Non sarà per nulla contento Antonio Manganelli, oggi come allora capo della Polizia, che all’epoca dei fatti chiese scusa per quanto accaduto. Ieri, zitta zitta, l’udienza preliminare del processo all’agente Luigi Spaccarotella, che ha ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri è stata rinviata per un vizio di forma. “L’avvocato di Spaccarotella, Gianpiero Renzo, ha spiegato che il gup Simone Salcerini ha accolto
un’eccezione della difesa che sostiene che ad uno dei due legali dell’agente non è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini. I legali di Spaccarotella hanno quindi affermato che è stato annullato il decreto di fissazione dell’udienza preliminare, e che la procura dovrà redigere un nuovo avviso chiusura indagini e notificarlo alle parti interessate. Per la fissazione della nuova udienza, hanno spiegato i legali, ci vorrà un mese e mezzo o due”.
Vizio sanabilissimo, si direbbe ad occhio, visto che i legali dell’agente sono due e ad uno di essi l’avviso è stato notificato. E invece no: siccome qualche usciere del Tribunale di Arezzo non sa usare il fax, bisognerà aspettare 45 giorni soltanto per fissare la prossima udienza. Tutto questo, come è costume che sia, si è svolto davanti alla madre e al padre di Sandri, che sono andati ad assistere all’udienza animati forse da fiducia nella giustizia italiana, che invece ha dimostrato per l’ennesima volta di essere capace di dare importanza più alle carte che alle persone. Intanto, Luigi Spaccarotella all’udienza non si è presentato. L’avvocato ha precisato che l’agente continua a ricevere telefonate anonime di minaccia a casa, e quindi ha preferito - per la sua sicurezza - rimanersene lontano dall’Aula. Legittimo, anche se da una parte non si capisce come mai l’agente non abbia chiesto di cambiare numero di telefono, se è angosciato da quanto accaduto. Dall’altro, si tira un sospiro di sollievo: se non è in Aula, Spaccarotella non potrà intervenire per ripristinare l’ordine pubblico in caso di disordini. Visti i precedenti, meglio così.
Comunque, Manganelli non potrà essere contento. Perché mentre il capo della Polizia ha ammesso le sue responsabilità, quello della mancata notifica a un avvocato (uno dei due) comunque presente al Tribunale sembra il solito metodo all’italiana di difendersi dal processo, invece che nel processo. E questo non fa onore alla difesa di Spaccarotella. Così come non fa onore l’articolo uscito due settimane fa su Panorama, con oggetto una perizia che dimostrerebbe che il famoso colpo che uccise Gabriele partì accidentalmente. Il pezzo dice che la perizia dimostra che il colpo dalla pistola partì accidentalmente, venne deviato da una rete metallica e, compiendo una deviazione di novanta gradi, finì dentro l’automobile. “Le analisi chimiche effettuate sulla rete metallica rilevano la presenza di elementi compatibili con il proiettile”, dice la perizia di parte. Peccato che i legali di Sandri abbiano replicato a Panorama: “Il proiettile analizzato è stato rinvenuto subito, mentre la rete è stata messa in sequestro il 27 dicembre del 2007, più di un mese dopo l’accaduto. Elementi compatibili con il proiettile possono ritrovarsi anche in alcuni strumenti di lavoro con cui si montano quelle recinzioni. E poi l’indagato era a piede libero, non esiste per lui come per ogni altro cittadino indagato il rischio che possa aver inquinato le prove?”. Senza contare che ci sono non uno, non due, non tre ma siore et siori ben quattro testimoni che dicono che Spaccarotella sparò puntando l’automobile. Insomma: normale che un imputato utilizzi tutti i metodi per difendersi - soprattutto visto l’esempio della nostra classe dirigente - meno normale quando si tratta di un rappresentante delle forze dell’ordine accusato di omicidio volontario con dolo. Manganelli, che ha già chiesto scusa di quanto accaduto, non ha nulla da dire a questo proposito?
