INGINOCCHIATEVI! - A riprova del substrato valoriale “forte” di questo sport e della sua funzione di “collante culturale” down under, guardate la foto qui a fianco. 1 novembre 2003, Brisbane Aus., fasi eliminatorie della Coppa del Mondo: Samoani e Sudafricani dopo essersele date di santa ragione, tutti assieme inginocchiati in mezzo al campo a ringraziare il Signore. Scene come questa non sono infrequenti, soprattutto con le squadre isolane e Sudafricane; s’e’ ripetuta anche nella finale dell’ultimo Mondiale, ovviamente del tutto ignorata dalla laica e repubblicana regia francese. La Fede, esperienza personale, c’entra poco: questa e’ una rappresentazione d’Identita’, questo e’ valore positivo non vana melassa qualunquista. Torniamo a terra, alle cose che possiamo capire e fare anche quassu’ tra noi “evoluti”: alla fine della partita di rugby, comunque se magna e soprattutto se beve tutti insieme: e’ il famoso “Terzo Tempo”, scambiato dai soliti adorabili zamarri calciofili con una pratica che in realta’ dovrebbe essere di ogni sport: salutarsi e ringraziarsi alla fine della partita. Lo sport infatti dovrebbe avere il ruolo di conflitto simbolico altamente regolato che sfoga l’’aggressivita’ insita e rinforza i vincoli clanici, come le prove iniziatiche
nelle tribu’ di cacciatori –raccoglitori: il fatto che “fingiamo” di farci la guerra dimostra prima di tutto che siamo della stessa tribu’, che ci rispettiamo, mentre guarda caso uno degli elementi costanti della guerra vera, dalla preistoria alla politica dei nostri giorni, e’ negare l’umanita’ stessa degli avversari (per poterne fare quello che ci pare).
PRIMA DI TUTTO IL RISPETTO - A quanto pare solo l’estremismo fisico e sacrificale del rugby e’ ancora in grado insegnare ai suoi adepti questo banale concetto di rispetto dell’avversario. Nonostante il professionismo, nonostante la sempre rischiosa diffusione a mentalita’ estranee all’anglosassone (Francia, Italia, Argentina, Georgia, Romania). Forse il rugby non e’ uno sport come gli altri, e’ una filosofia: lo spingere assieme, il temprarsi nel dolore e nella fatica, i ruoli e la gerarchia, il cameratismo, il rispetto dovuto ad avversari ed arbitro (dieci metri di penalita’ ogni volta che ci si permette di alzare un sopracciglio su una sua decisione). Al punto che un famoso laburista inglese se ne usci’ con la battuta: “Una bomba nel parcheggio di Twickenham (stadio della nazionale, ndr) in un giorno di test match, e l’Inghilterra si libera dei governi conservatori per un paio di generazioni”. Nei colloqui di assunzione in Inghilterra (un milione di praticanti, in Italia sono 70.000) e’ normale ti chiedano che sport hai praticato: se rispondi “rugby”, a maggior ragione in un ruolo di mischia, hai detto tutto. Il controcanto a tale visione very British implementata down under viene ovviamente dalle lande Boreali, in particolare dalla Francia, paese dove il rugby ha una grandissima tradizione e base di praticanti nel SudOvest, estesa progressivamente a tutto il Midi. Tutte lande prevalentemente e rudemente rurali, fino a quando ha fatalmente raggiunto “l’isola di Francia”, Parigi. Vogliamo mostrare a tutti ma soprattutto al “gentil sesso” inteso piu’ come gender che come fenotipo, il contributo piu’ “urbano”, modernista , edonista della grande citta’ alla tradizione rugbistica. Della serie non si butta via niente, la foto qui sotto e’ tratta da “Les Dieux du Stade”, il calendario “hot” pubblicato dalla squadra parigina dello Stade Francais nel 2008, dove militano tra gli altri gli italiani Sergio Parisse (capitano), Mauro e Mirco Bergamasco. Ci sta di tutto, nel rugby come tra i conservatori, down under o dove si vuole.
(per le foto si ringraziano i siti http://www.nephelim.net e http://www.aussierulesuk.com)


























Edonismo a parte:-), troppi valori testosteronici in questa rivisitazione ancora più maschia del rugby, tanto che alla fine sembra meno ammirabile dal gentil sesso di quanto a prima vista possa sembrare.
