“Non sarò mai un direttore dimezzato”, afferma Augusto Minzolini, nell’ennesimo editoriale che ha voluto regalare al pubblico generalista del Tg1. Ed è un peccato che non si accorga di esserlo già da un pezzo.
Minzolini prende a fagiuolo la smentita della procura di Trani, che ha dichiarato che il direttore del Tg1 non risulta indagato, per vittimeggiare un pochino, come è costume di tutti quelli che hanno la coscienza sporca. “Qualcuno vorrebbe un direttore dimezzato, ma io non lo sarò mai nel rispetto della mia storia e di quella del Tg1″, dice Minzo, e peccato che non si accorga che già così è come se avesse messo a segno un buon numero di autogoal. Non risulta infatti che la storia del telegiornale della tv di Stato abbia finora, storicamente, brillato per autorevolezza dalla sua prima edizione ad oggi.
E’ difficile dimenticare infatti lo sguardo di protervia e soddisfazione con cui un redattore che fece in seguito molta strada annunciava che era stato “catturato” il mostro che aveva perpetrato la strage di piazza Fontana: l’anarchico Pinelli, poi risultato estraneo ai fatti quando ormai aveva già assaggiato la durezza dell’asfalto su cui poggiava la questura di Milano. Senza voler andare troppo in là con la memoria, si potrebbe tranquillamente rimembrare la serenità con la quale l’allora direttore Bruno Vespa diceva che il suo editore di riferimento era “la Dc”, oppure la splendida intervista “a braccetto” sempre dello stesso Vespa all’allora segretario democristiano Arnaldo Forlani, mentre questi lo rassicurava su quel fenomeno marginale e del tutto privo di significato che era Tangentopoli. Altro che dimezzato: siamo praticamente ai minimi termini. E da quel dì.
Nel merito, poi, Minzolini è già dimezzato di fatto. Senza voler assolutamente passare per nostalgici, il suo predecessore Gianni Riotta mandava in onda, è vero, editoriali su editoriali. Affidandoli, però, a personalità competenti e autorevoli, che tra l’altro – come è successo con Francesco Giavazzi – di sovente criticavano il governo Prodi allora in carica. Minzolini si è messo dalla parte dell’irrilevanza giornalistica nella misura in cui ha capito che l’unico modo per conservare il suo posto è quello di diventare, in ogni intervento video che finora lo ha visto protagonista, il megafono della Voce del Padrone.
Da quando è in carica, nessuna voce dal suo sen fuggita si è levata a criticare il governo in carica, come se questo non avesse mai sbagliato nulla in tutto questo tempo. Questo, non se la prenda Augusto, non è che sia sbagliato: è statisticamente impossibile. Il fatto che Minzolini sia stato pizzicato a parlare di servizi del Tg1 che lo riguardavano con il presidente del Consiglio non è che sia tutto questo scandalo, concordiamo. E’ semplicemente la ciliegina sulla torta di una conduzione finora indegna e irrispettosa dei canoni della tv pubblica pagata con i soldi di tutti per far passare le notizie e le opinioni di pochi. Come da tradizione del Tg1.



Io, invece, voglio ricordare le dimissioni di Gad Lerner da direttore del Tlg1, il modo più che la vicenda, peraltro, se non ricordo male, per un servizio di Sassoli con delle immagini ritenute inopportune. Quando il buon Gad, con tanto di fogliettino in mano, ridicolizzò davanti ai telespettatori Mario Landolfi (allora presidente della Vigilanza Rai e suo severo censore, per quel servizio) per avergli raccomandato un “suo” giornalista al Tg1.
I TG RAI sono proprietà dei partiti, che ne fanno uso per la loro propaganda mediatica.
Minzolini è solo la versione esplicita di questo fenomeno, perché espliciti sono i tempi in cui viviamo (promessa elettorale: “se non mi voti governerò senza e contro di te” e poi lo faccio sul serio).
E’ così da quando esiste il sistema radiotelevisivo italiano e va bene, perché così sono gli italiani e questo desiderano: avere conferma che quello che hanno in testa loro va bene, giusto o sbagliato che sia. La maggioranza degli elettori pensa che Berlusconi faccia bene qualsiasi cosa e sia al di sopra della legge, e mi pare inevitabile, quasi doveroso, che il maggior quotidiano d’informazione radiotelevisiva nazionale ne tenga conto.
Per l’informazione nel senso inteso da Gregorj ci sono le piccole testate indipendenti come questa, poi alla fine chi vuole informazione decente la trova.
PS Non mi tirate fuoti BBC e NPR come controesempi per favore, la BBC guardatela qualche settimana prima di aprire bocca, e in generale circa il ruolo dell’informazione non c’è cultura più lontana da quella anglosassone di quella nostrana.
suggerisci quindi di abolire l’art. 317 del codice penale?
“Per l’informazione nel senso inteso da Gregorj ci sono le piccole testate indipendenti come questa, poi alla fine chi vuole informazione decente la trova.”
Sì ma quando più del 70% delle persone si informa solo con la TV e col TG1 non ha senso dire che “l’informazione cè, basta trovarla”.
Stai dicendo che l’opinione pubblica va protetta da se stessa… in democrazia questo è impossibile.
Siamo tutti (abbastanza) d’accordo sul fatto che non sia di per sé scandaloso che Minzolini dia ascolto al presidente del Consiglio. Nel senso che non c’è nulla di nuovo.
E’ anche vero che il Tg1 è sempre stato “servo” del governo, anche se c’è modo e modo.
Da questo punto di vista, Minzolini non è solo – secondo me – il continuatore di un’antica tradizione del Tg1: è la sua summa teologica.
Purtroppo, come dice Fabristol, per gran parte degli italiani è l’unica fonte d’informazione.
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Per una volta che il direttore del TG1 non é un servo della sinistra, tutti a lapidarlo…Ma poi, lo guardate tutti i giorni il TG1??Non ci credo.