Il partito del non voto

21 marzo 2010

Le ultime regionali in Francia hanno visto la falsa affermazione dei socialisti. Mentre tutti correvano a congratularsi con la novella Giovanna D’ Arco d’oltralpe a pochi veniva in mente che il vero partito vincitore delle elezioni francesi e’ stato quello del non voto. Molti francesi hanno preferito disertare le urne rassegnandosi ad un laissez faire e stringendo le spalle dinanzi alla situazione politica contingente.

In Italia, i signori del maggioritario, i paladini del 51 %, quelli che promulgano leggi a botte di maggioranza, non fanno altro che riempirsi le fauci con la storia della maggioranza che decide per tutti. Ma è vera maggioranza? Forse no, forse bisognerebbe stornare dal computo il partito del non voto che, ormai, anche in Italia ha raggiunto e superato il 30% dell’elettorato. Un terzo degli aventi diritto al voto, si sono stufati di questa messa in scena, di questa democrazia che di maggioritario ha solo il nome, essendo di fatto una ristretta oligarchia tra signorotti di destra e di sinistra che tutto fanno tranne che darsi una data di scadenza.

Però, un sistema democratico che si rispetti dovrebbe tenere in giusta considerazione anche questi elettori che non trovano nulla di stimolante nell’offerta elettorale che gli viene prospettata innanzi. In fondo ognuno di noi dovrebbe andare a votare “per ciò che è meglio” mentre nell’ultimo ventennio ci siamo sempre più accontentati di andare a votare per “il meno peggio”. Un sistema veramente democratico dovrebbe, comunque tener conto del corpo elettorale non votante. Il partito dell’astensione dovrebbe trovare una sua collocazione giuridica all’interno dell’arco costituzionale, poiché se il parlamento è rappresentanza del popolo, si deve rappresentare anche il popolo che non vota.

Una sorta di convitato di pietra che dovrebbe pesare come un macigno sulle dinamiche artatamente democratiche dell’attuale situazione politica. Già, sembra facile , ma come si fa a far contare chi non c’é e non vuole esserci? Di certo il partito del non voto non può presentarsi alle elezioni come una struttura organizzata, non può partecipare ai ludi cartacei elettorali come i partiti dai quali, invece, vuole differenziarsi. Una via risolutiva e, secondo me, di buon senso, potrebbe essere quella di conteggiare comunque i seggi vinti dal partito dell’astensione e sottrarli al numero complessivo dei seggi parlamentari. Se gli astenuti in Italia sono il 30%, allora si sopprimano il 30 % dei seggi parlamentari.

Sarebbe questa una metodica semplice, efficiente e assai razionale per ridurre i costi della politica in modo serio, per responsabilizzare i politici verso gli elettori e per stimolarli a non perdere il contatto umano con il corpo elettorale che , in questo caso, avrebbe un potere assoluto “di vita o di morte” nei confronti di tutti i parlamentari.

Mi piacerebbe che questa mia proposta venisse commentata dai lettori, a prescindere dalle colorazioni politiche ma come cittadini innamorati del loro paese.

12 commenti a Il partito del non voto

  1. Cris

    Sarebbe quantomeno democratico…. ma siamo in democrazia?

  2. Marco

    sulla carta giusto, niente da dire… ma in pratica come lo vedresti messo in atto? quali seggi togli? a quali regioni togli rappresentanza?

  3. Claudio Meinardi

    Premesso che io a votare ci vado, ecco il mio parere.
    E’ una proposta interessante che nessuno voterebbe mai, per la ragione che va contro gli interessi politici delle forze attualmente in gioco, che evidentemente sarebbero unite nel contrastarla. Una sorta di paradosso democratico.
    Ma se riuscite a trovare il modo, io sono d’accordo.
    Ora due parole mie.
    L’unica cosa che impedisce a questo paese di ritornare ad essere una ditattura è la Costituzione. Se no Berlusconi sarebbe già da un pezzo il nuovo duce. Con buona pace di tutti coloro che lo votano, di chi non vota, e buona parte di chi finge di osteggiarlo.
    Invece B non può emanare tutte le leggi che gli pare per via del Presidente della Repubblica (che gli può bocciare le leggi) e della Consulta (che ne può riconoscere l’incostituzionalità).
    Dunque B deve fare tutti quanti fessi quando emana le leggi e questo gli rende la vita difficile. Intanto cerca di diventare Presidente della Repubblica e disintegrare la corte costituzionale. Magari riscrivere un po’ la costituzione. Guarda un po’.
    Guardiamo in faccia la realtà, e andiamo a votare. E’ ora.

