Cultura

Il doganiere

21 marzo 2010

Nessuna alba e nessun tramonto per una vita che è peggio di una prigione

Non mi resta più nulla, giusto questo sorriso e questa stretta di mano con cui scambio un augurio di pace: senza illusione però, perché anche questa Domenica cadrà nel vuoto della mia esistenza. Una due persone mi stringono la mano. Gli altri mi evitano e hanno sostituito all’invidia la commiserazione e la condanna. Perché la mia vita non è stata sempre il camminare da solo e venire a Messa.

Avevo un mio potere un tempo, un potere che mi è scivolato tra le dita come un gelato per un bambino che lo guarda a terra nella speranza di riaverlo magicamente tra le mani. Ero un doganiere, in un porto importante di questa Italia di poeti e navigatori. Ogni giorno carichi enormi passavano davanti ai nostri finti controlli, al nostro agitarsi continuo consapevole di corruzioni e accordi che volavano sopra la nostra testa. Ma la tavola era grande e le briciole erano quanto di meglio potessimo aspirare. Prendevamo per noi e i familiari, per gli amici o per impressionare le ragazze. A volte facevamo pure beneficenza, caldamente ringraziati come giusti tra i giusti. Prendevamo tutto, sicuri che nessuno ci avrebbe mai detto nulla.

Ma non durò per sempre così un bel giorno, aprendo il giornale, un giovane procuratore in cerca di fama mostrava la sua foto sotto un titolo a tre colonne. Io ero tra quelli troppo piccoli per essere indicati con il nome, troppo deboli per uscirne puliti. Quando tornai a casa il portiere mi consegnò l’avviso di garanzia aperto, già mostrato a chissà quanti condomini, con la stessa leggiadria e sicurezza con cui io gli avevo regalato uno stereo per la sua auto. Non c’è riconoscenza per chi ha rubato per te, solo risentimento per la scarsa entità del furto. Sono andato in galera a vita. La condizionale mi ha salvato da quello statale ma la diffusione della storia mi ha costretto a stare qui per sempre. Vivo della pensione di mia madre, di quell’avvoltoio nero che spreca le sue poche parole a dirmi che sapeva che sarebbe finita così e che dovrei trovarmi un lavoro. E chi darebbe il lavoro ad un truffatore, per giunta tanto stupido da farsi scoprire?

Le mura della mia casa sono la mia prigione, l’ora d’aria la messa domenicale e le tante passeggiate che faccio da solo.
La mattina conto i miei capelli bianchi, come i bastoncini che indicano quanto manca all’alba della naia. Ma non ci sarà nessuna alba, solo il tramonto della vita di mia madre e del suo sostentamento. Non mi importa di quando verrà, ne approfitterò per andarmene a casa e non uscire mai più. Allora mi siederò e aspetterò in silenzio di stringere la mano al Padreterno, sperando che almeno lui, dimenticando le mie colpe, mi doni la pace eterna.

4 commenti a Il doganiere

  1. AngelDevil

    Molto spesso si è “vittime” delle nostre stesse scelte e queste a loro volta creano altre vittime: il nostro chiudere gli occhi di fronte traffici illeciti solo per un nostro tornaconto farà di sicuro soffrire qualcuno, ci sarà una violenza dietro questa nostra stupida leggerezza solo per arricchirsi un po’ materialmente.
    Bisogna riflettere prima di agire, prima di rovinare altre vite, in primis la nostra.

    Buona domenica Pietro!

    • marblestone

      Infatti con leggerezza si trasgrediscono le regole sicuri di essere esclusi da ogni possibile punizione. E per chi è senza arte nè parte, chi si è adagiato su posizioni di privilegio che ha ricevuto in regalo, non c’è scampo e non c’è speranza di una seconda chanche.
      Dall’altro lato invece si ruba senza pensare che qualcun altro ne paga sempre e comunque le conseguenze…
      Buona domenica anche a te

  2. Sabino

    Questo pezzo ha un sapore retrò. Oggi siamo alluvionati da storie di gente che ne combina di tutti i colori e continua imperterrita sulla sua strada. Però ammetto che ciò accade in genere agli alti livelli, quelli che ci giungono dall’informazione generalizzata. I morti di fame che intendono trasgredire sono duramente puniti, i potenti si “riciclano” in tutti i modi possibili.

    • marblestone

      Questo racconto voleva proprio considerare i pensieri ed il destino di chi ha sbagliato come tanti e ha pagato come pochi…

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