Inchiesta

Il golpe friulano per l’approvazione dello Statuto PD

TUTTA LA COMMISSIONE MINUTO PER MINUTO - Il dibattito sull’art. 45 è stato furioso già dalla sua prima comparsa in Commissione Statuto. La Commissione Statuto, con 6 rappresentanti divisi per mozione, era arrivata ad una mediazione sui mandati: 2+1 (due più la deroga dell’assemblea per un terzo), in una riunione in cui era assente il membro della commissione di nomina diretta da Moretton, Gianfranco Pattuanelli. Alla successiva consultazione, con Pattuanelli presente, quest’ultimo rilancia: tre più uno! I SemDem sono sul piede di guerra perché volevano a tutti costi il 2+1, mentre i bersaniani gongolano nel vedere la Serracchiani scissa in due: mai fare patti col diavolo, dicono. La commissione raggiunge un nuovo equilibrio: 3 mandati secchi. La Serracchiani, con un nodo in gola, si raccomanda: almeno siano retroattivi e complessivi. Debora allora riunisce i SemDem di tutta la regione e dice: “guardate, sui due mandati siamo nei casini, i vecchi vogliono i tre mandati. Per tenere duro la baracca dobbiamo rinunciare a questa cosa.” Li convince che è la cosa giusta da fare: tenere unito il partito, altrimenti i Consiglieri Regionali minacciano di infischiarsene del PD facendo gruppo a sè in Consiglio Regionale, oppure migreranno verso l’API. I SemDem accettano la proposta del segretario ma sbottano “abbiamo vinto il congresso su questa cosa…“. I mariniani: “ve l’avevamo detto!

CON LA SCHIENA DIRITTA - Le due settimane successive sono un inferno. Arriva la lettera aperta della mariniana Marisa Zoppolato dove dice apertamente che le cose con in morettoniani non vanno benissimo: alcuni mobilitano i circoli per chiedere spiegazioni e il prodotto è che la Commissione produce la sua mediazione. Ma la Serracchiani ha un moto d’orgoglio: “Ho cambiato idea: i principi valgono più dei compromessi. Voteremo l’emendamento dei mariniani sui due mandati con deroga“. Tradotto in italiano significa che i mariniani e i Semdem sono al settimo cielo, i morettoniani iniziano a preoccuparsi mentre i bersaniani vedono il punto debole di Debora e lo mirano. Però… Però i bersaniani hanno nel triestino Cosolini la loro nota stonata: “a noi i 2+1 vanno benissimo. Basta trucchetti. Lavoriamo. Noi li votiamo!“. Da una parte mariniani SemDem e bersaniani di Trieste d’accordo sull’emendamento dei due mandati con deroga, dall’altra morettoniani e bersaniani che chiedono i tre o addirittura i tre più uno. Anche Martines a questo punto è colpito nell’orgoglio: deposita in Commissione un emendamento che parla di due mandati secchi senza deroghe. Gli animi si scaldano e le voci vibrano come non mai, e tutto questo accade prima dell’assemblea.

QUASI COME AI RIGORI - Arriviamo al momento dell’assemblea con i toni sempre più roventi e il clima molto collaborativo: “Vergognati!” L’art. 45 viene naturalmente bocciato (15 voti di scarto) per la gioia dei mariniani e dei SemDem, mentre le vesti stracciate dei morettoniani e dei bersaniani si fanno spazio in aula. Adesso il presidente ha l’arduo compito di decidere in che ordine andranno letti i nove emendamenti presentati: il primo emendamento che prende la maggioranza vince. il presidente decide di presentarli dal più simile a quello della commissione in giù, quindi l’emendamento mariniano è prima di quello bersaniano. Non contenti della decisione, i bersaniani stigmatizzano il presidente (bersaniano pure lui), ma ormai la decisione è presa. Si va al voto degli emendamenti con Battocletti che presenta quello dell’area Marino: si vota e vince con una dozzina di voti di scarto. In assemblea ballano la samba i mariniani e i SemDem, e i triestini bersaniani guardano in quella parte cercando asilo politico. Si votano tutti gli articoli con quasi tutti “” tranne l’ultimo articolo – la norma transitoria che salva i membri di diritto per questo turno – sul quale la maggioranza vota contro. Si è arrivati alla fine del più mariniano statuto mai stilato prima: rinnovamento, primarie, assemblea al centro, democratizzazione delle procedure. Insomma, per l’area Marino è in assoluto il miglior Statuto possibile. Ma l’agguato è dietro l’angolo.

CORAGGIO E LACRIME -Vincenzo Martines chiede la parola e il presidente glie la concede: “Non ho davvero idea di cosa dire alla mia parte, ai bersaniani. Chiedo la sospensione per 15 minuti per riunirci e decidere cosa fare“. E’ il momento della votazione dello Statuto e chi finora aveva il coltello dalla parte del manico comincia a preoccuparsi. Moretton Pertoldi & Co. gongolano: adesso a fare da apripista nei bersaniani è uno di loro, Mauro Travanut. Scadono i quindici minuti e Martines, con un po’ di incertezza, dice che hanno deciso di astenersi perché la Serracchiani non ha la maggioranza di questo partito. Prende la parola Pertoldi e dice: “la nostra componente si asterrà perché non facciamo più parte della maggioranza di questo partito“. Bagarre in aula, al grido di “Buffoni! Vergogna! Venduti!” i mariniani con i SemDem e i triestini di Bersani iniziano quasi a strapparsi i capelli vedendo la risatina di Pertoldi. Hanno vinto loro! Serracchiani si fa due conti: per la maggioranza qualificata mancano 5-6 voti per farlo passare. Riconta di nuovo: un due tre… Mancano i numeri. Cosa si fa? Prende il microfono e punta il dito contro Moretton: “E’ colpa tua e dei tuoi se oggi ci siamo incagliati sull’art. 45. Tutto lo Statuto è condiviso. E’ per i vostri ricatti che siamo a questo punto“. Grandissimo coraggio di Debora, che vuol essere a tutti gli effetti il segretario: “Non sognatevi che io mi dimetta, in nessun caso. Se il vostro obiettivo è questo, scordatevelo…” dice quasi in lacrime. Però tiene duro, applausi dai suoi e dagli alleati.

4 commenti a Il golpe friulano per l’approvazione dello Statuto PD

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  3. Giuseppe Castagnetti

    la cosa più disgustosa è la faccia di bronzo: l’ipocrisia con cui alcuni cercano di giustificare con argomentazioni “pseudopolitiche” delle scelte finalizzate unicamente alla difesa di interessi personali

    gli ipocriti sono i peggiori, meglio i farabutti che riconoscono apertamente di esserlo, almeno non cercano di prendermi per fesso

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