di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:28 del 26 settembre 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Non sarà per nulla contento Antonio Manganelli, oggi come allora capo della Polizia, che all’epoca dei fatti chiese scusa per quanto accaduto. Ieri, zitta zitta, l’udienza preliminare del processo all’agente Luigi Spaccarotella, che ha ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri è stata rinviata per un vizio di forma. “L’avvocato di Spaccarotella, Gianpiero Renzo, ha spiegato che il gup Simone Salcerini ha accolto un’eccezione della difesa che sostiene che ad uno dei due legali dell’agente non è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini. I legali di Spaccarotella hanno quindi affermato che è stato annullato il decreto di fissazione dell’udienza preliminare, e che la procura dovrà redigere un nuovo avviso chiusura indagini e notificarlo alle parti interessate. Per la fissazione della nuova udienza, hanno spiegato i legali, ci vorrà un mese e mezzo o due”.

Vizio sanabilissimo, si direbbe ad occhio, visto che i legali dell’agente sono due e ad uno di essi l’avviso è stato notificato. E invece no: siccome qualche usciere del Tribunale di Arezzo non sa usare il fax, bisognerà aspettare 45 giorni soltanto per fissare la prossima udienza. Tutto questo, come è costume che sia, si è svolto davanti alla madre e al padre di Sandri, che sono andati ad assistere all’udienza animati forse da fiducia nella giustizia italiana, che invece ha dimostrato per l’ennesima volta di essere capace di dare importanza più alle carte che alle persone. Intanto, Luigi Spaccarotella all’udienza non si è presentato. L’avvocato ha precisato che l’agente continua a ricevere telefonate anonime di minaccia a casa, e quindi ha preferito - per la sua sicurezza - rimanersene lontano dall’Aula. Legittimo, anche se da una parte non si capisce come mai l’agente non abbia chiesto di cambiare numero di telefono, se è angosciato da quanto accaduto. Dall’altro, si tira un sospiro di sollievo: se non è in Aula, Spaccarotella non potrà intervenire per ripristinare l’ordine pubblico in caso di disordini. Visti i precedenti, meglio così.

Comunque, Manganelli non potrà essere contento. Perché mentre il capo della Polizia ha ammesso le sue responsabilità, quello della mancata notifica a un avvocato (uno dei due) comunque presente al Tribunale sembra il solito metodo all’italiana di difendersi dal processo, invece che nel processo. E questo non fa onore alla difesa di Spaccarotella. Così come non fa onore l’articolo uscito due settimane fa su Panorama, con oggetto una perizia che dimostrerebbe che il famoso colpo che uccise Gabriele partì accidentalmente. Il pezzo dice che la perizia dimostra che il colpo dalla pistola partì accidentalmente, venne deviato da una rete metallica e, compiendo una deviazione di novanta gradi, finì dentro l’automobile. “Le analisi chimiche effettuate sulla rete metallica rilevano la presenza di elementi compatibili con il proiettile”, dice la perizia di parte. Peccato che i legali di Sandri abbiano replicato a Panorama: “Il proiettile analizzato è stato rinvenuto subito, mentre la rete è stata messa in sequestro il 27 dicembre del 2007, più di un mese dopo l’accaduto. Elementi compatibili con il proiettile possono ritrovarsi anche in alcuni strumenti di lavoro con cui si montano quelle recinzioni. E poi l’indagato era a piede libero, non esiste per lui come per ogni altro cittadino indagato il rischio che possa aver inquinato le prove?”. Senza contare che ci sono non uno, non due, non tre ma siore et siori ben quattro testimoni che dicono che Spaccarotella sparò puntando l’automobile. Insomma: normale che un imputato utilizzi tutti i metodi per difendersi - soprattutto visto l’esempio della nostra classe dirigente - meno normale quando si tratta di un rappresentante delle forze dell’ordine accusato di omicidio volontario con dolo. Manganelli, che ha già chiesto scusa di quanto accaduto, non ha nulla da dire a questo proposito?

Sul Corriere Federico Cella dedica qualche riga alla storiella della morte di Marge Simpson: “Strane dinamiche web e di informazione, con i giornalisti da una parte e i blogger dall’altra”. Chissà chi è che ha deciso che quelli che scrivono qui sono blogger (pur avendo pagato la rata annuale all’Ordine, e avendo passato a suo tempo l’esame) e quelli che scrivono lì sono giornalisti. Forse il naso, l’istinto, e così via. Un po’ come quello che ha dimostrato Libero per la notizia .

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(Vignetta di Mauro Biani)

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