  4. walter IDV Ta

    Per sconfiggere e cacciare via questo governo di delinquenti,abbiamo un’arma
    potente,il VOTO,basta farne buon uso.Votare per tutte le forze di opposizio=
    ni.Sono sicuro che al nano di Arcore farebbe un grande paura.Via l’Italia
    delle persone oneste.

  5. walter IDV Ta

    Scusate l’errore di scrittura,volevo dire:Viva l’Italia delle persone oneste!

  6. Giovanni Palombo

    Berlusca e’ sopravvissuto ache a rovesci elettorali, il voto non basta.
    L’opposizione vive solo perche’ c’e’ Berlusconi, finito lui finisce anche il di pietrismo et similia.
    C’e’ un vuoto morale e di coscienza che attanaglia tutto il popolo italiano che ormai si e’ lasciato convincere a dividersi in opposte tifoserie perdendo il senso di scelte piu’ grandi e importanti.

  7. HANNO LA FACCIA COME IL CULO

    “Molti francesi hanno preferito disertare le urne rassegnandosi ad un laissez faire e stringendo le spalle dinanzi alla situazione politica contingente.”

    E se invece almeno una parte fosse un non voto di segnale e per nulla rassegnato alla situazione ma di sfiducia verso i propri candidati e la propria parte politica?
    Un pò come la caporetto della sinistra in Italia due anni fa?
    Sarebbe comunque da interpretare negativamente, come voti buttati?

    Per la tua proposta si potrebbero raccogliere le firme per una legge popolare ma penso all’enorme resistenza della politica nel trasformarla in legge. Vedi le interessanti proposte di Grillo morte in senato grazie ai governi ed al capo del senato.

    Comunque fatemi un fischio per la raccolta eventuale. :)

  8. LightQuantum

    Io, da buon libertario, sono d’accordissimo… anche perché non voto ormai da alcuni anni. Certo la resistenza della politica sarebbe forte, nonostanze le dichiarazioni di voler diminuire il numero di parlamentari. Ma poi diminuire il numero per far rubare di più a quelli che rimangono?
    In più moltissimi italiani vivono e tirano avani grazie agli appoggi e alle clientele della politica; per cui, secondo me, non c’è molta speranza che una cosa del genere si concretizzi.

  9. Marco C.

    Proposta interessante,in astrato.In concreto assai difficile da realizzare, e non solo per la probabile opposizione dell’attuale classe politica, sia di dx che di sx ma anche perché, a mio parere, il non voto elevato al “rango” di scelta politica, è un non senso della democrazia.

  10. Nomenklatura

    Chi non vota appartiene a due categorie: quelli disillusi che ritengono di non dover perdere una domenica per votare partiti di cartapesta e politici arrampicatori, poi ci sono quelli che “Berlusconi chi?” “Dipietro chi?” a quelli non è che la politica piaccia meno è che proprio non sanno manco che se vivono come vivono il merito o il piu delle volte la colpa è dei politici che li governano a loro insaputa, se gli chiedi chi era Togliatti ti squadrano con quel tenero sguardo ottuso ma se gli chiedi chi ha vinto il grande fratello ti rispondono con il tono del professorino universitario di fisica delle particelle: “il GF 6 o il GF delle edizioni passate?”.

    Nel primo caso un riconoscimento parlamentare della loro non presenza non è eticamente corretta perche’ i “disillusi” urlano stadno in silenzio nessuno li puo’ rappresentare per cui se vuoi intercettarli li devi conquistare non “normalizzare” a forza come in Giappone dove persino la mafia ha una sua collocazione istituzionale precisa e rigida all’interno della società. Un riconoscimento invece per la categoria dei “caduti dal pero” è inutile perchè tanto non capirebbero la differenza.

