Le regioni “scoppiano” di salute

24/03/2010 - Tra pochi giorni gli elettori sceglieranno i nuovi governi che li guideranno fino al 2015. Una scelta importante, che si gioca soprattutto su un tema di cui si è parlato molto poco: la sanità Eppure si tratta di un tema

     
 

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Tra pochi giorni gli elettori sceglieranno i nuovi governi che li guideranno fino al 2015. Una scelta importante, che si gioca soprattutto su un tema di cui si è parlato molto poco: la sanità

Eppure si tratta di un tema fondamentale per il benessere dei cittadini e che rappresenta la principale competenza degli enti regionali. Un tema che influenzerà la vita di tutti, nei prossimi anni e nei prossimi decenni. Molti sono gli approfondimenti possibili, ma forse il più interessante è la capacità delle diverse regioni di offrire le migliori prestazioni e servizi al minor costo possibile. Non mancano i dati, dall’Osservatorio Salute delle regioni italiane del Ministero della Salute alle diverse pubblicazioni dell’Istat (in particolare il data base Health for all, che permettono di vedere le performance del passato per vedere se c’è un “modello regionale” di riferimento, anche in vista del Federalismo fiscale. E a farsi un’idea di cosa ci aspetta in futuro.

AL SUD SI SPENDE MENO… – Le differenze sono notevoli, a partire dai dati della spesa. Nel 2008, la spesa sanitaria pubblica in Italia era pari a 1.787 euro a persona. Ma in provincia di Bolzano la spesa per abitante era di 2.263, mentre in Sicilia era di 1.661 euro. In generale, la spesa pro capite è più elevata al Nord e al Centro che nel Sud, contrariamente a quanto si crede. Tra le regioni a statuto ordinario ai primi posti ci sono Molise (2.033 euro pro capite), Lazio (2.007) Liguria (1.976) e Emilia Romagna (1.868). La spesa pro capite è meno elevata invece in Calabria (1.658 euro pro capite) e Campania (1.670). In Lombardia è di 1.738 euro. Ma il livello di spesa non è un buon indicatore, perché dipende da molti fattori: macchinari diagnostici più efficienti e precisi costano di più, una maggiore specializzazione nella cura delle malattie gravi o croniche costa di più, maggior attenzione alla prevenzione costa di più, una popolazione più anziana aumenta i costi, ecc. Per giudicare la qualità dei diversi modelli di salute, quindi, occorre guardare più in profondità.

… MA LA SPESA CRESCE DI PIU’ – Ad esempio all’evoluzione della spesa negli ultimi anni. Nel periodo 2002-2008 la spesa sanitaria pro capite in Italia è aumentata del 30%, mentre il Pil pro capite è cresciuto del 16%. Un ritmo notevole, spiegabile con l’aumento della domanda di salute da parte dei cittadini, con l’invecchiamento della popolazione, con l’aumento dei costi per gli investimenti in strumenti diagnostici più efficaci. Ma c’è anche altro, perché l’aumento non è stato uniforme nel territorio nazionale. Si passa dal +45% del Molise (l’incremento più elevato) al +22,6% di Bolzano. Se prendiamo le sole regioni a statuto ordinario, gli incrementi più forti, a parte il Molise, si registrano in Basilicata (+41%) Lazio (+40%) e Puglia (+38%), mentre gli aumenti più contenuti riguardano le Marche (+23%) e un gruppo formato da Lombardia, Umbria, Abruzzo con un +24%. Possono esserci ragioni contingenti, può dipendere dal tentativo delle regioni con spesa più bassa di aumentare i propri livelli di assistenza, ma la spiegazione potrebbe essere anche una minore attenzione all’appropriatezza dei servizi offerti e a inefficienze gestionali. Comunque ogni regione in un sistema “federalista” deve considerare la “sostenibilità” del suo sistema sanitario.

I DISAVANZI SANITARI – Perché ci sono regioni in deficit e altre con i conti in ordine. Il disavanzo cumulato pro capite nel periodo 2001-2008 fotografa situazioni molto diverse da regione a regione. Nonostante livelli complessivamente più bassi di spesa sanitaria per abitante, è il sud assieme al Lazio a presentare i deficit più consistenti. Il disavanzo pro capite del Lazio è pari a 2.036 euro per ogni cittadino residente, quello del Molise è di 1.586 euro a persona, quello della Campania è di 1.198 euro, seguita dall’Abruzzo con 888 euro pro capite. Le regioni più virtuose sono invece la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, la Toscana e l’Umbria, con disavanzi cumulati procapite inferiori o lievemente superiori ai 100 euro per abitante. E dalle prime anticipazioni per il 2009 dei tecnici dei ministeri di Economia e Salute, emerge un “buco di 3,4 miliardi che arriva a 4 se si aggiungono i 755 milioni di euro già ripianati utilizzando i bilanci regionali”. Le regioni che hanno accumulato insieme più dell’80% del deficit sono il Lazio (1,3 miliardi da solo), seguito da Campania, Abruzzo, Molise, Calabria, Sicilia e Liguria, mentre ci sono Regioni con bilanci sanitari “formalmente in attivo di 152,5 milioni”. La più virtuosa è la Lombardia con un avanzo di 29,6 milioni. Piemonte ed Emilia Romagna (che chiudono con avanzi rispettivamente di 17 e 41 milioni) hanno attinto però a proprie risorse per 399 e 155 milioni. Le altre Regioni con i conti a posto, senza aver formalmente intaccato i propri bilanci sono Friuli (+9,2 milioni), Toscana (+14,3) Umbria (+10,4) e Marche (+17,5), oltre alla provincia di Bolzano (+13,5).

     
 

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