La vera rivoluzione dell’Islanda

22/10/2012 - L'isola del Nord dice sì alla Costituzione realizzata con la democrazia diretta

La vera rivoluzione dell'Islanda

I cittadini dell’Islanda hanno approvato la revisione della loro Carta costituzionale redatta con i metodi della democrazia diretta. I sì al referendum consultivo hanno sfiorato il 60%, anche se la partecipazione è stata piuttosto bassa, solo metà dell’elettorato.

 

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RIVOLUZIONE ISLANDESE - La crisi finanziaria più grave della storia islandese non ha partorito il rifiuto del debito, ma la riscrittura della legge fondamentale di ogni società democratica attraverso la partecipazione dei cittadini. E’ questo il vero risultato delle consultazioni svoltesi lo scorso weekend, che hanno visto la nettissima approvazione della nuova Costituzione. In Islanda vige la Carta approvata negli anni quaranta e modellata sulla costituzione danese, che però ormai viene ritenuta da tutti superata. Il governo di Jóhanna Sigurðardóttir, salito al potere sulla scia della crisi generata dal crollo delle tre più grandi banche del paese, lanciò come proposta di uscita dalla grave recessione l’idea che i cittadini stessi potessero cambiare le norme fondamentali che regolano la vita di una società. I soldi del Fondo monetario internazionale non furono certo rifiutati, anzi furono essenziali per superare la parte più acuta della crisi, ma gli islandesi hanno potuto eleggere loro concittadini fuori dalla politica con l’incarico di scrivere la nuova costituzione.

PROCESSO APERTO - 25 persone sono state elette per la formazione del comitato che riscrivesse la nuova Carta, dopo che un migliaio aveva già elaborato una sorta di Dichiarazione dei diritti e delle libertà fondamentali. Questo panel ristretto però ha lavorato su input ricevuti da tutti i cittadini, che potevano seguire i lavori via internet, e comunicare coi costituenti attraverso internet e i social network. Un lungo processo, aperto ed ispirato ai principi della democrazia diretta, che si è parzialmente concluso con il voto di sabato. Il referendum indetto per approvare i lavori oppure bocciarli  è solo consultivo, perché solo il Parlamento può modificare la costituzione. E’ però evidente a tutti gli osservatori, così come ai leader politici, che sarà difficile non rispettare la volontà popolare espressa con il plebiscito alla nuova costituzione.

ESITO CONTRASTATO - La via islandese alla riforma costituzionale costituisce un’indubbia novità, che ha approntato alcuni cambiamenti davvero significativi. Tutto ciò che non appartiene ai privati diventerà proprietà nazionale, così che i big dell’industria ittica e energetica dovranno concedere all’Islanda ricompense finanziarie per lo sfruttamento delle risorse comuni. Una nuova regola che era stata contrastata con vigore dai conservatori del Partito per l’Indipendenza, che avevano lanciato un appello per boicottare il referendum. La consultazione non è stata molto partecipata, visto che solo nell’area di Reykjavík più di metà dell’elettorato si è recata alle urne. La relativamente bassa partecipazione però non influisce sulla nitidezza dei risultati, visto che un’ampia maggioranza degli islandesi ha approvato la nuova via scelta dal governo. Una cessione di sovranità che forse potrebbe salvare l’esecutivo progressista di Jóhanna Sigurðardóttir, diventato assai impopolare a causa della crisi economica.

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1 Commento

  1. Zenzero scrive:

    Ancora una volta un Paese scandinavo da una lezione al resto del mondo! Altro che Grillo&co.

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