I deputati di maggioranza non fanno sconti al presidente della Camera. Quando in aula, durante un aspro botta e risposta, il leghista Gibelli lo definisce “distratto” esultano anche i colleghi del Pdl. Mentre Bossi snobba i suoi interventi: “Discute troppo”.
Il boato che si eleva dall’aula di Montecitorio quando il deputato leghista Andrea Gibelli dà del “distratto” al Presidente della Camera vale più di mille parole: è l’emblema di quel clima di
ostilità tra camicie verdi e finiani maturato negli ultimi tempi e poi accentuatosi ancor di più all’indomani dell’annuncio dell’iniziativa Generazione Italia. Un progetto che ancor prima di decollare può rivoltarsi contro i suoi ideatori ed esporli a fin troppo facili critiche.
LEGA CONTRO - “Quando parla di lavoro non sa di cosa parla visto che prima di fare il magistrato non lavorava…”, diceva Gibelli nel suo intervento riferendosi al leader dell’Idv Antonio Di Pietro, intervenuto poco prima di lui. Fini, a quel punto, riteneva opportuno un suo intervento per provare ad abbassare i toni del dibattito, considerati anche i fischi che piovevano dall’opposizione nei confronti dell’onorevole leghista. Ma sembrava davvero non bastare quell’“onorevole Gibelli…” ripetuto più volte, visto che il deputato della Lega, per giustificarsi, ribatteva prontamente invocando la “passione politica”. Il siparietto continuava. Il presidente dell’assemblea rispondeva alla veemenza dell’oratore provvedendo a richiamarlo nuovamente: “Nessuno discute la passione politica, la prego solo di usare parole consone al luogo in cui si trova”, affermava Fini a Gibelli senza riuscire nell’intento. Sarà destinatario di una ancor più dura controreplica da parte del deputato: “Presidente, nella sua distrazione l’onorevole di Pietro ha chiamato latitante il presidente del Consiglio…”, dice Gibelli.
L’OVAZIONE DEL PDL - Dalle sue parti sembrano gradire molto il gesto. E quel che più sorprende è non c’erano solo i rappresentanti del partito di Bossi a palesare il loro apprezzamento per l’atteggiamento del leghista: anche gli onorevoli del Pdl di fede berlusconiana mostravano di gradire le esternazioni palesemente e strumentalmente polemiche dell’onorevole. Un atteggiamento, quello della maggioranza che approvava
l’affondo al Presidente della Camera, tale da essere ripreso dai colleghi dell’opposizione. “Di fronte a un esponente della Lega che attacca il presidente Fini in aula durante la diretta televisiva, la maggioranza ha risposto con un’ovazione. Questa è la prova di come sono ridotti, di quanto siano dilaniati”, ha evidenziato a fine seduta il capogruppo Pd Dario Franceschini.
BOSSI INFIERISCE - Nei riguardi dell’ex leader di An non ha usato mezze misure nemmeno Bossi. Il senatur ne ha approfittato per girare il coltello nella ferita aperta nel Pdl. Lo ha fatto parlando di una Lega compatta che si contrapporrebbe ad altri che discutono troppo dando una immagine, elettoralmente dannosa, di divisioni interne. Ogni riferimento a persone o cose puramente casuale? No, Bossi non si nasconde. “Fini – ha fatto sapere ieri il ministro per le riforme – discute troppo. Secondo me non si può cambiare niente in un Paese se tutti i giorni si fanno discussioni e si mette in dubbio tutto. No, si sta insieme a un altro se non si mette in dubbio, altrimenti è difficile”. C’erano una volta due alleati.