  11. rebyjaco

    caro GIOVANNI PALOMBO! Stai attento, ti stai segando la sedia da solo. In Italia, parlando (scrivendo) così, sei fuori dal “”SISTEMA”", non bisogna nominare chi non vota per protesta, (fanno comodo a TUTTI), come negli USA., vogliono che vadano a votare solo “”GLI AFFILIATI “” al sistema, coloro che ILLUDENDOCI di essere DEMOCRATICI, andiamo sempre a votare. Ci sarebbe un sistema per contare chi si OPPONE a questi POLITICI i più corrotti di TUTTI i paesi CIVILI, I VOTI, ANNULLATI, (magari con una croce su tutto il foglio), dovrebbero essere contabilizzati come “”Annullati Per Protesta”" e allora sapremmo quanti, sentiamo schifo per questa Politica. NON lo faranno MAI, LORO, godono, sostenendo di aver raggiunto il 54% dei voti, però non dicono che, magari, quel 54% dei voti, è, NUMERICAMENTE, inferiore al 40% che avevano preso in altra elezione. Probabilmente, accadrà anche in Italia, vedrai che ridere se così fosse.

  12. per commento il mio articolo su Opinione e La Voce di Rovigo

    IL PARTITO DEL NON VOTO
    Rinaldo Boggiani

    Caratteri fondanti della democrazia sono la tutela delle minoranze e del dissenso. Il non voto è una delle possibili espressioni democratiche, uno dei modi in cui si può realizzare il dissenso dell’elettore. Come tale, da rispettare e difendere.
    Il fenomeno del non voto ha dignità intrinseca tanto più alta quanto più politicamente e moralmente basso è il clima pubblico causa del fenomeno.
    Il non voto è uno sparo democratico dell’elettore sui governanti, colpevoli di aver svuotato la sua volontà; una bomba progressista su chi ha simulato e dissimulato; su chi ha truffato i cittadini e si trova ancora al potere pronto a richiedere fiducia dopo aver disgustato, giorno dopo giorno, il sovrano: il popolo elettore.
    Quando l’inganno diventa sistema; le istituzioni pullulano di pirati pronti all’assalto, di comitati d’affari e l’etica è solo un parolone da usare durante le campagne elettorali; quando politica diventa sinonimo di intrigo, la casta prevale sul partito e il partito sull’individuo; l’elettore, con dignità, si allontana da quel sistema in cui non crede più. E il suo silenzio, la sua non partecipazione diventano, a loro volta, un altro sistema.
    I politicanti sentono il cambiamento; si rifanno il trucco; ritornano a litigare in tv, gli ascolti precipitano. Per capirci qualcosa ricorrono al sociologo di turno, al politologo con la cattedra negli Usa e tentano, per l’ultima volta, di imbrogliare il re.
    Ma il vento è cambiato. Una fascia di popolo sempre più importante ha preso coscienza dei propri doveri, nei confronti del Paese, delle future generazioni e, senza violenza, ha detto basta. Stop alla politica degli slogan, agli analfabeti, ai faccioni sorridenti. Ora persone preparate, trasparenti, dignitose. Ora progetti, un’autentica lotta democratica, un vero ed elegante scontro dialettico.
    Il nuovo clima politico porta sulla scena visi nuovi, nuovi movimenti: la persona prevale sul partito, il partito sulla casta. Ladri e prostitute; corrotti e faccendieri; figli di e opportunisti non trovano più spazio nel rinnovato scenario.
    Giovani di ogni categoria sociale, intellettuale, trovano la strada dell’impegno, quella stessa fino a ieri sbarrata dai professionisti della politica.
    L’elettorato riscopre nuovi entusiasmi, quelli da sempre legati al fare politica, essere città organizzata, Nazione nel mondo. Rinasce il coraggio di nuovi programmi che coinvolgono tutti, si torna a sognare. Si spinge all’angolo il vecchio e il putrido; chi si è servito della democrazia per scopi personali, settari, di potere che hanno visto l’elettore strumento e non fine.
    Dopo una fase disgregante di tutti contro tutti, la gente si ritrova nelle piazze per una nuova stagione politica.
    Quando l’elettore sa che il suo voto conta, si sente importante perché è importante; mette in agenda l’appuntamento con il proprio seggio elettorale, si veste a festa perché partecipare alla vita del Paese, della comunità, è una festa: intima e sociale.
    E tutto riparte anche per merito di chi ieri ha saputo dire “non vengo perché non ne vale la pena”.
    rinaldo.boggiani@libero.it

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>