SPAMPINATO E IMPASTATO – C’è chi, come Procopio (che in aggiunta “chiude” anche per sciopero insieme soprattutto ad altri blogger della piattaforma Tiscali), tramite i suoi sberleffi poetici,
lascia intuire che l’”errore” non starebbe tanto nell’eccessiva frequenza del bloggaggio, piuttosto nell’aver cominciato a pestare piedi un po’ troppo potenti. “‘Ma signor giudice, io me so’ ‘nformato / e ho cercato de fa’ conosce i fatti / perché hanno ucciso Giovanni Spampinato / che indagava su truffe e su ricatti…’ ‘Ma quali truffe, fatti e fatterelli… / Mo m’hai scocciato e te lo dico chiaro / scrivi, se vuoi, di scippi e furtarelli / nun ce provà ndove ce sta er danaro“. O chi, come Enrico Natoli, semplicemente e direttamente si fa domande (retoriche, purtroppo): “Qualche tempo fa Carlo Ruta scrisse una lettera nella quale mi chiedeva per il suo sito un parere sulla vicenda Spampinato. Io – che non sono un esperto – non ne sapevo molto, e il poco che sapevo lo avevo letto (distrattamente, lo ammetto senza remore) proprio nel sito gestito da Carlo Ruta. Ebbi una reazione simile a quella che provai la prima volta che qualcuno mi raccontò la storia di Peppino Impastato: com’è possibile che in Italia non conosciamo, a livello collettivo, storie come quella di Spampinato?“
NON È IL TROPPO BLOGGARE CHE INFASTIDISCE, MA… – Oltre al giovane giornalista assassinato, anche l’aver trattato temi scomodi quali i nessi fra Danilo Coppola e i salotti della finanza nazionale, le tangenti miliardarie nell’est della Sicilia, l’essersi occupato di mafie militari, di bande che spadroneggiavano nel gelese e nel siracusano, e l’aver “scomodato” alcune potenti banche, dall’Antonveneta del nord-est alla BAPR, potrebbe aver contribuito a questo secondo oscuramento (il primo risale al dicembre del 2004, con annessa condanna a otto mesi, per aver ospitato un intervento di un ex funzionario pubblico di Ragusa), come racconta lo stesso Ruta in una recente intervista. Evidentemente, la pur potente arma della querela per diffamazione (“va considerato che il giornalista d’inchiesta, una volta rinviato a giudizio, non sempre può difendersi in modo pieno. Il vincolo della riservatezza della fonte, cui non può sottrarsi, può impedirgli infatti di esibire per intero gli elementi in suo possesso“, dice lo storico) non era più sufficiente?




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Ma non è che c’entri qualcosa la Legge 106/2004 (15 aprile 2004, n. 106) che era stata a suo tempo così presentata:
“se avete un sito internet o mettete su internet un qualunque documento siete obbligati a depositare OGNI 6 MESI due copie complete di tutto ciò che avete fatto a 2 biblioteche statali.
Se non lo fate ricadete in una legge del 1939 per STAMPA SOVVERSIVA. Questa legge si applica anche ai siti personali, newsletter e tutto il resto.” ?
Conosco un sacco di associazioni di volontariato che stampano ogni mese un giornalino senza registrare niente e quindi contravvenendo alla legge! Perciò siamo tutti da condannare insieme a Ruta. Censuratemi!