Berlusconi come Obama? A Panorama je piacerebbe…

27 marzo 2010

Non hanno il coraggio di metterlo on line, quelli di Panorama, l’editoriale del direttore Giorgio Mulé nel quale si racconta delle trattative di Barack Obama per far approvare la sua riforma con i deputati repubblicani. E se ne capisce il perché.

Mulé, porastella, ci racconta i favori promessi ai vari “parlamentari” da Obama per fargli dire “sì” alla sua riforma, e ci illustra lo stanziamento di fondi a favore dei bacini elettorali di competenza dei deputati, e fin qui ci si potrebbe anche stare: è un buon pezzo di colore. Se non fosse che poi il direttore continua immaginando lo scandalo che sarebbe nato se fossero finite sui giornali le varie telefonate fatte o fatte fare dal presidente per “comprare” i voti: in quel caso, dice Mulé, Obama sarebbe stato considerato un concussore, uno che fa voto di scambio, un violento e via dicendo. E potete immaginare il finale che suggerisce: perché in Italia ci si scandalizza se Berlusconi fa qualche telefonata? E’ una vergogna, anzi “Shame on you”, suggerisce.

Si vergogni Mulé, invece. Che è meglio. Perché, per quanto vituperata e orribile sia stata la trattativa tra Barack e i vari deputati, compresi gli antiabortisti di cui si sapeva già, essa ha un nome ben chiaro e preciso: si chiama politica. La politica è trattativa, a parte che in campagna elettorale (ma a volte anche in quella), tra due parti che rappresentano “interessi” divergenti. Quando quest mercanteggiare che si chiama politica supera il livello di guardia, questo, in Italia come in America, dovrebbe essere regolata da quelli che sono deputati a fare gli “arbitri” (i magistrati, le autorità indipendenti).

Puzza, invece, e Mulé fa finta di non sentirlo ma la differenza gli dovrebbe essere ben presente, quando uno dei rappresentanti degli interessi divergenti chiama l’arbitro per farsi levare dalle palle un programma televisivo e dei giornalisti che gli stanno antipatici (scusate la sintesi). Ok, questo in Italia non sembra che abbia scosso qualcuno, e vabbeh. Ma in America se per caso un presidente fosse stato beccato a fare qualcosa di simile a Berlusconi, mentre uno degli interlocutori gli faceva sapere che avevano pure appena cacciato un direttore di rete per farlo contento, e con il tempo si faceva tutto, è facile che sia quel Presidente, sia quel direttore generale di un’ipotetica grande tv pubblica (cioé pagata con i soldi di tutti: su queste cose gli Usa sono piuttosto attenti…) si sarebbero dovuti dimettere nel giro di una settimana.

Quindi si vergogni Mulé, invece, e pure tanto. Perché che il suo editore l’abbia fatta franca pure stavolta è normale, nell’Italia di oggi più attenta ad altre “emergenze” – in primo luogo quella economica – oppure troppo impegnata a guardare L’Isola dei Famosi. Ma che ora pretendano pure di aver ragione, francamente, è troppo.

Un commento a Berlusconi come Obama? A Panorama je piacerebbe…

  1. Sono riuscito ad incazzarmi leggendo questo editoriale, che condivido dalla prima all’ultima parola.

    Non pensavo ci fosse qualcuno peggiore di Minzolini. Invece c’è.
    Davvero, al peggio non c’è mai fine.

    Mah.

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