Un bel pezzo d’amore per il rugby.
Mi chiedo, ma se il gentil sesso si spaventa poi dove corre ? Da Kakà ?
Al gentil sesso (again, nel senso lato di gender) gli uomini che sembrano uomini non hanno mai fatto paura. Anzi. Con buona pace degli Emo ….
Tnxs Tess,e’ proprio ‘na passionaccia la mia (per il rugby).
Ho seguito ammirato (e come non si potrebbe) il tuo pezzo.
Ma a me lo sport come metafora di come dovrebbe essere un confronto, costruttivo, regolare, rispettoso, amicale, e non come in realtà nella vita poi è, irridente, viscerale, subdolo, onesto (?), non affascina.
Ti dirò anzi che mi respinge come poche cose nella vita. Per me lo sport è la linguaccia alla curva avversaria dopo averle mostrato il proprio talento nel farle male. E’ l’autogoal in fuorigioco beffardo al 95°.
Non so le donne ma guardo questi marcantoni di virtù e prima cosa che penso è: quanta poca fantasia.
@abr
Non gli uomini che sembrano uomini, bensì gli uomini che SONO uomini. Penso che la quitessenza -e qui temo i buhhhhhhhhhhh, ma che ci vuo’ fà- della mascolinità sia l’omosessualità e Sparta insegna…
Quanto ci guadagnerebbero i tuoi pezzi se fossero, visto che ami queste epressioni, più low profile e meno infarciti di esaltazione retorica. Per quanto mi riguarda, dopo aver letto (saltellando a fatica) questo mare magnum di interpretazioni valoriali, culturali, conflittuali, addirittura (scomodando Malinowski?) di carattere clanico, a me è venuto il ghiribizzo (grazie Woody) di invadere la Polonia.
Tnxs Ricchiuti.
Quanto alle visioni divergenti dello sport, invece personalmente rispetto all’ “essere” prediligo una rappresentazione del voler e dover essere. Perchè è già giustappunto la vita ad essere come dici tu, lasciami un pelo di romantica evasione, sennò …
@nuvola ossa: appunto! Forse sono stato troppo criptico a far riferimenti al “gender”, ma guarda che quel calendario “les dieux du stade” par proprio pensato da un qualche scultore dell’antica Grecia (dove la bellezza pura era maschile, quella femminile era voluttuosità) ed è andato a ruba tra gli omo.; ci sono state al proposito forti polemiche nell’ambiente (immagina l’etica protestante anglosassone!).
La foto nel post è la più casta e neutra: scusa l’ardire ma se vuoi puoi farti un’idea più chiara sbirciando queste:
http://vlod.files.wordpress.co.....-stade.JPG
guarda qui
Cordapazza tnxs per i suggerimenti e per aver affrontato la fatica di saltellare lungo il pezzo.
Esaltazione Retorica? Prendo atto, ma personalmente ci terrei eliminassi quel “retorica”: perchè ci credo e non è posa, è un tentativo di trasmettere passione; qualcun altro qui l’ha commentato correttamente “un atto d’amore”.
Tant’è, comprendo perfettamente come certi approcci (non il mio, intendo quello del mondo che descrivo, denso volenti o nolenti di “valori”) risultino letteralmente stridenti, demodè, da un altro mondo (nonper caso viene da “down under”), tronfi e retorici appunto, secondo il conventional wisdom corrente, purtroppo ne sono conscio.
L’altra sera vedevo una puntata di un “situation reality” su FX intitolato “Ciak si giri”, ambientato nel mondo del porno italiano, in cui ben poco viene lasciato all’immaginazione. OPra raccontare la storia di una “pornostar” è normale, fino a poco tempo fa vederla in action sarebbe stato considerato osceno.
Oggi invece probabilmente risulta più disturbing e offensivo per la media, far vedere trenta marcantoni inginocchiati a ringraziare il loro Dio. Non per caso un gesto del tutto analogo è stato letteralmente censurato l’anno scorso sotto i mei occhi dalla tv francese in diretta mondiale.
Che vuoi fa’, timea are in a change-
abr, che ti devo dire? ti ringrazio per la gentilissima risposta di chiarimento e noto con piacere una rinnovata, quasi inedita, affabilità nel tuo interagire: va benissimo così e grazie!
l’affabilità è derivata dal fatto che, segretamente, ABR dopo questo articolo ha deciso di convertirsi alla filosofia EMO. Da oggi è magro, vestito di nero e con un ciuffo di lato sempre. E piange per un nonnulla!
