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Economiadi Luca Conforti
pubblicato il 24 settembre 2008 alle 10:38 dallo stesso autore - torna alla home

Alla figlia del Cavaliere si schiudono le porte di Piazzetta Cuccia. Un sogno realizzato per Silvio, che in Mediobanca aveva sempre sognato di entrare

Marina Berlusconi entra nel cda di Mediobanca. La notizia ha scatenato in me una serie infinita di interrogativi: cosa significa per la storia di Silvio Berlusconi e della sua famiglia? È il definitivo segnale dell’emancipazione dei due figli/caricatura dell’immortale Silvio? Avrà effetti sulle decisioni xin 2420904030915140261379 Se il trofeo Berlusconi si chiama Marinastrategiche presenti e future di Fininvest?  E dall’altro lato, quanto la presenza nel board della figlia del presidente del Consiglio comprometterà lo storico ruolo di contraltare alla politica svolto da Mediobanca? Quali sono le conseguenze nel magmatico e bizantino patto sindacato che regge l’istituto?

THAT IS THE QUESTION - Cercavo risposte invece persino i più fanatici cronisti ed esegeti dei “salotti buoni” hanno fatto commenti a dir poco superficiali. Una stranezza che delude e inquieta allo stesso tempo. Visto che a noi non ci paga nessuno per star zitti (neanche per parlare, a dire il vero), proviamo a fornire qualche elemento.  La versione ufficiale è facilmente sintetizzabile: “Le toccava, ha accettato”, il principio di rotazione dei soci del gruppo b, quello che riunisce gli imprenditori, prevedeva che la Fininvest, titolare di un misero suo 1% da fine 2007, occupasse un posto nel più potente e affollato cda italiano. In realtà già era successo che l’ad Fininvest, allora Claudio Sposito, sedesse nel board, ma mai un Berlusconi

VENGO ANCH’IO, NO TU NO - Una questione non di mera forma: a via Filodrammatici (si chiamava così) Berlusconi Silvio non ci è mai potuto entrare, nemmeno nel punto più alto della sua carriera d’imprenditore. Allora era retto da settantenni con un concetto abbastanza classico di aristocrazia borghese. Appena prima di scendere in campo, nel ’94, il Cavaliere non aveva abbastanza quarti di nobiltà per sedere al fianco degli Agnelli, dei Ferruzzi, dei Falck, dei Lucchini.  Non produceva niente (automobili, vestiti, chimica, acciaio e così via), faceva i soldi come palazzinaro grazie agli agganci con il partito socialista a Milano, rischiava di vedersi espropriato il suo impero televisivo dalle leggi sull’affollamento pubblicitario e stava provando a fare il banchiere con l’amico Ennio Doris, per di più perdendoci dei soldi. Lo stesso appellativo di Cavaliere è stato accettato da Berlusconi per sottolineare come questo complesso d’inferiorità (dicono soprattutto verso l’Avvocato) fosse stato trasformato in un atteggiamento vagamente contestatorio del potere finanziario costituito. Tanta della credibilità nell’incarnare “il nuovo che avanza” della prima fase di Forza Italia nasceva soprattutto dalla vicinanza con l’imprenditoria che non aveva legami con l’industrializzazione degli anni 50 e 60. 

WE ARE THE CHAMPIONS - In questa prospettiva la nomina di Marina è per Silvio il “trofeo Berlusconi 2008”, quello alla carriera: vent’anni fa avrebbe preferito conquistare Mediobanca piuttosto che Palazzo Chigi.  Ora ci riesce, anche se per interposta persona. E questo ci porta all’operato di Marina. Secondo Forbes  è la donna più potente d’Italia e probabilmente non si accontenterà di essere la dimostrazione vivente della vittoria a 360 gradi esterne201255402010125629 big Se il trofeo Berlusconi si chiama Marinadi papà, ma sfrutterà la posizione privilegiata per rafforzare Fininvest. D’altronde nel Pantheon di Arcore lei è la “ragioniera” di famiglia, quadrata, prudente e brava nel fare i conti dell’azienda. Pier Silvio invece è quello creativo, spregiudicato (altro miracolo della comunicazione berlusconiana è che i due hanno coltivano un’immagine pubblica che promana direttamente dal padre, tanto da essersi divisi le qualità attribuite al loro genitore). Ed infatti se si guarda ai conti Fininvest si scopre che il trofeo Marina garantisce pure un bel montepremi: nel ‘93 il fatturato era di 10 mila miliardi (poco più di 5 miliardi di euro) nel 2007 ha superato per la prima volta i sei miliardi. Dentro questa immobilità dal punto di vista delle dimensioni industriali c’è un enorme miglioramento finanziario: spariti i debiti da 6 mila miliardi (3 miliardi di euro) ora c’è una cassa per 1,1 miliardi. Non solo, sono stati dismessi o molto ridimensionati i business in crisi (grande distribuzione, immobiliare) e ridotta l’esposizione sull’editoria (Tv e Mondadori sono solo controllati e non posseduti al 100%). Da 4-5 anni Fininvest alza sistematicamente la quota di utili che ritorna alla famiglia sotto forma di dividendi (250 milioni solo nel 2007). Cifre che ai bei tempi, papà Silvio se le sognava. La strategia di famiglia è stata ben precisa: nessuna nuova iniziativa imprenditoriale, massimo drenaggio delle risorse dai business esistenti per dare risorse all’avventura politica del Cavaliere e preservare il patrimonio, anche a scapito della crescita complessiva e della visibilità dell’impero di Arcore.

E ADESSO CHE SUCCEDE? – Ora che la crisi sembra colpire più a fondo l’editoria, specie Mondadori, il passo in avanti in Mediobanca serve a ricercare nuove nicchie di rendita, anche se viste le dimensioni e gli interessi di Fininvest i nomi dei possibili candidati a entrare con rilevanza nel portafoglio di via Paleocapa sono pochi e tutti con pesanti risvolti politici (le partecipate pubbliche, come Eni e Enel, Autostrade oppure Generali o una delle due grandi banche). Nessuno di questi affari sarà mai possibile finché ci sarà questo presidente del Consiglio, almeno alle condizioni attuali. E questo ci dà qualche elemento per capire perché nessuno dei cantori ufficiali e nemmeno i fan più genuini sono stati autorizzati a magnificare il traguardo storico di un Berlusconi a Piazzetta Cuccia. Un paio d’anni di silenzioso servizio nel salotto buono da parte di Marina darà argomenti ai difensori d’ufficio del Cavaliere. Ammesso che per allora non ci sia già  una legge che vieti l’uso delle parole conflitto e interessi nella stessa frase.

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