|

Il lato oscuro dell’industria dei capelli

Un vero e proprio boom, lo dimostrano i dati: è il mercato globale della compravendita dei capelli. Dai paesi in via di sviluppo verso i paesi più sviluppati ed occidentali, donne che si mettono in fila per avere una rapata “rituale” – quando va bene. Donne a cui i capelli vengono tagliati di forza, quando va male. Gli esempi sono moltissimi.
LEGGI ANCHE:  “Le donne subiscono violenza perché provocano”

 

UN BOOM – Il Guardian ha un lunghissimo reportage su questo mondo che, dicono gli studi, è in rapida crescita economica: per l’industria del look, sta diventando quel che fu il boom dei capelli tinti negli scorsi decenni.

I dati inglesi sono interessanti perché l’ufficio Dogane e Tributi ha calcolato che ogni anno entrano nel Regno Unito qualcosa come 38 milioni di sterline in capelli, umani o animali che siano, il che rende il popolo di Sua Maestà il terzo importatore di capelli al mondo, dietro a Stati Uniti e Cina. “Nonostante la recessione l’industria sta esplodendo, con le aziende che stimano un giro di affari fra i 55 e i 75 milioni di euro per il solo segmento “extensions”. Parliamo di un aumento del 70% negli ultimi cinque anni.

QUESTIONI ETICHE – Come forse si sa, una parte di quest’industria si affida ai capelli sintetici. Ma per quanto riguarda il look, extensions sintetiche non offrono tutte le potenzialità tipiche di un capello vero. Così, non va trascurato affatto quel che si potrebbe chiamare “il lato oscuro dell’industria del capello”, come la chiama una storica del capello (!) di nome Caroline Cox. “Non credo che a qualcuno importi da dove arrivano i capelli”, dice Dawn Riley di Balmain Hair, grossista del settore: “Né io chiedo mai da dove i capelli arrivino”. Dovrebbe, invece, perché esiste una pesantissima questione etica nel mercato dei capelli: ci sono vari esempi. In India alcuni mariti costringono le mogli a vendere i capelli, così come i ragazzi dai bassifondi vengono rasati in cambio di giocattoli: c’è anche chi ruba capelli, ci sono donne che si fanno viaggi di chilometri e si mettono in fila per ore nei tempi del sud per una rasata rituale, chiedendo magari salute per un familiare o un buon raccolto; per grazia ricevuta, offrono i capelli: un taglio di capelli mai tinti, mai asciugati col phon o persino mai tagliati arriva a valere 200 sterline.

DALLA RUSSIA ALL’INDIA – Victoria Beckham, ritenuta essere la principale promotrice delle extension, la donna che per prima le ha rese “pubbliche”, disse nel 2003 che aveva in testa “capelli di prigionieri russi”, il che, fecero sapere da Mosca, non era così peregrino, visto che i secondini si vendono regolarmente i capelli delle prigioniere. I capelli poi, di norma, vengono girati su siti di aste online, rivenduti al massimo rialzo e così arrivano nei saloni di bellezza, dove peraltro i prezzi per un trattamento di extensions stanno crescendo in maniera vertiginosa, fino anche ad 80 euro. Alcuni soggetti del settore, saloni e grossisti, stanno facendo in modo di avere comportamenti “etici” con attenzione alla provenienza del materiale; ma non tutti, in effetti.

 

LEGGI ANCHE: