“Chi vota per l’aborto è fuori dalla Chiesa”
di Andrea Mollica - 20/10/2012 - I vescovi dell'Uruguay minacciano la scomunica per i parlamentari che hanno votato a favore dell'interruzione di gravidanza
La Chiesa cattolica non accetta il voto del Parlamento dell’Uruguay che, primo paese in Sudamerica, ha legalizzato l’aborto, estendendo il diritto all’interruzione di gravidanza a tutte le donne. La Conferenza episcopale dei vescovi ha avuto parole molte dure, minacciando praticamente la scomunica per chi ha votato a favore della legge.
FUORI DALLA CHIESA - Heriberto Bodeant, segretario della Conferenza episcopale dell’Uruguay, ha lanciato il suo anatema contro i parlamentari che hanno votato sì alla normativa che depenalizza l’aborto nel paese sudamericano. «La scomunica automatica è per coloro che collaborano con la realizzazione di un aborto in modo diretto, ovvero concretamente», ma se «un cattolico vota» una legge di questo genere, «lui stesso si allontana dalla comunione della Chiesa». Parole infuocate, che seguono le dichiarazioni del cardinale di Montevideo, che aveva definito “tragedia nazionale” l’approvazione della normativa a favore dell’interruzione di gravidanza. La lotta per la difesa della vita diventa essenziale per la Chiesa sudamericana, che teme la caduta dell’ultimo avamposto cattolico. Nel Centro e Sud America l’aborto era consentito, prima dell’Uruguay, solo a Cuba e Guyana.
NORMA CONTRASTATA - La Chiesa cattolica sta reagendo con grande durezza alla nuova norma, votata in via definitiva dal Senato pochi giorni, che prevede la depenalizzazione completa dell’aborto entro le prime 12 settimane di gravidanza. Il ricorso all’interruzione della gestazione diventerà possibile all’interno del servizio sanitario nazionale, anche se il ricorso a questa scelta dovrà passare attraverso una consulenza obbligatoria sulle alternative all’aborto. Il presidente dell’Uruguay ha già comunicato che firmerà la legge, a differenza del suo predecessore. Nel paese sudamericano sono già previsti i matrimoni gay, la legalizzazione dell’aborto era finora sempre fallita. La gerarchia ecclesiastica però non si rassegna.












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