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Come sarà il mondo tra 50 anni?

La crisi economica sarà presto dimenticata, ma il mondo consegnato alle prossime generazioni sarà molto diverso rispetto a quello di oggi. Le economie di Europa e Stati Uniti lasceranno il passo alle nuove potenze economiche, come India e Brasile. E la Cina sarà ormai diventata il nuovo leader mondiale, scalzando gli States. E l’Italia? Anche noi riusciremo a voltare pagina, ma la nostra crescita sarà limitata all’1,4 per cento annuo. In pratica, una rincorsa lenta, da vera lumaca. Ma superiore a quella della Germania: una previsione che fa esultare i critici del rigore germanico. Ecco come potrebbe essere il mondo nel 2060, in base allo studio – calcolato a parità di potere d’acquisto – sulla crescita globale dei prossimi cinquant’anni diffuso dall’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Lo riporta The Economist.

IL GRANDE SORPASSO –  Il rapporto prevede una crescita economica globale del 3 per cento annuo, con forti differenze tra le economie di mercato emergenti, che dovrebbero crescere ad un ritmo molto più veloce, e quelle dei paesi avanzati, che probabilmente cresceranno a tassi più lenti. Tanto da rischiare in poco tempo un vero declino produttivo. Le previsioni confermano il trend positivo dei cosiddetti “Brics” (Brasile, Russia, India, Cina e Sudadrica), i paesi che viaggiano con un volume di crescita elevato, forti di un territorio immenso e di risorse naturali strategiche. Eppure anche per loro la crescita viaggerà a cifre inferiori: il 4% annuo per la Cina, 5,1% per l’India, il Brasile si assesterà al 2,8%. Nonostante qualche rallentamento, già il 2016 potrebbe essere l’anno della grande svolta: la data, cioè, nella quale gli Stati Uniti potrebbero cedere il posto della più grande economia mondiale al gigante cinese.

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LE PROIEZIONI– Se nel 2011 gli attuali Stati membri dell’Ocse detenevano oltre il 65% della produzione mondiale, rispetto ad un  24% complessivo per la Cina e l’India, entro il 2060 i risultati dovrebbero trasformarsi in modo rilevante. I due giganti asiatici potrebbero detenere una quota del 46% del PIL mondiale, superiore di quattro punti rispetto a quella complessiva dei membri dell’Ocse, ferma al 42%. In pratica, una debacle per i vecchi potenti. L’economia indiana sarà un po’ più grande di quella degli Stati Uniti, mentre la Cina sarebbe irraggiungibile. Nonostante ciò, cinesi e indiani continueranno a guadagnare meno rispetto agli americani: segno che i diritti civili e sindacali potrebbero non seguire il passo dell’economia. “Gli americani dovrebbero invece rafforzare la propria leadership sui cittadini di alcuni paesi sviluppati come la Francia e l’Italia”, si legge nel report dell’Ocse.

DOMINIO ASIATICO – In base alle previsioni, dunque, gli Stati Uniti non dovranno guardarsi soltanto dall’economia del paese comunista. Anche l’India dovrebbe sorpassare il paese a stelle e strisce nel lungo termine. Senza dimenticare l’Indonesia, paese con una popolazione giovane, che potrebbe seguire a ruota i due giganti. L’unico “grande” del continente asiatico a passarsela male dovrebbe essere, in base alle ricostruzioni dell’Ocse, il Giappone. Male anche l’area dell’euro: la vecchia Europa perderà anno dopo anno terreno sul tavolo del PIL mondiale, rispetto ai paesi emergenti.

LE DIFFERENZE – La trasformazione del 2060 rifletterà le differenze nei livelli di tecnologia, capitale umano e sviluppo delle competenze. “La crisi economica verrà superata, ma certo le gerarchie del vecchio mondo saranno totalmente stravolte”, ha spiegato il segretario generale dell’Ocse Angel Gurria. “Ci troveremo ad affrontare nuove sfide per garantire un mondo prospero e sostenibile per tutti. L’educazione e la produttività saranno i principali motori della crescita futura, e dovrebbero essere le priorità politiche in tutto il mondo”, ha concluso.

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ITALIA INDIETRO – E il Belpaese? Come al solito, le stime dell’Ocse non solo molto ottimistiche nei confronti dell’Italia. Il Pil italiano crescerà a un ritmo dell’1,4% in media nei prossimi 50 anni. Tra i più lenti del mondo industrializzato. Il trend mostra come il peso del Pil italiano sul totale mondiale scenderà dal 2,8% (segnato nel 2008) fino all’1,8% nel 2020. Per poi abbassarsi fino all’1,4% nel 2060.Allo stessa (scarsa) velocità della Penisola avanzeranno Portogallo e Grecia – in pratica, i paesi con maggiori problemi economici, sempre in bilico tra sopravvivenza e rischio default -, ma anche l’Austria. Tra il 2011 e il 2060 la differenza tra la crescita italiana e quella della media Ocse sarà dello 0,7%. La crescita media del Pil pro capite nel nostro paese sarà ancora inferiore, vicina all’1,35, con un 0,9% tra il 2011 e il 2030 e un successivo 1,5%.

 

I CUGINI EUROPEI – Ma l’Italia non sarà l’unica ad arrancare:  sorprendono le previsioni sugli altri paesi leader europei, compresa la Germania, ferma all’1,5 per cento. In pratica, una bocciatura per le politiche di austerity e un campanello d’allarme per il futuro. Secondo il rapporto dell’organizzazione parigina la Spagna accelererà con un +1,7%. Buon risultato per la Francia: il suo prodotto interno lordo aumenterà in media dell’1,6%. Così come la Gran Bretagna che registrerà nei 50 anni un +2,1%. Certo, le stime restano per ora soltanto delle previsioni: per i paesi destinati ai ritmi lenti, ci sarà tempo per cambiare le carte in tavola con nuovi piani per la crescita. Magari puntando su innovazione, telecomunicazioni e tecnologie ecosostenibili.

(Photocredit The Economist e Oecd.org)

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