17 marzo 2010
Occorrere avvisare Gian Marco Ricciardi, il giornalista della Rai che ha firmato il servizio “A Torino un ambulatorio Anti-Facebook“, andato in onda oggi nel corso dell’edizione del TG1 delle 13.30, che, ahimé, nel “1994” Mark Zuckerberg era troppo piccino per andare all’università e per inventarsi il social network più grande del pianeta. Come a voialtri sarà probabilmente noto, il giovane Mark ha invece ideato la sua creatura solo dieci anni più tardi, nel 2004. Ci pare poi di capire che l’ambulatorio organizzato alle Molinette di Torino non è “contro Facebook“. Piuttosto è dedicato alle dipendenze dal web, da faccialibro, perché non potrebbe essere altrimenti avendo il sito conquistato letteralmente la rete, ma non solo. Leggiamo su Bliz Quotidiano che “ogni mercoledì mattina, su prenotazione, gli ambulatori del dipartimento di Psicologia clinica diretta dal professor Donato Munno aprono le porte di via Cherasco 11 a chi non riesce più a fare a meno di un computer”, anche a chi ha sviluppato dipendenza nei confronti dei videogiochi. Certo, su facebook ce ne sono tanti, come quello di Farmville, ad esempio, spesso inquadrato sullo schermo di un pc nel corso del servizio, come fosse il vero sale del SN… Certo, capita a tanti di divertirsi tra le mucche e le piantine da coltivare, o di comprare un telefonino per restare sempre connessi, come confessa la donna nel filmato. Allarmanti le sue parole, forse, per chi a casa non sa bene di cosa si stia parlando. Però, però… il fine principale del social network-consenticeci- è quello di mettere in contatto le persone, di agevolarne la comunicazione. E di comunicare non ci si può stancare mai. Può essere che qualcuno rimanga invischiato nelle trame della rete, complici la sua debolezza, i suoi problemi, o lo squallore del mondo intorno. Può però anche essere che ci sia chi trova più sensato e più soddisfacente usare il social network per informarsi, giacché capita alle volte che chi ha studiato e viene pagato per raccontargli la realtà si permetta piuttosto di prenderlo in giro o di sottovalutarne l’intelligenza e la curiosità. Può essere anche che proprio per questo qualcun altro usi i canali di facebook per esprimere la propria disapprovazione, magari scrivendo sulla bacheca del tg1, o che qualcun altro ancora riesca a raccogliere virtualmente più di 150.000 “firme” e poi osi sfondare le porte del reale per presentarle alla Rai con un bel bliz. Ma questa è un’altra storia, e viene il dubbio che la Rai la conosca fin troppo bene. Peccato che non voglia renderne partecipi i propri affezionati utenti a casa.
Di seguito il servizio sull’ambulatorio “anti-facebook” andato in onda oggi sui nostri teleschermi all’ora di pranzo nel corso del Tg1
Questo, invece, il video “Blitz alla Rai contro le Bugie di Minzolini“


che tristezza di morte.
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