2. Fuor d’ironia, il Berlusconi IV minaccia una “linea anticlericale“? Facciamo un esempio di “linea anticlericale” (in realtà, si tratta di laicità ma, a scanso di obiezioni, chiamiamolo laicismo): “A 130 giorni esatti dalla «manifestazione per la famiglia» presieduta a Madrid da 40 vescovi e cardinali, contro la politica del governo socialista, José Luis Rodríguez Zapatero presenta il conto: la Spagna diventerà uno Stato laico, sempre più laico. La legge della Libertà religiosa, in vigore dal 1980, sarà rivista. Per il Concordato è probabilmente solo questione di tempo. […] La pubblica neutralità di fronte alle fedi religiose, o all’ateismo,
comporterà inevitabilmente una revisione anche dei finanziamenti che […] ammontano ora a 4 miliardi di euro all’anno per la Chiesa cattolica” (Corriere della Sera, 9.5.2008). Bene, c’è questo genere di rischio con un governo che tiene fuori Lupi, Mantovano, Formigoni, ecc.? Poco probabile, vero? E, allora, perché Silvio Berlusconi non ha voluto nel Consiglio dei Ministri “politici di formazione cattolica, con legami intellettuali o militanti o di rete civile e politica con il movimento cattolico organizzato, in tutte le sue forme, e con la chiesa“? Non mi pare che possa esserci altra risposta: sa che in Parlamento c’è una larga maggioranza variamente deferente ai diktat della Cei sulle questioni “eticamente sensibili” e, certo che da lì non verranno sorprese che possano irritare le gerarchie vaticane, vuole deresponsabilizzare il suo esecutivo (opaco quanto non mai perché meglio brilli lui) da ogni iniziativa legislativa che possa spaccare il paese. Uno che mira a chiudere la sua parabola andando al Quirinale non può non tener conto di cosa sia davvero il paese: la faccia cattolica è sovraesposta, ma le sue sonde lo avvertono che non ci sono margini perché il paternalismo di Stato diventi assistenza etica. Il richiamo alla “libertà di coscienza” di ciascun politico – quindi anche dei suoi domestici, famigli e sodali – sui temi “eticamente sensibili” è stato costante ogni volta in cui lo si interpellava a riguardo: ogni volta c’erano i numeri perché la “libertà di coscienza” dei politici sensibili al “ratzingerismo” avesse la meglio contro la deriva del “relativismo etico“, e dunque perché schierarsi apertamente contro una tendenza ampiamente consolidata? Già dal settembre 2006, analizzando il voto che aveva portato Prodi al governo per un soffio, Il Regno (la rivista cattolica dei dehoniani) aveva incontestabilmente dimostrato che l’elettorato cattolico s’era in grandissima parte spostato verso il centrodestra. “Pullulavano nel governo precedente e dannatissimo: da Prodi a Bindi, Fioroni, Rutelli, Turco, Mastella, Parisi, De Castro, Santagata. Adulti forse, ma sicuramente cattolici. Pasticcioni forse, ribelli, disincantati, rassegnati, pudichi, in qualche caso più laicisti dei laicisti, ma sicuramente cattolici”, così scrive Giuliano Ferrara. Ma erano cattolici che sovrarappresentavano un cattolicesimo minoritario: prevaleva – come quasi sempre –
quello obbediente all’ortodossia, che aveva aderito alla stretta controriformista degli ultimi due pontificati.
3. Si è detto che il Berlusconi IV vuole essere snello, svelto e soprattutto decisionista: è stato chiamato “governo del Presidente” (Bruno Vespa). Per esserlo e per spianare al Presidente la strada verso il Quirinale deve evitare di ingrommarsi nelle questioni di principio: le sbrighino in Parlamento, se saranno poste, le falangi neoguelfe, trasversali ai due massimi schieramenti. Qualsiasi sfregio alla laicità dello Stato, alla libertà di ricerca, ai diritti delle minoranze che deviano dalla “verità” e si fanno responsabili di “relativismo” non porterà il nome di Silvio Berlusconi. Il quale potrà rivendicare, al momento di candidarsi come Presidente della Repubblica di tutti gli italiani, di essere sempre stato cattolico come solitamente lo si è in Italia – sei zie suore, il bacio all’anello Piscatorio, un po’ di conformismo fritto nell’unto della convenienza e dell’ipocrisia perbenista, l’obolo, ecc. –
epperò peccatore come ogni buon cattolico: “Meglio un libertino che dice di no ai Dico, insomma, che un integerrimo padre di famiglia che legifera contro la famiglia“, scrive Michele Brambilla, e ovviamente vale anche per l’aborto, la fecondazione assistita, ecc. Ma non c’era bisogno di ricordarlo a Silvio Berlusconi. Qualunque cosa si dovesse legiferare in ordine a questi temi, lui non c’entra niente: non c’è manco un politico cattolico tra i suoi ministri che abbia la possibilità di mettere all’ordine del giorno sul tavolo del Consiglio queste dilaceranti questioni. Sui temi che davvero possono spaccare il paese, il Berlusconi IV non corre rischi e così anche un “anticlericale” (basta ormai pochissimo per esser definiti “anticlericali“) potrà chiudere un occhio e mandarlo al Quirinale. Il massimo del risultato col minimo della spesa: il vero uomo d’affari si misura su questo.
