di Pietro Marmo (marblestone)
postato alle 09:00 del 28 settembre 2008 in La rubricaTorna alla home

Mi accorgevo che anche la sua calma tratteneva a stento l’agitazione, il suo petto si muoveva appena, ma era troppo rapido per una respirazione normale. Non apriva bocca, ma stava affannando. Aspettando di parlare: “Ho letto Almost Blue tante volte da consumare le pagine. Cercavo qualcosa che mi sfuggiva. Poi, ho capito cosa mancava.” Intuii la sua perversione, la stessa che già un lettore mi aveva suggerito con una battuta: “Manca solo che il killer, alla fine, uccida lo scrittore per prendere la sua parte”. La goccia di sudore che aveva percorso velocemente tutta la fronte si era fermata sulla punta del naso per dirmi che cominciavo a credere di essere arrivato a quel punto. Lo guardai con la bocca un po’ aperta per parole che non trovavo. Lui procedeva sicuro: “E sono qui proprio per ovviare a quella mancanza.” Lentamente piegò il braccio destro per portare la mano dentro il bavero dell’impermeabile, verso l’impugnatura della pistola. Avrei dovuto gridare, avrei dovuto cercare di lanciarmi verso la porta sperando che non fosse così freddo come sembrava e sbagliasse mira proprio in quel momento. Invece mi comportai come quando, molti anni prima, un dobermann scappò dalla catena del suo padrone e si piantò davanti a me e due bimbi all’uscita della scuola. Mentre gli altri fuggirono io restai fermo, completamente gelato dal terrore. Solo chiusi per qualche istante gli occhi e, quando li riaprii, il cane aveva raggiunto e morso uno degli altri due. Così sperai che il mio ignoto ammiratore fosse andato via, fosse andato a sparare qualche altro giallista con il vizio di indagare sugli incubi umani. E invece era ancora lì e mi tendeva contro non la pistola ma un plico, un libricino rilegato a mano, di quelli che ancora odorano della colla e del filo sistemati con cura la sera prima del grande evento, laurea, presentazione, o autografo dell’autore.

“E’ tutto scritto lì.” Sarà stato perché lo avevo fatto tutto il giorno, perché in fondo ero in quella libreria per questo e mi aspettavo di farlo anche in bagno, ma mi resi conto subito di aver fatto una grossa sciocchezza estraendo una penna per autografare quella copia modificata di “Almost Blue”. Non volevo offenderlo, ma è proprio quello che la contrazione indignata, violenta, della sua barbetta, della mia barbetta, mi fecero capire. E la sua mano andò con violenza verso il bavero, tanto veloce che non feci più in tempo nemmeno a chiudere gli occhi. Restai così a guardargli prendere il manico della pistola, bianco, finemente intagliato, puntarlo verso di me e fare clic. Ma non sparò. Perché non era una pistola. Era solo un bastone telescopico che, allo scatto, si allungò quanto bastava perché il mio interlocutore ci si potesse appoggiare e uscire, zoppicando in fretta come chi cerca di correre lottando con un dolore.

Sparì prima che io potessi rendermi conto che non c’era nessun killer di fronte a me. Sparì lasciandomi con la copertina del libro ancora aperta e la mano rimasta a mezz’aria nello sciocco autografo. La goccia che mi fece muovere da quella buffa posizione fu quella che, ricevuti rinforzi dalla fronte, riuscì a staccarsi dal mio naso macchiando di sudore la copertina. Mi avviai all’uscita lentamente come quella volta raggiunsi mia madre dopo che il cane mi aveva risparmiato. Come lei i miei amici capirono dal volto sconvolto che mi era successo qualcosa di così spaventevole che non riuscivo a raccontare. Lo feci solo più tardi, per farmi due risate, davanti a vino e orecchiette con vari omissis sulla mia paura.Quella sera tornai a casa tardissimo ma appena raggiunsi la stanza dove amo leggere, andai a cercare, tra i tanti manoscritti a fogli slegati che mi avevano rifilato i lettori, quel volumetto con le gocce del mio sudore. Sorrisi a me stesso per la stupida paura che mi ero preso e mi accinsi a leggere le parti modificate. Non molto, un epilogo, dopo il mio ultimo capitolo. In cui, come immaginavo, il killer, che si è accecato per somigliare a quella che doveva essere la sua vittima, sfida il proprio autore. E lo ammazza, in un bagno pieno di specchi, dopo che gli ha consegnato un libricino che contiene la sua versione della storia. Con una pistola nascosta nel suo bastone bianco da cieco. Dal manico finemente intagliato. 

Carlo Lucarelli, autore di molti romanzi, tra cui “Almost Blue” e di una fortunata serie televisiva “Blunotte” dedicata ai misteri di Italia, è il protagonista di questo racconto. Nella remota possibilità che si trovi a leggere questo brano non si preoccupi. Io non gli somiglio e non ho mai portato il pizzetto. E non vado in giro con bastoni di alcun tipo.

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