Sul Corriere Federico Cella dedica qualche riga alla storiella della morte di Marge Simpson: “Strane dinamiche web e di informazione, con i giornalisti da una parte e i blogger dall’altra”. Chissà chi è che ha deciso che quelli che scrivono qui sono blogger (pur avendo pagato la rata annuale all’Ordine, e avendo passato a suo tempo l’esame) e quelli che scrivono lì sono giornalisti. Forse il naso, l’istinto, e così via. Un po’ come quello che ha dimostrato Libero per la notizia .
E a proposito di ‘ndo cojo cojo, ricordiamo urbi et orbi che questo è invece un sito aperto alle collaborazioni esterne. Chiunque può segnalare notizie (http://www.giornalettismo.com/collabora-con-noi/) - anche scrivendo alla email (giornalettismo@gmail.com) - oppure entrare in redazione in pianta stabile, per darci una mano (troviamo qualcosa da fare a tutti, siamo peggio dei piani per la piena occupazione delle dittature), oppure ancora segnalare il suo sito/blog nel Network. Giornalettismo: il sito che spara all’impazzata contro tutto e tutti!
(Vignetta di Mauro Biani)



























Chiedo 2 precisazioni, se possibile:
1) la mancata notifica ad uno dei legali di un imputato pare essere, purtroppo, uno degli errori più comuni commessi dai Tribunali. Qualche mese fa dalle mie parti (Padova) accadde più o meno la stessa cosa per un imputato comune. Quindi, pur nella gravità della cosa, non vedo nulla di eccezionale come sembra trasparire dall’articolo, dove pare che solo per Spaccarottella ci sia stata questa, gravissima, negligenza.
2) Nell’articolo si vuole ipotizzare che Spaccarotella o chi per lui abbia sostituito in quel “più di un mese dal fatto” la rete dell’autogrill.
3) Le notifiche del Tribunale sono inviate via fax?
Grazie in anticipo.
@ Rado
1)Quando la mancata notifica è all’avvocato dell’imputato, si può capire. Quando è a UNO dei DUE avvocati si capisce meno. Quando poi si parla probabilmente dell’unico processo importante celebrato ad Arezzo negli ultimi 200 anni, si capisce ancor meno un errore così grossolano.
2)Nell’articolo di Panorama riportato come fonte, si vuole far notare che la rete è stata sequestrata e recintata a più di un mese dal fatto, mentre l’imputato non era ai domiciliari. Logica vuole che la possibilità di inquinamento delle prove fosse altissima.
3) Così ho letto.
Grazie per le risposte, alle quali aggiungo:
1) anche nel caso di Padova, dove si trattava di “reati” più comuni, era avvenuto che la notifica fosse stata inviata ad uno solo dei due legali dell’imputato. Ciò non toglie la gravità del fatto, sia ben chiaro e continuo a ripeterlo, però, purtroppo, non è così eccezionale. Ma ci sono davvero così pochi processi ad Arezzo.
2) Ma come si sarebbe potuta inquinare una “rete”? Più che di logica bisognerebbe parlare di ipotesi fattibili e non buttarla lì. Altrimenti se si parte dal principio che tutto è possibile non si arriverà mai da nessuna parte.
3) Letto dove? Sul codice di procedura o su un altro giornale?
Grazie.
1) Non so se siano pochi, credo che sia il più importante. Commettere un errore del genere è clamoroso, e anche se si commette spesso è ancora più clamoroso
2) Nella rete, secondo la perizia di parte, è stato ritrovato materiale compatibile con lo sparo. Ipotesi fattibile: è stato messo materiale compatibile con lo sparo. Ti sembra buttata lì?
1) Credi o è il più importante? Quanto all’errore lo ripeto sempre che è gravissimo, ma, ripeto purtroppo, non così infrequente. Certo viene semmai da chiedersi come si possa commettere colla frequenza con cui assurge all’onore della cronaca.
