di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 08:53 del 8 maggio 2008 in Rassegna stampa Torna alla home

Tutto qui? Ma come, hai una maggioranza amplissima, perdi 23 giorni in trattative, rompi la tradizione dell’accettare l’incarico “con riserva“, e poi te ne esci con questa lista moscetta e impersonale? Il governo del Presidente – così era stato chiamato – è davvero “low profile“, come dice Ceccarelli: età media appena sotto quella del governo precedente, soltanto quattro ministri sotto i quarant’anni, poche donne. Ma soprattutto: dodici di Forza Italia, quattro leghisti e quattro aennini (più l’attuazione del programma a Rotondi), nessun “tecnico” ma vastissima rappresentanza di personalità senza alcuna esperienza politica se non la pura e semplice militanza nel partito di Berlusconi. Una marcata impronta settentrionale, un avvocato siciliano alla Giustizia (Alfano), seduto su una poltrona talmente scomoda che molti – per prudenza – l’avevano rifiutata (e questo ci dice molto sul clima tra politica e magistratura); una lombarda alla Pubblica Istruzione (Gelmini), non avendo potuto avere né la Moratti Formigoni. Ma anche una Mara Carfagna che diventa ministro delle Pari Opportunità per meriti e competenze non chiarissimi, e un meraviglioso “dicastero alla semplificazione” per accontentare quel Calderoli fermato nella corsa al vicepremierato non certo dai veti di Gheddafi, ma da quelli di Gianni Letta.

Nelle more del nuove esecutivo, rifulge la trombatura di Lucio Stanca, che il 10 aprile il presidente del Consiglio annunciava come sicuro presente nell’esecutivo: niente innovazione per l’inventore del fantastico Italia.it, un sito internet che è già leggenda. Forse è stato l’attacco arrivato proprio ieri da La Voce contro Stanca a far cambiare idea a Silvio? Molto più probabile che sia stata la necessità di accontentare Renato Brunetta, che dopo tanti anni di lavoro oscuro ai fianchi di Tremonti doveva pur meritarsi uno strapuntino. E allora a lui toccherà quella “semplificazione burocratica” di cui si parlava nel programma del PDL, e che dovrebbe far risparmiare miliardi e miliardi di euro. Auguri. Ne ha davvero bisogno. Un’altra illustre assente è Michela Vittoria Brambilla: alla fine la fronda di Dell’Utri nei suoi confronti ha avuto successo, anche se il Premier ha annunciato che per lei è pronto il viceministero con delega alla Sanità (della quale è notoriamente un’espertona). Andrea Ronchi, ombra di Fini durante il periodo di commissariamento di fatto di Alleanza Nazionale – dopo che i luogotenenti erano stati beccati a parlar male del capo in un bar a piazza di Pietra – va alle Politiche comunitarie, e c’è da giurare che rappresenterà la longa manus del presidente della Camera nel governo. Sandro Bondi, invece, se ne va alla Cultura, come si diceva all’epoca: adesso aspettiamo la lista dei viceministri e sottosegretari per vedere se abbiamo anche azzeccato il ticket con Capezzone.

E’ il governo di “un uomo solo al comando“, come dice Giannini? “Una cosa è sicura. Berlusconi non si metterà in guerra con nessuno. Né con l’opposizione, né meno che mai con il Paese. È una metamorfosi funzionale ai suoi corsi anagrafici e ai soprattutto ai suoi percorsi politici. Ha 72 anni. Vuole passare alla storia, da statista repubblicano. E punta dritto al Quirinale, la sua “magnifica ossessione”. Questo governo, così piatto eppure resistente, per l’Italia può anche non servire granché. Ma per il Cavaliere sembra proprio un perfetto trampolino di lancio, costruito proprio con quell’unico scopo: il grande salto verso il Colle. Visti i dolorosi tormenti del Pd, stavolta non si vede chi possa fermarlo“. Difficile dargli torto.

Insomma, per andare peggio ci vuole solo dare uno sguardo allo schieramento avverso. Dove Veltroni è ancora alle prese con il totoministri del governo ombra perché alcuni di coloro che dovevano costituirlo (Bersani, ad esempio) non vorrebbero accettare per dare un segnale di ostilità dall’ala dalemiana. Il tutto sintetizzato perfettamente dal sommario dell’articolo del Foglio di oggi: “Veltroni prepara il governo ombra e aspetta l’editore ombra dell’Unità (Carlo De Benedetti, ndr) per allontanare l’ombra di D’Alema“. Il quale leader maximo ha in testa un’idea geniale per imprimere la svolta al PD, una di quelle per cui è diventato famoso e ce lo invidiano in tutto il mondo: reinbarcare la Sinistra Arcobaleno e tornare all’Unione. Originale, nevvero?

(le vignette che vedete qui ospitate – vengono dall’archivio di Cuore, settimanale di resistenza umana, messo on line dai benemeriti di Unamanolavalaltra). Grazie di esistere. E, pensate, sono state realizzate 17 anni fa. Come (NON) cambia il mondo, eh?)

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