di Fabrizio Vinci
Ecco qualche suggerimento per i turisti dotati di spirito avventuroso che volessero cogliere l’essenza della città di Messina: a parte il centro cittadino tagliato in due dal preistorico tram e le strutture ospedaliere pericolanti, vi consiglio di visitare i quartieri popolari, e lì che troverete il contatto diretto con una realtà molto lontana dal concetto di civiltà. Attraversando i vicoli stretti e insani, tra le “casette” ricoperte d’amianto, farcite di famiglie prolifere che vi abitano all’interno. Ricordate De Gregori consigliava a Celestino di andare in Africa: alcuni rioni messinesi sono un ottimo surrogato. Le frane e gli smottamenti sono all’ordine del giorno; l’escalation dell’abusivismo ha prodotto i suoi effetti ambientali con il risultato che la flora del monti Peloritani non riesce più a drenare una pioggia più intensa delle altre. Il paradosso: nonostante le precipitazioni, è la mancanza di acqua corrente una delle emergenze primarie della città: infat ti l’acquedotto si sgretola tra gli smottamenti di terreno. Quali prospettive per una città che ha perso le speranze; un amaro senso di abbandono viene avvertito dalla cittadinanza e la rassegnazione diventa così il sentimento predominante. Il politici locali, sindaco in testa, sono sempre in prima linea per farsi fotografare sul luogo di un disastro naturale, tutto questo in perfetto stile berlusconiano (vedi L’Aquila).



