Cultura

Interviste che non lo erano: i casi Grisham e Roth

29 marzo 2010

Non erano solo quelle parole messe in bocca allo scrittore di “Pastorale americana” ad essere state inventate di sana pianta. Ora sappiamo che il giornalista l’aveva già fatto una volta. La vittima? Il padre dei legal thrillers.

Tempo fa Giornalettismo ha ipotizzato che tal Tommaso Debenedetti, giornalista freelance e inventore fantasioso di interviste con famosi scrittori con cui non ha però mai parlato, fosse caduto in un tranello da parte delle giubbe rosse de Il Venerdì di Repubblica. Perché altrimenti, sostenevamo, non si spiegherebbe come possa aver pensato di creare dal nulla, inventando di sana pianta, un intero scambio di battute con lo scrittore Philip Roth, passandolo poi a quelli di Libero che lo pubblicarono credendo di aver imbroccato il grande scoop. Si, perché Roth, nel non-articolo, criticava ferocemente Obama di cui era stato (ed è, in realtà) un fervente sostenitore.

RECIDIVO - Scopriamo ora che il Debenedetti non è nuovo a questo genere di cose: ci era già riuscito almeno un’altra volta, con un’intervista a John Grisham, il vate dei legal thrillers, sul Quotidiano Nazionale.L’intervista a Grisham somiglia molto, per toni, a quella successiva con Roth: “Obama parla troppo e promette troppo” dice Grisham (ovvero, scrive Debenedetti). “L’entusiasmo di un anno fa è lontanissimo, ora la gente qui ha una rabbia verso Obama, gli rimprovera di aver fatto poco o nulla e di aver promesso troppo”. Insomma, una critica durissima verso l’attuale amministrazione, una descrizione di uno sfacelo, il racconto di un’intera società americana intenta ad affilare le armi per punire Obama in modo netto.

FANTASIE - Racconto più che falso però: inventato, ancora una volta. E quando Philip Roth, mezzo arrabbiato e mezzo divertito per ciò che gli era successo in Italia, si è messo a cercare informazioni su questo Debenedetti, e alla fine ha trovato quest’intervista al collega Grisham, ha subito contattato l’agente di lui per segnalargliela. L’autore de “Il Socio”, cadendo dalle nuvole tanto quanto quello di “Pastorale Americana”, si è alterato parecchio. “Ero più scioccato che arrabbiato”, ha fatto sapere, ma anche sorpreso perché, leggendo il testo in traduzione, si è sentito di commentare che non era “male come fantasia”.Ma, comprensibilmente, non è bastato l’apprezzamento letterario per far finire lì la questione. Grisham, a differenza di Roth che ha fatto sapere di non aver tempo da perdere con queste cose, ha già contattato un legale: “Sto valutando tutte le opzioni possibili” dice. Insomma, forse per il mentalmente prolifico Debenedetti è in arrivo una richiesta di risarcimento, che potrebbe essere allo stesso tempo internazionale e milionaria.

3 commenti a Interviste che non lo erano: i casi Grisham e Roth

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