Inchiesta

Italia, Libia e i migranti al contrario

29 marzo 2010

Mentre in Italia morde la crisi, nel paese nordafricano si schiudono numerose opportunità di lavoro. Abbiamo sentito un imprenditore italiano che ha trovato la sua “America” nel paese del colonnello Gheddafi: “Gli italiani piangono miseria, ma rifiutano lavori remunerativi all’estero”

Arnaldo Guidotti, imprenditore del ramo delle costruzioni e dell’impiantistica, da quasi 40 anni è sbarcato in Libia dove opera con le sue imprese. L’abbiamo sentito, ci ha presentato la situazione nella nostra ex colonia, ci ha descritto le favorevoli opportunità economiche che oggi offre quel territorio e, allo stesso tempo, le difficoltà incontrate, a cominciare da quella di cementare nuove partnership con altre imprese del nostro paese che, a sua detta, ancora diffidano troppo dall’investire nel paese africano.

Guidotti, allora, ci racconti la sua situazione. Diamo subito i numeri.

“Abbiamo contratti per 410 milioni ed operiamo prevalentemente nel deserto Sahara, in un’area tuareg nel remoto sud della Libia a pochi km dalla punta sud ovest dell’Algeria e ed un centinaio di chilometri dal Niger, per trasformare la zona in un polo tecnologico destinato al popolo Tuareg. Abbiamo negoziazioni avanzate per nuovi contratti e cerchiamo partner per proseguire l’avventura ma… i nostri connazionali che piangono miseria non gradiscono lavori remunerativi i zone lontane da casa”.

Destinato ai tuareg, addirittura? Ci racconti, dunque, da quanto tempo opera in Libia, di cosa si occupa e in particolare qual è il suo giro d’affari.

“Noi siamo presenti in Libia in modo continuativo dal 1972 come impresa di costruzioni, impiantistica industriale e forniture lavorando sempre e solo per enti pubblici sia con ordini diretti che gare di appalto. Abbiamo 400 dipendenti in cantieri e circa 40 impiegati e funzionari tecnici e commerciali in varie città. Personalmente risiedo a Tripoli dalla fine 2003 come direttore delle nostre filiali. Con un’interruzione di 7 anni trascorsi tra Hong Kong, Cina e Singapore”.

Insomma, dalla sua descrizione, si direbbe che lei e le sue attività contribuite non poco a rendere competitiva l’economia del nostro Paese e, allo stesso tempo, a portare benessere in Libia.

“Per oltre un ventennio la Libia è stata una specie di Unione Sovietica. Degli anni bui malgrado l’enorme ricchezza. Solo nel 2004 si è aperta economicamente, ma negli ultimi 3 anni è un continuo grande boom. Gli investimenti esteri sono in crescita straordinaria, investimenti che stanno trasformando il Paese in una mega Hong Kong”.

Certo, Guidotti. Del resto Gheddafi con il “Libretto verde” della sua “Rivoluzione”, ha fatto per anni il verso al “Libretto rosso” di Mao. Nei suoi proclami erano persino evidenti i riferimenti a Marx. Poi si è finalmente aperto al mercato, lei ha vissuto proprio questa fase. Ci parli dei suoi rapporti con la popolazione libica e con il popolo tuareg.

“La vita degli stranieri non era facile in nessun senso fino al 2003. I rapporti con la popolazione libica, però, sono stati sempre ottimi anche nei tempi peggiori. I libici ci stimano molto e sono molto ospitali. Per esempio, se vedono un auto ferma accanto ad un italiano, vengono subito a chiedere se ha bisogno di informazioni o aiuto. Ti cambiano una gomma, se un’altra auto parcheggiata ti blocca spostano a braccia l’ingombro e dopo insistono anche per offrirti un caffè. La popolazione della Libia settentrionale ha sempre avuto contatti con noi, mentre i tuareg, relegati storicamente a 1500 km a sud di Tripoli, ci guardano come marziani anche se l’atteggiamento sta scemando con l’apertura da 5 o 6 anni ad un timido turismo”.

8 commenti a Italia, Libia e i migranti al contrario

  1. Certo che gli italiani che passano col rosso in Libia.. si fanno riconoscere pure lì. Poteva scegliere un esempio migliore.
    Bella intervista ma avrei preferito qualche spunto più politico, sulla questione immigrazione per esempio ecc.

  2. Hellequin

    Dovremmo riprenderci la Libia come colonia.

  3. michele

    Io ho lavorato per Guidotti in Libia ma lui non mi ha ancora pagato il lavoro svolto per lui. Sara’ per quello che fatica a trovare partner.

    • Italo

      Caro Michele,

      ma che ne sai tu il motivo per il quale non ti ha pagato ? Glielo hai chiesto ? Non mi sembra, quindi chissá quanto sia vero il tuo commento giusto per scrivere di qui e di lá…

      • Michele

        Gentile Italo,
        il motivo lo ho chiesto e lui mi ha risposto che mi avrebbe pagato quando avrebbe avuto i soldi per farlo. Sono passati 10 anni.

