di Francesco Costa
postato alle 10:55 del 25 settembre 2008 in La rubricaTorna alla home

Sembra ormai pronta la strategia veltroniana per risollevare le sorti del Partito Democratico: rilanciare le primarie, ostacolare l’avanzata dell’Italia dei Valori e passare ad un’opposizione più aggressiva.

Walter Veltroni avrebbe un piano per far uscire il Partito Democratico dalle secche di questi mesi. Un piano per evitare che i prossimi appuntamenti elettorali si rivelino per il Pd quel disastro che molti si aspettano: disastro che sancirebbe, per lui, l’addio alla poltrona di leader del partito. Gli obiettivi di questa strategia sono chiari: recuperare consensi nei ceti popolari, invertire le tendenze evidenziate dai sondaggi, ostacolare l’avanzata di Antonio Di Pietro, arginare la temuta resurrezione della sinistra radicale. Per la segreteria di Walter Veltroni si tratta probabilmente dell’ultimo appello: un risultato deludente alla prossima tornata di elezioni europee e amministrative aprirebbe di fatto la guerra per la sua successione (Letta, Bersani e Finocchiaro scaldano già i motori) portando il partito dritto dritto al congresso anticipato. Nell’impossibilità – forse, sostengono i maligni, anche nell’incapacità - di inventarsi qualcosa di nuovo per risalire la china nel giro di pochi mesi, la decisione è stata pressoché inevitabile: spostare a sinistra l’asse del partito.

PRIMARIE IN ABRUZZO? - La nuova strategia veltroniana muove già oggi i suoi primi passi in Abruzzo, fronte particolarmente caldo dove da settimane si consuma un vero e proprio braccio di ferro tra un Partito Democratico in grave confusione e un’Italia dei Valori quanto mai vivace e intraprendente. Durante la recente convention nazionale dell’Italia dei Valori (tenutasi, manco a dirlo, a Vasto, in Abruzzo) Antonio Di Pietro ha lanciato la candidatura dell’on. Carlo Costantini alla poltrona di governatore regionale e, forte del probabile appoggio della sinistra radicale, ha messo il Pd con le spalle al muro: “Decidetevi: o fate la coalizione con noi o andiamo da soli, è inutile perdere tempo a cercare un terzo nome”. Ecco, quindi, la prima mossa. Il Partito Democratico avrebbe deciso di rifiutare l’aut aut dell’Italia dei Valori incalzando Di Pietro su un fronte a lui particolarmente caro: Costantini accetti di sfidare uno o più candidati democratici in un’elezione primaria. Mentre continuano febbrili i contatti con l’Udc regionale, nei prossimi giorni il Partito Democratico abruzzese diffonderà un regolamento regionale per le elezioni primarie: Di Pietro – grande sostenitore di questo strumento e del “diamo voce ai cittadini” – dovrà decidere se far passare o no la candidatura di Costantini al vaglio degli elettori.

LE ELEZIONI EUROPEE - Il rilancio delle primarie non si fermerà all’Abruzzo. Il Pd darà battaglia perché le preferenze non vengano cancellate dalla legge elettorale per le elezioni europee (qualcuno dice che pur di avere le preferenze, il Pd non farebbe le barricate davanti allo sbarramento al 5% proposto dal Pdl), ma se davvero il centrodestra dovesse introdurre le liste bloccate anche in Europa, Veltroni sarebbe pronto a lanciare delle primarie volte a stabilire la posizione in lista dei candidati, tentando così di scompaginare lecarte anche all’interno del suo apparato e tentare il tutto per tutto. Gli organi di coordinamento del partito sarebbero così svuotati da ogni potere decisionale: se gli ulivisti gongolano, dalemiani e popolari sono già sul piede di guerra.

VERSO SINISTRA - Non solo primarie, comunque. Lo slittamento a sinistra del Partito Democratico sarà globale e toccherà tutti i temi caldi di questi e dei prossimi mesi. Abbandono delle velleità liberal e mercatiste della campagna elettorale, finendo così per trovarsi su un terreno insolitamente vicino a quello del ministro dell’economia Giulio Tremonti; no a qualsiasi collaborazione col centrodestra sul fronte del ddl Alfano; stop al dialogo sul federalismo fiscale e sulle ipotesi di riforma della Costituzione; ferma opposizione al progetto di riforma della scuola del ministro Gelmini; bocciatura senza appello della gestione della vicenda Alitalia e dell’eventuale cessione della compagnia di bandiera alla Cai. In generale: toni più alti, comunicazione aggressiva, posizioni oltranziste e un po’ di populismo per combattere sul suo terreno l’Italia dei Valori, tagliare le gambe alla rediviva sinistra radicale e tentare di salvare il salvabile. Più Di Pietro, meno Blair: la nuova stagione è già finita.

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