Lo stupro? Non è un problema solo femminile

18/03/2010 - Uno studio governativo inglese evidenzia che le violenze sessuali subite dagli uomini sono sottostimate e poco visibili. E’ una questione prettamente culturale. Nell’immaginario collettivo gli uomini sono gli aggressori, le parti attive, quelli che commettono il fatto, gli stupratori, le

     
 

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Uno studio governativo inglese evidenzia che le violenze sessuali subite dagli uomini sono sottostimate e poco visibili.

E’ una questione prettamente culturale. Nell’immaginario collettivo gli uomini sono gli aggressori, le parti attive, quelli che commettono il fatto, gli stupratori, le donne le vittime. “L’uomo è cacciatore” recita un luogo comune avallando questa tesi, ma quali sono le reali conseguenze di questa strisciante forma mentis così subdolamente radicata nella nostra società da diventare  scontata? Molto più di uno spot per il dopobarba in cui l’uomo non chiede mai, categorizzare in questa maniera maschi e femmine ratifica di fatto lo status quo, danneggiando entrambe le parti. Infatti in una cultura in cui è l’uomo a dover rispondere di fronte alla legge del proprio comportamento sessuale aggressivo, sarà difficile che il sesso maschile riesca a trovare facilmente posto dall’altra parte, come vittima. Questo è quello che è emerso dall’annuale rapporto Stern inglese che cerca di contrastare questa tendenza parlando di stupro per la prima volta in maniera “neutra” senza attribuire a chi subisce le violenze un’identità sessuale.

NON SONO POCHI - Secondo la ricerca in Gran Bretagna le violenze sessuali subite da uomini sono l’8% del totale, ma questa percentuale registra sono i casi denunciati, e lascia intuire che in realtà i casi sono molto più numerosi, senza menzionare quelli commessi nelle carceri. Infatti gli uomini stuprati devono superare una montagna di pregiudizi per arrivare a rendere ufficiale e perciò perseguibile la violenza. Un’associazione che lavora con vittime maschili ha dichiarato: “Sono pochi gli  uomini che andranno alla polizia per denunciare uno stupro, perchè  non vogliono sentirsi meno di un uomo, e non vogliono essere considerati gay“. Questa tendenza secondo un altro studio il British Crime Survey, si ripercuote anche nella denuncia delle violenze domestiche: le donne che si rivolgono alle autorità sono l’81% del totale contro il 19% dei maschi. Tutto questo diviene ancora più tragico se poi la situazione viene ribaltata sul piano dei ragazzi maschi che subiscono violenze. L‘associazione Child Line infatti l’anno scorso ha portato avanti una  campagna informativa tesa a sensibilizzare i giovani e a far passare il messaggio che non è una vergogna l’aver subito uno stupro o il chiedere aiuto.

E IN ITALIA? – Sul sito del ministero delle Pari Opportunità sono presenti le campagne promosse dal misistro Carfagna: solo nella campagna “Io dico no alla violenza” c’è il tentativo di non identificare le vittime in modo sessuale, ma d’altra parte anche la violenza di cui si parla è generica: “violenza fisica e psicologica, compresa quella fondata sull’intolleranza razziale, religiosa e di genere”. E’ presente un numero antiviolenza, per le donne, e una campagna antiomofobia, ma niente di più. Per sentire parlare apertamente di stupri maschili bisogna citare Grillini, all’epoca a capo dell’Arcigay, che nel 1992 raccontava: “Un uomo che subisce violenza sessuale si sente colpito nella virilita’ , si vergogna terribilmente e tace. Risultato? Gli stupratori di maschi possono contare sull’ assoluta impunita’”. Da allora non è cambiato molto evidentemente; di stupri maschili parla ancora l’Arcigay, denunciando ad esempio gli stupri nelle carceri, ma che sia solo quest’associazione a parlarne rischia di far identificare la violenza contro gli uomini con l’orientamento sessuale, sembra quasi che chi subisce lo stupro se lo sia cercato, un po’ come chi dice che se una si mette la minigonna poi che vuole.

CAMBIARE TESTA – Ecco perchè il diritto, i media possono fare molto per formare l’opinione pubblica evitando di continuare nel solco dell’equazione uomo- carnefice, donna-vittima. Provate a googlare la parola stupro, in maniera neutra, senza aggiungere, uomo o donna, e poi avrete la prova provata che lo stupro maschile non esiste, non esiste e basta. L’emancipazione femminile ha certamente aiutato a far uscire le donne dallo stereotipo che le vuole parti passive e deboli della società. Ma nei sondaggi ancora la maggior parte delle persone identifica sessualmente le vittime degli stupri, evidenziando come sia ancora lunga la strada che porta alla vera parità tra i sessi. Questa è discriminazione sessuale, anche se questa volta a subirla non sono le donne. Questa è omerta anche se perpetrata dalle stesse vittime. In una società in cui il machismo è ancora più radicato come quella italiana, e in cui gioca ancora un ruolo importante la cultura cattolica, la questione infatti non è stata nemmeno sollevata, a dimostrazione del fatto che per molti certe cose è meglio nasconderle sotto il tappeto  anche se non sono sporcizia.

     
 

3 Commenti

  1. Lisa72 scrive:

    comunque continua ad essere l’uomo il carnefice: che sia contro una donna o contro un altro uomo :(

    • Kingborn scrive:

      Mh.. facile mettere a posto la coscienza con una frase così tout court.. Purtroppo sembra sia in aumento la violenza da parte anche delle donne, penso che lo spirito del rapporto Stern sia dovuto anche a questo.
      Tra l’altro esiste anche il fenomeno del turismo sessuale femminile pederasta. Se ne parla poco su Internet, ancor meno in Tv, ma speriamo che se ne parli di più in futuro.

  2. e. scrive:

    grazie, molto utile!

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