Boffo chiede i danni a Feltri?
28/03/2010 - Il direttore dell’Avvenire non aveva querelato quello del Giornale per l’articolo in cui lo chiamava in causa come “noto omosessuale attenzionato dalla Polizia”. Ma adesso avrebbe cambiato idea. Per quello detto dal Pastone Bergamasco in occasione della condanna dell’Ordine dei
Il direttore dell’Avvenire non aveva querelato quello del Giornale per l’articolo in cui lo chiamava in causa come “noto omosessuale attenzionato dalla Polizia”. Ma adesso avrebbe cambiato idea. Per quello detto dal Pastone Bergamasco in occasione della condanna dell’Ordine dei Giornalisti.
Evidentemente Dino Boffo è uno di quelli che ci ripensano. Era arrabbiatissimo quando Vittorio Feltri fece illustrare in prima pagina sul Giornale la sua fedina penale, corredata di un’informativa in cui lo si dipingeva come “noto omosessuale attenzionato dalla Polizia“: tutto falso, tranne che la condanna penale. Ricevuta, si disse, perché era un’altra persona a fare le telefonate dal suo ufficio, ma questo ragazzo (un praticante dell’Avvenire molto vicino al Cardinal Ruini, ex protettore di anche di Boffo) nel frattempo è morto, e il direttore s’era cristianamente rassegnato alla condanna per non star troppo lì a rinvangare una storia imbarazzante. Ma il direttore dimissionario dell’Avvenire aveva poi deciso di soprassedere anche dalla querela nei confronti di Feltri, e questo sembrò un po’ strano, mentre la storia si andava delineando come lo scontro tra due fazioni della Chiesa in eterna guerra tra di loro.
INCIDENTE CHIUSO – Ora pare che ci abbia ripensato. Scrive il Corriere nell’edizione di oggi che Boffo ha fatto sapere, tramite il suo avvocato, di essere orientato a chiedere i danni in sede civile all’editore e al direttore del Giornale. Francesco Isolabella, avvocato dell’ex Avvenire, ha detto che il suo cliente e Feltri si erano incontrati a dicembre certificati penali alla mano, e per questo qualche giorno dopo Vittorio aveva pubblicato una fintissima lettera sul suo quotidiano che gli chiedeva conto del suo comportamento nel caso Boffo, e lui aveva replicato scusandosi, di fatto, per quanto successo. Incidente chiuso, quindi.
…E POI RIAPERTO - Ma poi è arrivata la sospensione per sei mesi inflitta dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia per il caso Boffo. E nell’occasione Feltri non ci ha visto più, è se ne è uscito con una frase molto violenta: “Mi dispiace di non essere un prete pedofilo o almeno un semiprete omosessuale o un conduttore di sinistra, ma di essere semplicemente un giornalista che non puo’ godere, quindi, della protezione dei vescovi, ne’ diventare un martire dell’informazione“. L’occhio non poteva non cadere sul prete pedofilo e sul mezzoprete omosessuale: il riferimento è smaccatamente ai fatti di cronaca che coinvolgono la Chiesa e il Papa nel primo caso, mentre nel secondo è facile vedere un riferimento ancora a Boffo (mezzoprete, ovvero uno tanto vicino ai preti, e omosessuale, e qui è inutile spiegare perché).
RICHIESTA DANNI – Ecco perché l’avvocato è chiaro: “Feltri è tornato a più riprese a calpestare la dignità del mio assistito. Dino Boffo ha tempo cinque anni per chiedere il risarcimento del danno. Ora anche questa strada può essere percorsa“. Feltri, informato delle frasi di Isolabella, tenta il dietrofront: “Non mi riferivo a Boffo, se qualcuno lo crede ha la coda di paglia. E poi io non ho niente contro gli omosessuali“. Poi tenta anche un’autodifesa nei confronti della sanzione dell’Ordine: “Villa, l’autore del pezzo, è stato soltanto censurato; io sono stato sospeso. Eppure il direttore può essere accusato solo di omesso controllo“. Una linea difensiva falsa nel merito e sbagliata. L’omesso controllo che Feltri chiama in causa rileva quando quello che viene scritto dal giornalista finisce a pagina 32, e il responsabile del giornale può non essersene accorto. Nel caso di Boffo, il pezzo era in prima pagina e quindi il direttore è chiamato in causa per responsabilità diretta, anche perché il giornalista è un dipendente che fa quello che gli si dice di fare, a meno che la notizia non l’abbia portata lui; e il direttore confessò all’epoca che il dossier Boffo era già nel cassetto da prima che lui entrasse al Giornale. E poi Feltri non ricorda di essere recidivo: era stato prima radiato e poi censurato nel 2000 per la vicenda delle foto di bambini vittime della pedofilia pubblicate su Libero. Insomma, se questa è la sua linea difensiva nell’appello, il Pastone Bergamasco rischia davvero sei mesi di riposo forzato.













caro Boffo chieda i danni, tanto paga Silvio
C’è qualcosa che forse mi sfugge! Se Boffo era innocente, vorrei capire i motivi per cui chiese le dimissioni dal suo incarico…? boh!
CASO BOFFO – L’ordine dei giornalisti può prendere provvedimenti nei confronti dei giornalisti – non capisco il signor Feltri cosa ha che fare con i giornalisti!
(suggerisco un LODO per tutti i subalterni del “cavaliere”)