di Teresa Scherillo (makia)
postato alle 12:04 del 30 settembre 2008 in InterniTorna alla home

Il nome non prometteva niente di buono. Ma quello che è successo durante il “Jatevenne day” è andato pure oltre.

Quattro mesi fa, da queste pagine, si era fatto il punto sulla esplosiva situazione di Chiaiano. In quattro mesi i tecnici del Comune, dopo aver fatto i rilievi nella cava avevano dato il via ai lavori di messa in sicurezza e la zona in questione era diventata, grazie al decreto Maroni, militarizzata, quindi inaccessibile. Parallelamente, un pool di tecnici ed esperti (economisti, urbanisti e geologi) nominati da Comuni e comitati civici partecipavano al «tavolo paritetico» con i tecnici del commissariato ai rifiuti.


LA GUERRA SUI COSTI
- Diametralmente opposte le conclusioni sia dal punto di vista della sicurezza che dell’impatto economico dell’ opera. Secondo il prof. Forte, economista dell’ Università Federico II, esperto di trasporti e logistica e già consulente del Ministero dell’Ambiente, ci sarebbero elevatissimi costi di investimento, per l’ubicazione della cava nel più grande parco urbano della Campania, tra un abitato di circa 350mila persone e la più grande area ospedaliera meridionale. L’unica strada di accesso alla cava passa per il centro cittadino, già congestionato da un traffico di 25mila autovetture che si muovono da e per il centro della città. È abbastanza chiaro che 150 camion che transiterebbero nella zona per scaricare i rifiuti avrebbero un impatto ambientale non indifferente. Per non parlare della viabilità all’interno della cava che dovrebbe prevedere percorsi specifici da effettuare in sicurezza. Non meno oneroso risulterebbe il lavoro di messa in sicurezza del sito che presenta un notevole dislivello e dovrebbe per questo essere provvisto di una serie di terrazze per il contenimento dei rifiuti. Fino ad arrivare ad uno strato di almeno tre metri di argilla per ricoprire i 12mila metri quadrati della discarica ed evitare che il percolato penetri nel tufo e metta a rischio la falda acquifera sottostante.


È CHIARO CHE I CONTI NON TORNANO
- La stima dei costi degli esperti si aggirerebbe intorno ai cinquanta milioni di euro, mentre quella del commissariato sui quindici milioni. Da qui la decisione di manifestare per richiedere con urgenza l’accesso al sito di una delegazione che potesse effettuare una verifica sulle operazioni segretissime che si stanno portando a termine. Cinquemila persone in corteo con meta la discarica vietata si sono così trovate faccia a faccia con i poliziotti in assetto antisommossa e mentre partivano le trattative sul numero di persone da autorizzare, è cominciata la pressione sugli agenti da parte di un gruppo di ragazzi provvisti di caschi e probabilmente infiltratisi. Da qui le cariche, il lancio di sassi e petardi, i lacrimogeni e le camionette lanciate contro i manifestanti. Fino alla prognosi di dieci giorni per quattro poliziotti del reparto mobile di Bari.

IL BLUFF DELLA BONIFICA - Eppure basterebbe proprio poco per restituire serenità a una popolazione che sta vivendo una vera e propria occupazione da parte dello Stato. Basterebbe svelare i misteri su questa bonifica, permettere l’ accesso a poche persone autorizzate e calmare gli animi di chi sa che il problema rifiuti non è affatto risolto come si ama sbandierare sulla stampa nazionale e visto che richiede ancora una visita urgente del Premier a Napoli il primo di ottobre.

CHIAIANO NON SI ARRENDE - Drappi bianchi alle finestre e ai balconi, la lotta anti-discarica non si interrompe. C’è in gioco la salute e c’è chi annuncia già le prossime proteste. “Chi vo’ o male ‘ellate, ‘o ssuoie sta’ aret’ a porta“. Chi vuole il male degli altri ha il suo dietro alla porta, che suona come un malaugurio rivolto a quello Stato che ormai è visto come il male assoluto. Come fosse una lotta tra il Male e il Bene.

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