di Malvino
illustrazione di Minimokarma

























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
…
con molte parole, l’ uomo furbo, intrigante, misterioso……il genio della forma e della lengua…..può esporre anche concetti brevissimi o far capire il contrario di quello che veramente intende dire
allo stesso modo ….l’ uomo furbo……unto…..il genio della sostanza a scapito della forma, può con poche parole o con pochi uomini di parte, esporre e mettere in esecuzione teorie e principi elaborati
Il Berlusconi IV è un “governo de-cattolicizzato”? : Giornalettismo…
Giuliano Ferrara lamenta che “i cattolici come classe dirigente sono scomparsi dalle posizioni più influenti del sistema istituzionale e politico” e che così “le condizioni per il dispiegarsi dell’anarchia etica ci sono tutte”. Il Riformista par…
Sì, mi sembra l’analisi più giusta. Berlusconi questa voltà terrà un profilo più basso e secondo me non gli importa nemmeno tanto di governare davvero. Semplicemnte, tirerà a campare cercando di evitare contrapposizioni frontali che gli potrebbero creare problemi. Profilo basso,un po’ di propaganda e molta ordinaria amministrazione, in vista del Quirinale, dove c’è gloria, ma senza oneri.
E allora, chi ha ” creduto ” in lui come unico possibile realizzatore di una svolta più o meno liberale? Peggio per loro. Lui li ha usati, per raggiungere scopi prettamente personali.IL prima possibile, si smarcherà dalle responsabilità. Lasciando gli altri ( se ci sono ) ad azzuffarsi e a faticare sui problemi.
…ma le cartelle cliniche lavorano contro di lui…
Greg, vuoi dire ciò che ho capito?
Hum. MI è venuto un dubbio: non sarà mica quello cui tu accenni di cui si parlava nelle intercettazioni di Saccà che, secondo Dagospia, ci si preoccupa tanto non vengano fuori?
Boh, cmq, se ne parla, sussura o spettegolezza da anni…
l’erba cattiva…
Io pero’ non ho capito fino a che punto il Berlusconi IV e’ decattolicizzato.
A occhio direi alla grande, i teodem son tutti di la’, i teocon sembrerebbero tutti con Casini.
Il rodere di Ferrara poi mi pare un buon segno.
Non che mi aspetti la nuclearizzazione del Vaticano, ma dopotutto Silvio se ne puo’ fregare delle menate papali, limitandosi a dargli ragione senza pero’ poi far nulla di concreto, non so se mi spiego.
Mi illudo?
Mi rammarica dirvelo…ma è solo utopia!…il governo Berlusconi è un governo “cattolico”. Un governo che rispetterà sia le esigenze in maniera limitata del clero e le esigenze del cittadino (si spera)
[...] di Ratzinger (e del Vaticano in assetto da battaglia) sia un avvertimento a un Berlusconi che ha nei fatti già dimostrato la sua posizione circa le questioni etiche. Non basterà avere qualche cattolico sparso qui e là, [...]
Il governo Berlusconi è un governo socialista, ma anche un pizzico Cattolico. Praticamente, è come se avesse vinto il PD.
[...] etica“? Consentiteci una puntina di vanità: avevamo ragione, noi di Giornalettismo, quando scrivevamo (12.5.2008) che la Chiesa non avesse nulla da temere, anzi, che avesse tutto da poter pretendere da [...]