2) Buttata lì sì. Come si fa a mettere del materiale compatibile con uno sparo e con uno sparo con una certa anzianità sulla rete? Io non lo so, mia ignoranza, lo ammetto, per questo chiedo.
3) È saltata la risposta? La notifica via fax è pratica ammessa dai codici o è stata solo letta in qualche altro articolo?
Grazie.
1) Opinioni.
2) Mettendocelo. (Tra parentesi, il fatto che sia stata ordinata una terza perizia fa capire che l’ipotesi non è così peregrina)
3) No, non mi ha preso il link: http://www.repubblica.it/2008/.....invio.html
2) E come?
3) Letto. Grazie.
p.s.: la vicenda è sintomatica dell’eccesso di formalismo in certi ambiti. Leggendo il link di Repubblica si capisce come la mancata notifica prevale dall’essere stata sanata di fatto dalla presenza dell’avvocato “dimenticato” in aula. E queste sono le cose che non capisco dei nostri codici.
2) Fisicamente, (ripeto) mettendocelo: “Elementi compatibili con il proiettile possono ritrovarsi anche in alcuni strumenti di lavoro con cui si montano quelle recinzioni. E poi l’indagato era a piede libero, non esiste per lui come per ogni altro cittadino indagato il rischio che possa aver inquinato le prove?”.
p.s.: concordo.
2) Rimango della mia opinione che mi pare troppo semplicistica come ipotesi. Però questo diventa compito di esperti.
A questo punto, sospetto per sospetto, perché non pensare che una volta sequestrata la rete, anche in termini “brevi”, non si potesse “adulterare” nel bel segreto dei magazzini del tribunale, lontani da sguardi indiscreti, invece di lasciarla lì un mese, bell’esposta davanti ad un autogrill, magari col serio rischio che qualcuno ti veda trafficare?
p.s.: infatti credo che tante storture della giustizia siano da ritrovare nelle norme e più raramente nella loro applicazione/interpretazione.
Lasciamo che si concluda il processo senza di gia’ emettere la sentenza.Ci sono tre gradidi giudizio con appello e cassazione dopo di che si potra’ sapere se il poliziotto e’ veramnete colpevole di omicidio doloso o colposo.Il fatto mi riporta a Giuliani di Genova.Quello che stava buttando in faccia l’estintore al poliziotto che poi sparo’.Un poliziotto purtroppo corre questi rischi di vedersi distruggere una vita con la famiglia per i facinorosi politici per Giuliani, sportivi per Sandri. Quindi aspettiamo con fiducia la sentenza finale della Magistratura. Grazie.
“Un poliziotto purtroppo corre questi rischi di vedersi distruggere una vita con la famiglia per i facinorosi politici per Giuliani, sportivi per Sandri”.
Oh, a parte che mentre Giuliani stava a 3 metri con un estintore in mano, mentre Sandri stava dormendo in una macchina a 50 metri dal poliziotto, non fa una grinza, eh?
p.s.: eh, aspettiamo la sentenza. Magari senza fare ostruzionismo, difendendosi nel processo e non dal processo.
Scusami Gregorj, il Sandri stava dormendo? Forse dormi tu. Il Sandri assieme ad altri tifosi laziali avevano o stavano per lanciare bottigliette e pietre sull’autobus dei tifosi juventini.Come vedi tutte le tragedie nascono perche’ non si vuol capire che il tifo deve essere confinato solo nell’incitare la propria squadra e non linciare gli avversari.
Sì, il Sandri stava dormendo nella macchina, come testimoniato dai suoi compagni di viaggio. E invece tu dimostri di non conoscere le dinamiche dell’incidente, visto che dici “stavano per lanciare”. Fai una cosa: rileggiti tutto quanto accaduto per filo e per segno, e poi, quando finalmente ci hai capito qualcosa, potrai parlare.
Nel frattempo non sparare cazzate su un morto.
Comunque morire di polizia in Italia è troppo facile, è un problema sociale.