La Grecia che non può più curarsi

di - Ad Atene aumentano a dismisura i cittadini senza assicurazione sanitaria. Alcuni medici provano ad aiutarli gratis

La Grecia che non può più curarsi
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La crisi economica che ha travolto la Grecia, paese con la disoccupazione schizzata al 25% e redditi sempre più esigui per l’elevata pressione fiscale imposta dalla politica di austerity, ha generato anche un allarme sanitario.

 

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SISTEMA SANITARIO AL COLLASSO – Ad Atene sempre più persone non pagano l’assicurazione che garantisce le cure negli ospedali pubblici, e sempre più persone, quindi, si vedono negare cure anche semplici e farmaci più e meno costosi. Per i pazienti colpiti da gravi patologie, come i tumori, l’assenza di assistenza diventa questione di vita o di morte. Per far fronte all’emergenza alcuni medici hanno deciso di lavorare gratuitamente al di fuori delle strutture pubbliche. Lo racconta il New York Times in un articolo a firma di Liz Alderman.  Il dottor Syrigos, a capo del più grande reparto di oncologia della Grecia, ed altri colleghi hanno creato una rete di operatori per aiutare i malati di cancro non assicurati ed altre persone che necessitano di cure. I medici lavorano all’esterno dei canali ufficiali: i medicinali vengono donati dalle farmacie, da alcuni aziende farmaceutiche e familiari di pazienti deceduti. Il centro medico di fortuna è stato allestito alla Metropolitan Social Clinic, un centro di fortuna nei pressi di una base americana abbandonata, poco distante dalla capitale.

“SIAMO ROBIN HOOD” – “Siamo una rete di Robin Hood”, ha detto il dottor Giorgos Vichas, cardiologo tra i fondatori del movimento clandestino. “Ma questa operazione ha una data di scadenza”, spiega. “A causa della crisi la gente non sarà più in grado di donare. E’per questo che stiamo facendo pressione sullo Stato per assumersi di nuovo le sue responsabilità”, aggiunge. Nell’ultima manovra il governo ha stabilito ancora tagli al sistema sanitario. A volte sono i pazienti a procurarsi del materiale, come le siringhe, per curarsi negli ospedali pubblici, mentre le farmacie esigono pagamenti in contanti.

 

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