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Lettera ad uno studente

15 marzo 2010

da Pier Vittorio Sodano

Non saprei davvero da che parte cominciare ad elencare le peculiarità della tua frase: Studiare legge, ironicamente parlando, è utile per sapere fino a che punto posso muovermi nell’illegalità (questa frase ricorre sovente nei corridoi dell’Ateneo). Se nelle università italiane partono con questo principio si appanna il senso della legalità. La sfiducia diffusa nella politica di molte persone alimenta il disimpegno: di conseguenza, si depriva l’individuo della qualità, che dovrebbe essergli costituita. La parola corruzione dobbiamo ammettere, purtroppo, che questa parola ai nostri giorni appare labile e sfrangiata: non sempre o non solo per specifici interessi illegali, ma anche perché si è appannato e oscurato il senso collettivo. Sembra che per molti la parola abbia perso precisione di significato e salienza concettuale. Le cause sono numerose e diversificate, per cui anche i rimedi necessari devono dispiegarsi su molti fronti. Giustizia art. 3: nella fedeltà alla Costituzione, il confronto libero e franco con i fatti, senza pregiudizi di alcun genere, aperto ai contributi di tutti, con la curiosità e la volontà di concorrere insieme a realizzare le condizioni per una Giustizia coerente ai principi costituzionali. La natura umana non cambia certo per editto governativo. La corruzione, soprattutto quella politica, risale alle origini dell’umanità, e trovò terreno fertile in Roma antica. E per Roma antica intendiamo sia quella repubblicana, sia quella imperiale. Questo per smontare la retorica tradizionale che voleva l’Urbe dei primi giorni di gloria opposta per virtù, morigeratezza e onore, alla Roma degli ultimi anni repubblicani e a quella degli imperatori detentori del potere assoluto. Un mito, questo, che ebbe fortuna mediatica, se così si può dire, negli stessi giorni di Roma antica (ad esempio, sotto Cesare Augusto), così come nei nostri e, inutile dirlo, in quelli del Ventennio fascista, che di Roma e del suo mito fecero una leva retorica per il consolidamento del potere. Molti conoscono sempre per quella potente fonte di convinzioni che è il luogo comune la corruzione del Basso Impero romano, quella degli ultimi giorni prima del tramonto nel V secolo d.C.: fu, quella corruzione, alla base del crollo di Roma e del suo dominio. Tra i personaggi che più ricorsero alla corruzione elettorale ci furono Giulio cesare, il suo rivale Pompeo Magno e ebbene sì l’integerrimo, o così si voleva, Catone. Quest’ultimo disse sempre che, quando aveva corrotto, fu sempre per il “supremo interesse dello Stato”.

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