Il pubblico ministero e il procuratore chiamati a scoprire la verità sulle ultime irregolarità nel carcere di Castrogno gettano la spugna: tre mesi di indagini per non avere praticamente nulla in mano per arrivare in tribunale. Le indagini saranno archiviate?
A settembre del 2009 un giovane detenuto viene massacrato dalle guardie carcerarie. Il fatto, di per sé, non varrebbe le cronache di giornale (nonostante la ferocia del gesto e la sua
incompatibilità con uno Stato civile e democratico) se non fosse che dal carcere parte un plico per il direttore del Giornale di Teramo. Una lettera sgrammaticata (“volutamente sgrammaticata” diranno poi gli inquirenti, per far sembrare che il mittente sia un carcerato; in realtà le possibilità che un carcerato possa spedire qualcosa al direttore di un giornale senza che il pacco sia aperto e ispezionato è pari a zero) accompagnata da un CD nel quale si sente distintamente un colloquio tra il Comandante di reparto degli agenti di Polizia Penitenziaria di Castrogno, Giovanni Luzi, e uno dei sovrintendenti che il giorno del presunto pestaggio del detenuto, sarebbe stato di turno.
L’INTERCETTAZIONE – I contenuti di quella registrazione arrivarono perfino in Parlamento, con una interrogazione parlamentare della “solita” Bernardini, radicale in prima linea per la difesa delle libertà civili, anche quelle dei carcerati. La morte di Cucchi e le polemiche non si sono del tutto spente e questa notizia irrompe nella cronaca nazionale. “In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto” ricorda al suo sottoposto Luzi, e poi aggiunge il perché: “Abbiamo rischiato una rivolta eccezionale, una rivolta…”. Il problema, di non aver fatto le cose per bene è che questa volta qualcuno ha visto.
IL NEGRO HA VISTO TUTTO – “Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto…” Continua la registrazione, in modo palese. Il “negro” in questione è stato poi identificato come un nigeriano di 32 anni: si è saputa la sua identità perché – il 19 dicembre – muore di infarto, in cella e lo stesso comandante Luzi deve ammettere che si trattava proprio del teste. Morte sospetta? Il procuratore continua le sue indagini e acquisisce anche tutte le informazioni sulla vicenda, che vanno a ingrossare il suo faldone.



Esimi scribacchini…..Poliziotti Penitenziari e non “secondini”.Ignoranti scribacchini da terzo mondo!