  4. paolo

    Sono anch’io un’imprenditore che ha avuto un discreto successo nel mercato libico e sono anch’io un veterano bene informato sulla Libia . Siccome mi vengono i conati di vomito quando leggo informazioni false e svianti soprattutto quando cio’ coinvolge l’ottima reputazione che le diverse e buone imprese italiane si sono costruite a fatica e da sole in questa misteriosa, promettente, ricca e difficile Libia, desidero dare a chi ci sta leggendo ed in special modo ai giovani, contributo di corretta testimonianza dei fatti per scongiurare il generare di spiacevoli malintesi .

    Le buone imprese italiane a cui mi riferivo, certamente non possono essere ne’rappresentate e ne’ tantomeno raccontate da quei personaggi italiani di bassa lega che purtroppo e’ tipico trovare aggirarsi nel mondo in questi ricchi liberi mercati internazionali regolati da
    dubbie leggi, come appunto quello libico, personaggi che trovano in detti mercati un perfetto
    ambiente d’azione addirittura per loro protettivo, dove svolgere la loro filosofia “trombereccia” e dare sfogo al loro istintivo spirito truffaldino negli affari, riuscendo certamente a realizzare nei decenni anche ottimi affari ma a prezzo dello “sputtanamento” dell’ottima imprenditoria italiana in Libia .
    Pensate che per loro abilita’, riescono ad intrufolarsi ed a galleggiare abilmente negli anfratti e nelle pieghe anche di ambienti politici e diplomatici italiani in Libia, ottenendo spesso dagli stessi anche una certa considerazione che immediatamente sfruttano per i loro progetti incantatori sull’eldorado libico che rivolgono alle ditte italiane da spennare, che sono in disperata ricerca di nuovi mercati .

    Il Sig. Arnaldo Guidotti e’ uno dei piu’abili rappresentanti di questa negativa categoria d’imprenditoria italiana truffaldina da debellare nel mondo, inoltre consiglio vivamente di NON AVERE MAI A CHE FARE con le sue ditte :
    1) Emaco group
    2) Emaco libya
    3) Italmaco
    4) Tca
    5) Enterprise
    6) Impexital
    7) Eloto
    A disposizione per suggerimenti amichevoli nel caso che qualcuno fosse finito in dette “reti” .
    ********************************************************************************
    Finalmente adesso listo alcuni nominativi di imprese italiane di comprovata SERIETÀ’ e BUONA REPUTAZIONE in Libia .

    1) IMPREGILO S.p.a. – Costruzioni civili-stradali
    2) CON.I.COS S.p.a. – Costruzioni civili-stradali
    3) BONATTI S.p.a. – Impianti petroliferi
    4) SOGEPI S.r.l. – Servizi petroliferi
    ed altre ancora ………………………………………………..

    A VOSTRA DISPOSIZIONE PER CHIARIMENTI SULLA LIBIA

    Saluti/Paolo

    • arnaldo guidotti

      Invio mio commento a Paolo
      1. i commenti anonimi sono molto spiacevoli e, potendo dire quello che si vuole sotto anonimato, ti ringrazio perche’ potevi dire cosa peggiori su di me.
      2. abbi quindi la buona creanza di fare le stesse affermazioni usando nome e cognome. Oppure temi una causa per diffamazione nel caso tu non sia in grado di provare le tue affermazioni ?
      3. accetto che tu resti anonimo ma tu dia chiaramente i motivi delle tue dichiarazioni.
      4. sia la che la “vecchia Libia ante Ghedafi mi/ci ha sempre e continuamente gratificato con buoni contratti che abbiamo eseguito a regola d’arte e nei tempi dovuti. Percio’ la “nuova Libia” post Ghedafi appena nata ci ha subito ( e per primi) premiato con contratti ancora piu’ grossi.
      5. Affermo senza tema di sementita che non abbiamo alcun sostegno politico in Italia e non siamo nemmeno mai stati aiutati ne’ dalla vecchia Ambasciata ne’ dalla nuova.
      6. Impregilo, Conicos e Bonatti (non conosco la IV) sono scappate alla fine febbraio lasciando importanti contratti in sospeso. Noi siamo rimasti perche’ un contratto si deve portare a termine a qualsiasi prezzo ed e’ quello che abbiamo fatto in questi 7 mesi ed e’ cio’ che ci e’ stato riconosciuto dalla “nuova Libia” che ci ha ringrazioto e compensato con nuovi contratti anche perche’, senza contratto e senza ordini, in agosto abbiamo riparato gratis diversi danni alle reti idriche, fognarie ed elettriche come dono alla popolazione di Tripoli.
      Sciaquati la bocca Paolo

  5. elio

    sono perfettamenete d’accordo conoscendo molto bene la libia.
    sarebba cosa assai gradita se le nostre autorità di ambasciata facessero una seria selezione onde evitare il proliferare di episodi che non fanno certo onore alla italia.

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