19 aprile 2010
Il segretario Cesa all’indomani delle Regionali, ad un anno esatto dal primo annuncio di Pierferdy, aveva parlato dell’ipotesi di una nuova forza alternativa a Pd e Pdl. Oggi né Casini nè alcuno dei suoi esce allo scoperto. Con la rottura tra Fini e Silvio è arrivato il momento?
Il silenzio del presidente di partito di Pier Ferdinando Casini sulla questione Pdl è tombale. In oltre tre giorni nessuna dichiarazione, nessuna battuta delle agenzie, ogni carta resta rigorosamente coperta. Cosa pensa l’Udc della rottura tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi resta un mistero fitto. Perché la necessità di non esporsi? La domanda è legittima.
IL PARTITO ANNUNCIATO - “Seguiamo con rispetto e attenzione la verifica interna al Pdl – si era limitato a dire il segretario Lorenzo Cesa tre giorni fa evitando di svelare piani futuri e strategie – non vogliamo interferire nella discussione politica in corso tra Berlusconi e Fini. Facciamo semplicemente notare che si sta verificando esattamente quello che abbiamo detto due anni fa, a partire dall’ipoteca che la Lega ha messo sul governo della nazione”. Da allora più nulla. Oggi il segretario preferisce glissare, e non esporsi. Eppure all’indomani delle regionali non aveva esitato a parlare di uno scenario possibile: la nascita di nuova forza politica alternativa ai due principali schieramenti. “Bisogna velocizzare il percorso che ci dovrebbe portare entro la fine dell’anno alla nascita del nuovo partito, il Partito della nazione”, faceva sapere Cesa una ventina di giorni fa. Un’affermazione inequivocabile. Che oggi non c’è più.
RUTELLI FREME – Quella del partito della nazione è un’idea che non dispiacerebbe sicuramente nemmeno al leader di Alleanza per l’Italia Francesco Rutelli, che proprio ieri in un’intervista non ha risparmiato frecciate a Pd e Pdl auspicando la nascita di un terzo polo. “Non voglio in nessun modo inserirmi indebitamente nel confronto in atto nel Pdl – ha detto al Sole24Ore – ma penso che ciò che oggi è minoranza può diventare in un tempo medio maggioranza. L’Italia non è più quella dei due poli, e tanto meno dei due partiti, che hanno perso milioni di voti in pochi mesi”.
VECCHIA IDEA – Il primo a lanciare l’idea era stato Casini, nell’aprile 2009: “Sarà – annunciava l’ex presidente della Camera - un partito di iscritti in cui nessuno possa rivendicare rendite di posizione. Un partito laico come la dc e di ispirazione cristiana che tra clericalismo e laicismo sappia qual è la strada da prendere. Il partito della nazione sarà un partito plurale ma non populista”. E spiegava: “Costruiremo un partito che si propone di governare quando si saranno spenti i fuochi fatui della propaganda e della demagogia, quando la suggestione sarà finita noi ci saremo”. Casini continuava, anche nei mesi seguenti, a ribadiregli stessi concetti: “L’intento è la conquista dell’elettorato di centro, attualmente oscillante tra Pdl e Pd senza però trovare adeguata rappresentanza”. Che sia arrivato il momento decisivo?




SENTO PUZZA DI CUFFARO