A Napoli oramai funziona così. C’è chi parla, c’è chi ascolta. C’è chi guarda, c’è chi sa. C’è chi sa e dice, chi sa e conserva. Per tempi migliori. Chi finge, chi dissimula perché ha studiato, chi semplicemente tace per non sbagliare in ogni caso. Non crediate però. C’è altro.
Chi ne scrive. Chi ne scrive facendo i nomi. Chi ai nomi aggiunge pure i cognomi, oltre che i soprannomi. Insomma, c’è, stranamente, chi rischia.
E quando lo fa non aggiunge altro. Niente fervorino. Niente predicozzo. Niente parole che scendon dall’alto, niente inviti alla delazione, niente inviti al pentimento, niente inviti alla ribellione. I rischi al massimo sono soltanto i propri. Del tam tam non sono gli eroi. Ma semplicemente i cronisti. Dal basso del loro buon senso e dei loro giornali(questo compreso). Poi arriva Saviano che riassume il già detto dal basso in messa cantata per (riempire) l’alto dei cieli.























Grazie ricchiuti.
Il problema è sempre lo stesso, che poi è uno dei motivi per i quali sulla lotta alla criminalità organizzata siamo sempre all’ anno zero.
C’è chi si fa affascinare dalla retorica e chi no.
C’è chi ama la forza delle suggestioni evocative e chi i fatti.
L’ invito al pentimento su due pagine della Rep fatto a gente che nemmeno la legge la Rep, ovvero che nemmeno sa leggere, fissa il punto