar? Il Collar è una posizione intermedia tra fisso e variabile. Col collar hai un tasso che non è fisso, né è completamente variabile, in quanto oscilla tra un min. e un max. (se fai convergere i livelli min e max del collar fino a incontrarsi ecco che torni al tasso fisso, ci avevi mai pensato?). Secondo me se un ente è in grado di valutare consapevolmente tra fisso e variabile allora deve saper valutare consapevolmente anche un collar. Oppure sosteniamo che nessun Ente è in grado di valutare e di conseguenza vietiamo il tasso variabile. Obbligo per tutti di tasso fisso e nessuna necessità di derivati (come nel Regno unito)
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Non capisco perché, in questi casi, non si faccia un’azione di responsabilità nei confronti dei funzionari pubblici che hanno avallato operazioni prive di senso economico. Non prendiamoci in giro, se uno scommette soldi pubblici su un derivato spesso inutile dovrebbe rimetterci di tasca sua e finire in galera, punto.
Al momento, almeno che non ci siano reati di mezzo, l’unica azione di responsabilità è affidata agli elettori. Spesso, però, gli stessi si guardano bene dall’intraprenderla. Nei casi più eclatanti citati nell’articolo (Milano e Genova) le amministrazioni, peraltro di diverso colore politico, non sono cambiate dopo la scoperta di questi giochetti…
Del resto, già immagino che se dovesse arrivare qualche magistrato a fare luce… “qualcuno” denuncerebbe subito “l’invasione di campo tesa a sovvertire il risultato delle elezioni democratiche e bla,bla,bla”.
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“ASPETTO DI SAPERE SE QLC AL COMUNE DI MILANO (e altrove) AVESSE IDEA DI COSA STAVA FACENDO O SE HA GIOCATO CON QUALCHE DERIVATO PER CORONARE I PROPRIO SOGNI DI TRADER MANCATO.”.
Ed aggiungo io, siccome a praticare questo “sport” sono molto spesso proprio i piccoli comuni, dove probabilmente le competenze (e gli stipendi…) degli amministratori sono minori che nei grandi, cosa succede se come ricorda quel “disinformatore” di professione di Sergio Rizzo s’indebitano senza manco capire cosa stanno facendo?
Nella illuminante puntata di report del 14 ottobre 2007 era stata denunciata l’accentuata propensione degli enti locali a sottoscrivere derivati, anche evidenziando quelle che sarebbero state, in prospettiva, le dannose ripercussioni sui bilanci di comuni, province e regioni (o meglio, sulle tasche dei contribuenti…)
Nella quasi totalità dei casi gli assessori al bilancio che hanno apposto la loro firma su quei contratti, condannando così le future generazioni, non avevano la più pallida idea di cosa stessero firmando…
Per ulteriori approfondimenti:
http://www.report.ra
i.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1074824,00.html
Nella illuminante puntata di report del 14 ottobre 2007 era stata denunciata l’accentuata propensione degli enti locali a sottoscrivere derivati, anche evidenziando quelle che sarebbero state, in prospettiva, le dannose ripercussioni sui bilanci di comuni, province e regioni (o meglio, sulle tasche dei contribuenti…)
Nella quasi totalità dei casi gli assessori al bilancio che hanno apposto la loro firma su quei contratti, condannando così le future generazioni, non avevano la più pallida idea di cosa stessero firmando…
Per ulteriori approfondimenti:
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1074824,00.html
Nell’illuminante puntata di Report è stato dato ampio spazio alle normative sui derivati del Regno Unito (cfr. commento sopra) e Germania, senza spendere una parola sulla normativa italiana.
Lei sapeva che la normativa italiana sui derivati degli Enti Locali è la più articolata e dettagliata in europa? Probabilmente no, e Report si è ben guardata dall’informarla al riguardo.
Per quanto riguarda le dannose ripercussioni in prospettiva sul bilancio dei comuni (e sulle tasche dei contribuenti) la invito a leggere il documento conclusivo dell’indagine parlamentare della VI commissione bilancio del Senato sui derivati http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer?tipo=BGT&id=470072), dove troverà conclusioni che smostano sostanzialmente il cd. “allarme derivati” lanciato da Report nella puntata del 14/10/2007.
Dopodiché, essendo l’Italia una Repubblica fondata sulla televisione e sui giornalisti, Report continuerà ad essere considerata la fonte ufficiale di verità e nessuno ricorderà cosa è emerso dall’indagine parlamentare…..
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L’articolo parla di derivati per trasformare da varibile in fisso il tasso del debito. Quindi un intervento finalizzato alla copertura del rischio finanziario e del tutto analogo a quello della stipula di mutui a tasso fisso. E’ del tutto ridicolo che si imputi al differenziale di questi derivati la crisi del comune. E che si parli di guadagni e perdite. E allora le migliaia di comuni che hanno solo mutui al 5.50% fisso colla Cassa Depositi e Prestiti che dovrebbero dire???? Forse questi non pagano un tasso più alto dell’attuale tasso variabile?? Ma magari i derivati costituiscono il più facile dei capri espiatori da invocare per nascondere una gestione sconsidera su altri capitoli di spesa….. MA si…prendiamocela con i derivati..così nessuno si accorge delle macchine blù…
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