di Luigi Castaldi (Malvino)
postato alle 11:05 del 12 Maggio 2008 in CulturaTorna alla home

2. Fuor d’ironia, il Berlusconi IV minaccia una “linea anticlericale“? Facciamo un esempio di “linea anticlericale” (in realtà, si tratta di laicità ma, a scanso di obiezioni, chiamiamolo laicismo): “A 130 giorni esatti dalla «manifestazione per la famiglia» presieduta a Madrid da 40 vescovi e cardinali, contro la politica del governo socialista, José Luis Rodríguez Zapatero presenta il conto: la Spagna diventerà uno Stato laico, sempre più laico. La legge della Libertà religiosa, in vigore dal 1980, sarà rivista. Per il Concordato è probabilmente solo questione di tempo. […] La pubblica neutralità di fronte alle fedi religiose, o all’ateismo, comporterà inevitabilmente una revisione anche dei finanziamenti che […] ammontano ora a 4 miliardi di euro all’anno per la Chiesa cattolica” (Corriere della Sera, 9.5.2008). Bene, c’è questo genere di rischio con un governo che tiene fuori Lupi, Mantovano, Formigoni, ecc.? Poco probabile, vero? E, allora, perché Silvio Berlusconi non ha voluto nel Consiglio dei Ministri “politici di formazione cattolica, con legami intellettuali o militanti o di rete civile e politica con il movimento cattolico organizzato, in tutte le sue forme, e con la chiesa“? Non mi pare che possa esserci altra risposta: sa che in Parlamento c’è una larga maggioranza variamente deferente ai diktat della Cei sulle questioni “eticamente sensibili” e, certo che da lì non verranno sorprese che possano irritare le gerarchie vaticane, vuole deresponsabilizzare il suo esecutivo (opaco quanto non mai perché meglio brilli lui) da ogni iniziativa legislativa che possa spaccare il paese. Uno che mira a chiudere la sua parabola andando al Quirinale non può non tener conto di cosa sia davvero il paese: la faccia cattolica è sovraesposta, ma le sue sonde lo avvertono che non ci sono margini perché il paternalismo di Stato diventi assistenza etica. Il richiamo alla “libertà di coscienza” di ciascun politico – quindi anche dei suoi domestici, famigli e sodali – sui temi “eticamente sensibili” è stato costante ogni volta in cui lo si interpellava a riguardo: ogni volta c’erano i numeri perché la “libertà di coscienza” dei politici sensibili al “ratzingerismo” avesse la meglio contro la deriva del “relativismo etico“, e dunque perché schierarsi apertamente contro una tendenza ampiamente consolidata? Già dal settembre 2006, analizzando il voto che aveva portato Prodi al governo per un soffio, Il Regno (la rivista cattolica dei dehoniani) aveva incontestabilmente dimostrato che l’elettorato cattolico s’era in grandissima parte spostato verso il centrodestra. “Pullulavano nel governo precedente e dannatissimo: da Prodi a Bindi, Fioroni, Rutelli, Turco, Mastella, Parisi, De Castro, Santagata. Adulti forse, ma sicuramente cattolici. Pasticcioni forse, ribelli, disincantati, rassegnati, pudichi, in qualche caso più laicisti dei laicisti, ma sicuramente cattolici”, così scrive Giuliano Ferrara. Ma erano cattolici che sovrarappresentavano un cattolicesimo minoritario: prevaleva – come quasi sempre –

quello obbediente all’ortodossia, che aveva aderito alla stretta controriformista degli ultimi due pontificati.

3. Si è detto che il Berlusconi IV vuole essere snello, svelto e soprattutto decisionista: è stato chiamato “governo del Presidente” (Bruno Vespa). Per esserlo e per spianare al Presidente la strada verso il Quirinale deve evitare di ingrommarsi nelle questioni di principio: le sbrighino in Parlamento, se saranno poste, le falangi neoguelfe, trasversali ai due massimi schieramenti. Qualsiasi sfregio alla laicità dello Stato, alla libertà di ricerca, ai diritti delle minoranze che deviano dalla “verità” e si fanno responsabili di “relativismo” non porterà il nome di Silvio Berlusconi. Il quale potrà rivendicare, al momento di candidarsi come Presidente della Repubblica di tutti gli italiani, di essere sempre stato cattolico come solitamente lo si è in Italia – sei zie suore, il bacio all’anello Piscatorio, un po’ di conformismo fritto nell’unto della convenienza e dell’ipocrisia perbenista, l’obolo, ecc. –

epperò peccatore come ogni buon cattolico: “Meglio un libertino che dice di no ai Dico, insomma, che un integerrimo padre di famiglia che legifera contro la famiglia“, scrive Michele Brambilla, e ovviamente vale anche per l’aborto, la fecondazione assistita, ecc. Ma non c’era bisogno di ricordarlo a Silvio Berlusconi. Qualunque cosa si dovesse legiferare in ordine a questi temi, lui non c’entra niente: non c’è manco un politico cattolico tra i suoi ministri che abbia la possibilità di mettere all’ordine del giorno sul tavolo del Consiglio queste dilaceranti questioni. Sui temi che davvero possono spaccare il paese, il Berlusconi IV non corre rischi e così anche un “anticlericale” (basta ormai pochissimo per esser definiti “anticlericali“) potrà chiudere un occhio e mandarlo al Quirinale. Il massimo del risultato col minimo della spesa: il vero uomo d’affari si misura su questo.

di Malvino

illustrazione di Minimokarma

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