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Génération Identitaire: la mini-destra francese

Come Forza Nuova riconoscono la propria marginalità e dicono di dedicarsi a una lotta culturale mancando dei numeri per fare altro

Il 20 ottobre scorso il gruppo di Génération identitaire ha strappato le prime pagine dei giornali francesi occupando per breve tempo il cantiere per la costruzione di una moschea a Poitiers ed esponendo striscioni contro gli immigrati. Dei gentiluomini in confronto alle esibizioni sguaiate che si sono viste dalle nostre parti, dove i partecipanti a iniziative simili hanno persino usato dei maiali in spregio ai musulmani, ma in Francia diversamente che da noi queste cose non si fanno, sono stati sgomberati in fretta e tre dei partecipanti (una settantina in tutto) sono stati arrestati. 

Il nuovo segretario del partito socialista Harlem Désir, e anche il partito comunista, hanno chiesto la “dissoluzione” del gruppo. Desir, già presidente di SOS Racisme ha scritto in un comunicato: “Chiedo la dissoluzione di questo gruppuscolo di fanatici le cui azioni violente sono una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza delle persone e per la coesione repubblicana”. Si tratta di un “atto d’odio commesso da fanatici violenti” e dev’essere condannato “con il massimo vigore”, perché “…aggrediscono non solo i musulmani di Francia, ma anche la Repubblica che garantisce la libertà di culto e il principio di laicità.”

Il gruppo è nato da pochi masi, ma le sue radici si possono ripercorrere fino agli inizi del 2000, alla creazione del Bloc Identitaire, una formazione che è arrivata anche a presentarsi alle elezioni locali in alcune zone della Francia e che nei momenti belli ha potuto contare su qualche migliaio di aderenti. Movimento sicuramente d’estrema destra che pesca tra le file lepeniste, il BI promuoveva il federalismo europeo e il regionalismo. Diversamente da altre destre, rifiuta l’antisemitismo e l’anti-sionismo come parte della sua politica di “conquista della rispettabilità” e coerentemente è preoccupato per la crescita dell’Islam in Europa e dell’azione disgregatrice del multiculturalismo. Niente di molto originale, dalla tastiera di Breivik e dalle penne deliranti riscossa cristiana come quelle Oriana Fallaci, Magdi Allam e altri, sono storie già abusate.

Come altri movimenti di destra ha assunto una posizione “ruralista“, proponendo la vita in campagna come alternativa alla schizofrenia della città e “all’orrore mondialista”. Diversamente dai fascisti ammantati di mistica cristiana non abbracciano tanto il tradizionalismo cattolico, quanto una identità di stampo reazionaria fondata sulla valorizzazione della cellula familiare” e la “frattura etnica”. Che poi vuol dire il rifiuto dei musulmani, al punto che il gruppo sostiene “i nostri fratelli serbi contro gli albanesi musulmani in Kosovo”. Come molti altri movimenti fascisti vede male gli Stati Uniti e infatti condanna con la stessa forza l’americanizzazione e l’islamizzazione della cultura francese.  Il Bloc Identitaire è stato principalmente la reincarnazione di Unité Radicale, partito sciolto d’imperio dopo che uno dei suoi esponenti aveva tentato di uccidere il presidente Chirac. Una continuità resa evidente dalla presenza tra i fondatori di Fabrice Robert e Guillaume Luyt, che di UR erano dirigenti di primo piano. Robert, un passato anche al Front National, ne è ancora il presidente.

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Dal Bloc Identitaire sono nate a Novopress.info, testata online che si propone di “federare” la comunicazione dei gruppi neofascisti europei e Terre et Peuple, associazione incaricata di tenere i collegamenti con gli altri movimenti xenofobi europei . Dal Bloc è nata anche Convention identitaire, ritrovo degli identitari europei ai quali partecipa volentieri Mario Borghezio in rappresentanza della Lega Nord. Con il maiale, diversamente da Borghezio,  il Bloc ci faceva la “minestre identitarie”, che ha distribuito i poveri in alcune città prima che i prefetti proibissero l’iniziativa in quanto discriminatoria e tesa ad alimentare l’odio più che i poveri. Poi si sono imborghesiti e sono passati agli “aperitivi vino e salsiccia” che piacciono anche ai rivali del FN. Con il maiale ci devono avere qualche ossessione, perché hanno indossato maschere di maiale anche per interrompere un consiglio comunale ad Angers, ovviamente impegnato a deliberare sulla costruzione di una moschea.

Poi c’è stata Jeunesses identitaires, che voleva essere il movimento giovanile derivato dal Bloc, ma che è incappato n una disavventura giudiziaria ed è stato identificato dai giudici come la ricostituzione di Unità Radicale ed è stato proibito a sua volta, mentre i suoi dirigenti sono stati multati pesantemente. Il successivo con Une Autre Jeunesse si è spento nel nulla e ora l’azione alla moschea rappresenterebbe l’esordio di Génération Identitaire, che come il Bloc fa della sua limitatezza numerica virtù e mira ad azioni ad alto impatto mediatico, ambizione frustrata però dalla ripetitività del messaggio e dal suo appeal calante dopo oltre un decennio d’inutile War on Terror.

Génération Identitaire non è quindi niente di nuovo e non offre niente di nuovo, così come non lo offrono i fascisti ungheresi o i greci di Alba Dorata, tristi riedizioni nazifasciste di successo che stanno fiorendo nel cuore dell’Europa. La sua carta d’identità la situa più vicina alla Lega Nord che agli ungheresi dello Jobbik, anche se a differenza della Lega Nord può vantare indiscutibili radici fasciste e la tensione a un paneuropeismo di marca prettamente neofascista, già noto nei suoi tratti distintivi da tempo. In definitiva sembra chiaro che, come in altri casi, la predicazione più o meno aggressiva non dipenda tanto dall’impostazione ideologica, quanto da una scelta tattica che impone ai neofascisti di sposare la “battaglia culturale” quando raccolgono consensi tali da condannarli alla marginalità, ma sempre pronti a passare alla violenza vera non appena il consenso politico o le complicità istituzionali lo permettano.

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