Che tutto ciò derivi anche dal motto di Goebbels ”quando sento parlar di intelettuali metto mano alla pistola?”. Che io per evitare stermini di massa estenderei anche al caso Gattuso. Comunque preferisco i 150 anni dell’apparizione mariana a Bernadette Soubirous. Alla prossima.
Tuttavia i solidi valori dei combattimenti uomo-pitbull e uomo-mastino napoletano restano inarrivabili.
Greg., non ci crederai ma da gggiovane portavo il ciuffone sull’occhio, un autentico Emo ante litteram. Ma non chiagnevo…
Nella realtà l’affabilità deriva dal tipico rilassamento post coitum, provato dopo aver finalmente scritto qualcosa su argomento serio, altro che elezioni americane o alitalia.
Contemplativo redmail; personalmente diffido lievemente da chi “vede”, mi esalta solo l’azione. Se faccio imparo, diceva Confucio (o qualcosa del genere).
suvvia, Abr, sappiamo tutto della tua svolta emo. Abbiamo anche una tua foto che non abbiamo pubblicato per rispetto della tua privacy:
http://n3d0.files.wordpress.co.....hitler.jpg
Ma non ti devi vergognare! Siamo per l’inclusione
Luciano, gradisco l’ironia, ma il background “valoriale” non è la violenza, la confrontation ringhiosa, è benaltro.
Provo a spiegarmi con un esempio fresco fresco.
Nella finale odierna del campionato Ozzy Rule accennata nel post (qualcuno di voi l’ha vista? Live su Eurosport2 ore 6.30 am: 100mila spettatori!), ha giocato un tal Luke Hodges.
Era al rientro da un grosso infortunio: una costola fratturata gli aveva perforato il polmone, un quarto d’ora di ritardo nell’arrivo in ospedale e ci avrebbe lasciato la pelle.
Orbene, era in campo non in tribuna; un paio di giocatori avversari hanno iniziato da subito a spintonarlo e sgomitarlo esattamente sul costato.
Beninteso lo facevano apertamente non di nascosto alla vigliacca, guardandolo con aria di sfida: una scena da calcio storico fiorentino.
E lui? Gnè Gnè, arbitro arbitro? Nulla di tutto questo: sorrisone, controspintoni e via: della serie, se state cercando il punto debole della mia squadra avete sbagliato indirizzo.
Alla fine è risultato uno dei migliori in campo.
Ecco, a proposito di modelli valoriali: preferireste che vostro figlio indossasse la maglia di questo Uomo, o quella di un qualsiasi “cascatore” piagnone, miliardario e puttaniere?
peccato, e io che pensavo che il malefico direttore avesse sottoposto abr ad una sana “terapia Lodovico”…;-)
Eh no greg., va ben affabile ma nazionalSOCIALISTA no, questo nonmelodovevidire!
Linkati con Darth Mist e vai sui facts di Chuck Norris allora!
lì sì che andare allo stadio è una cosa sana!
redmail, “se faccio” imparo, non “se mi faccio”.
oh yeas giulia: nonostante lo sport sia “rough”, ci sono donne e bambini a divertirsi. Alla finale citata di oggi c’erano 100.012 spettatori e zero poliziotti.
Qui invece, tutti intelligentissimi e ricchi d’ironia ma …
Sono sempre più convinto che tutto ciò sia funzionale. A qualcosa che non ho capito bene, forse a renderci sempre più lividi e livorosi.
Ok.Non è il tuo genere. Ma sbaglio o le categorie spurie fenotipiche o genotipiche stridono con la tua ”weltanshaung” tutta macho? E poi mi devi spiegare il ”per quelli che scelgono di”. Perchè sembrerebbe che a Casablanca si fa come dal ‘’siringabotulino”…
No redmail nessuno stridio, anzi: considero feno. e geno. l’unica tassonomia applicabile agli umani, rende conto del costante equilibrio instabile (notare il “costante” assieme all’”instabile”) tra individuo col suo particulare e heritage ultradecamillenario embedded nel ns. cervello fatto a strati.
Etica macho?! Questo post (e la mia visione) non è su e per men only, Atene (e Casablanca) sono lontane. Se non fossi riuscito a trasferirlo a tutti, sin dall’intro., beh passiensa …
Compreso! Però sei complicato forte. CIAO