Economia

Il Cav e l’establishment, prove tecniche di avvicinamento

SINDACATI E CONFINDUSTRIA – Ma per fare tutto questo c’è bisogno della pace sociale. Berlusconi ha sentito in questi giorni Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) più di quanto abbia fatto nei cinque anni di governo precedenti. “Aiutatemi e aiutatiamoci”. La nomina di Luca Cordero di Montezemolo a rappresentante del made in Italy, oltre a congelare le velleità terziste del Paese, è stata letta come un riconoscimento alla nobiltà imprenditoriale italiana (gli Agnelli, i Merloni, gli Abete o i Della Valle), sorpresa dalla nomina di Emma Marcegaglia alla presidenza di Confindustria e senza dirette sponde politiche.

Proprio il rapporto con la Marcegaglia è tutto da costruire. Certo, tutti i suoi vicepresidenti trasudano industria e sembrano la versione più presentabile del catino di Vicenza che ha acclamato Berlusconi e riempito di fischi Montezemolo. Ma la brunetta mantovana e il Cav non potrebbero essere più diversi. Però i rispettivi sherpa hanno trovato punti su cui discutere: un taglio della fiscalità che vada anche alle Pmi e la riforma della contrattazione per ampliare il livello di produttività, che sta a cuore soprattutto alle grandi imprese. Fiat in testa.

GEOPOLITICA - Il Cavaliere proverà a sfruttare anche un quadro geopolitico più frendly rispetto al passato. La fine della presidenza di Bush permetterà all’Italia di essere allo stesso tempo amica di Stati Uniti, Russia, Germania e Francia. Di questo vogliano approfittare i veri campioni nazionali: le partecipate del Tesoro Eni, Enel o Finmeccanica. Senza contare che Paolo Scaroni, Fulvio Conti e Pierfrancesco Guargaglini tirano un sospiro di sollievo anche perché non dovranno avere a che fare con gli uomini ex Iri di Prodi (Alessandro Ovi, Daniele De Giovanni o Maurizio Prato): gente che, a differenza degli apparatnik vicino al Pdl, conosce a menadito la macchina pubblica.

TEORIA E PRATICA - In teoria, per far girare la mutua assistenza tra governo e poteri forti, basterà che ognuno faccia la sua parte: Berlusconi dovrà fare le riforme e metterci la faccia (come in Alitalia) sulle operazioni più delicate; banche e imprese dovranno avere più coraggio negli investimenti e offrire prodotti e servizi migliori; i sindacati dovranno frenare le spinte massimaliste al loro interno. Ma se l’economia (e non soltanto quella italiana) restasse al palo, se gli stakeholder storici del centrodestra (Partite Iva o commercianti) si sentissero abbandonati, se la distribuzione della ricchezza dimenticasse il ceto medio, allora al Cav non basterà un “Meno tasse per tutti” per concludere in gloria la sua carriera politica.

(Dario Ferri è lo pseudonimo di un giornalista che scrive per un quotidiano nazionale che prima aveva poche pagine, e adesso ne ha di più. Si occupa di economia e poteri forti)

9 commenti a Il Cav e l’establishment, prove tecniche di avvicinamento

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  3. CUOCO

    quanta carne al fuoco

    ci vorrà parecchia abilità e tanta fantasia per saperla cuocere tutta

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  5. the ripper

    mara carfagna ministro è ciò che conta. il resto è noia.

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