Cultura

Regina

14 marzo 2010

Alamaro, 15° capitolo del romanzo di Giornalettismo

Quando tornò alla saletta Grace era lì. Sembrava lo stesse aspettando.
“Mi stavi aspettando?” chiese Alamaro. Non gli rispose “E così hai conosciuto la divina Regina, divinamente sciocca.” “Sì. Niente a che spartire con la virile sorella.” Rise lui. “Quante speranze ha il bambino di guarire?” “Di sopravvivere parecchie. Guarire è un’altra faccenda. Sono più esperta nella prima questione, che è quella di cui ci occupiamo di solito. Comunque appena sta meglio, Patrick lo riporta in America.”“Tua sorella è preoccupata per suo figlio quanto il marito.” Disse Alamaro in una difesa d’ufficio. “Sì, certo, ma ciò non le impedisce di interessarsi alla piega della gonna e al fondotinta.” “Sei troppo severa.” E poi pose una questione che gli stava lì da un paio d’ore. “Perché hai più confidenza con tuo cognato che con tua sorella? Eri innamorata di Patrick e lei te lo ha portato via?”Quella frase cambiò l’espressione di Grace, la cui freddezza vacillò. “Non so che strani rapporti hai tu con il prossimo, ma io e Patrick ci stimiamo e ci vogliamo bene. Consoliamo Ian di avere una madre come Regina.”“Capisco.” La cosa che capiva meglio era che si trattava di una bugia, una delle solite che si raccontano a se stessi quando non si è capaci di gestire con successo i dispiaceri.“Che rassicurazioni vai cercando, scusa?”Le donne innamorate di lui erano sempre di due tipi: quelle che si stendevano come un tappeto ai suoi piedi e quelle che si irritavano con se stesse per il proprio cedimento.Lui preferiva quelle del secondo tipo, anche se le altre erano per certi versi meno impegnative.In quel momento Alamaro non ebbe occasioni di occuparsi delle dinamiche di relazione tra individui, perché Grace gli si avvicinò e lo baciò sulla bocca, tanto per chiarire. Lo abbracciò con l’impeto di un chirurgo allenato e lui si sentì avvolto e rassicurato. “Scusa,” disse lei, pentendosi del gesto, mentre con fatica si staccava da lui. “Domani alle sei devo essere in sala operatoria.”Alamaro rimase a occhi chiusi. “È un tratto schizofrenico delle donne intelligenti desiderare di abbandonarsi e poi ritirarsi all’improvviso. Ho sempre paura che, se mi distraggo dalla meta e dal dovere, potrei trasformarmi in ciò che mai desiderai essere.” Si giustificò Grace.Alamaro rimase in silenzio, frastornato.“Ho paura di diventare come mia sorella.” Continuò lei. “Non avevo mai fatto una cosa del genere, Ali, ma tu per me sei una passione. Come Patrick, purtroppo.” Se ne andò.

Alamaro la evitò per due giorni. La mattina dell’intervento di Ian il primo ad arrivare fu Patrick, seguito da Regina, con gli occhi rossi ma nemmeno di un soffio meno elegante del previsto. Andò dal suo bambino, che era sedato e teneva tranquillo la mano in quella del padre. “Amore mio, la mamma è qui.” Le scese una lacrima perfetta, che fu asciugata per tempo.Ian aprì un occhio. “Ciao, Regina.”“Buongiorno, signor Martini. Dov’è mia sorella?” chiese. Qualcuno doveva averle spiegato chi era.“Si sta preparando. Purtroppo non potrà venire.” Rispose Alamaro.“Lo immaginavo. Mi evita da giorni. E tu, Patrick, sei riuscito a metterti in contatto con lei?”Lui non rispose. In quell’ospedale era tutto un evitarsi a vicenda.Alamaro percepì il fastidio di Patrick, che era identico al suo.Tutti e tre seguirono il ragazzo fino al blocco operatorio.“La ringrazio di averci accompagnato fin qui.” Disse Patrick.“Le dispiace se resto un po’?” chiese Alamaro.La reciproca gelosia non aveva molto motivo di esprimersi, durante quell’attesa. “Sì, grazie. Regina non è in grado di capire la gravità della situazione. Per fortuna siamo nelle mani di Grace.”Regina se ne stava imbambolata su una sedia, volutamente assente.“Io invece credo che capisca.” Sussurrò Alamaro più che altro a se stesso.Dopo un paio d’ore arrivò Mina, per sapere come andavano le cose. Rimase poco più di dieci minuti, in un silenzio composto, poi si alzò. “Vado a dire qualche preghiera in più.”“Che bambina deliziosa.” Disse Patrick.  “Sì, è vero.” Disse Alamaro con orgoglio. “È orfana. La sto adottando.” Era quasi sua figlia.Il tempo passava. Patrick era sempre più agitato. “Devo uscire un attimo a prendere aria. Non ce la faccio più a stare qui.” Tornò dopo mezz’ora.Regina sulla sua sedia diventava sempre più immobile e spenta. Alamaro ebbe l’impulso di avvicinarsi e di prenderle la mano, ma lei continuò a fissare il vuoto, con cui pareva avere un’affinità, come se fosse qualcosa che aveva osservato con attenzione per tutta la vita.Erano le due del pomeriggio quando Grace riemerse e li rassicurò. Era andato tutto bene, ora non restava che aspettare la biopsia, far riprendere il bambino e portarlo negli Stati Uniti a completare le cure. Restava molto da fare, ma almeno il tumore era stato asportato.

“Quando possiamo vederlo?” chiesero Regina e Patrick quasi nello stesso istante.“Tra un po’. Lo stiamo svegliando.” Grace dedicò un sorriso dipinto alla sorella e uno sguardo profondo al cognato, per significargli che era davvero andato tutto bene e che aveva fatto del suo meglio per il figlio dell’amore della sua vita.“Grazie di essere stato con la mia famiglia.” Disse ad Alamaro. “Ti trovo stasera per un panino nella sala del personale?”“Certo. Alle otto.”Patrick strinse la mano ad Alamaro, anche se non gli piaceva che condividesse panini con sua cognata. Poi si appartò con Grace per sapere altri particolari.Alamaro si avvicinò a Regina, seduta nel suo angolo, per salutarla.Lei lo ringraziò. “Come vede, per loro non conto nulla. Mi accompagna fuori dalla stanza di Ian? Voglio aspettarlo lì.”“Certo, ma è in terapia intensiva. Bisogna stare fuori.”“Mi hanno detto che lei è avventuriero, santo, finanziere, ricchissimo e benefattore. In più mia sorella le parla con la stessa voce che usa con Patrick. Questo mi dice che lei non è un uomo da poco.” Regina espresse il suo regale pensiero, seguito da un umile desiderio. “Posso restare con mio figlio, stanotte? La supplico, glielo chieda lei. Mi basta spiare ogni tanto dalla finestrella per vedere come sta.”“Intercederò per lei presso il primario. Resti, ma non faccia rumore. Più tardi le porto un panino e la risposta.”“Grazie. Sono certa che a lei Grace non dirà di no.” Regina intuiva più di quanto non comprendesse.Gli ci vollero ore per recuperare il lavoro lasciato indietro, ma per le otto aveva finito. Non lo disse a se stesso, ma desiderava passare qualche minuto solo con Grace.Nella saletta insieme a lei c’era Patrick. Appena lo vide, Grace congedò il cognato. “Vai a riposare. Ti aspettiamo domani mattina.”“E se succede qualcosa durante la notte?” domandò Patrick.“Non succederà niente. E comunque per ogni problema sono qui.” Lo rassicurò lei. Se avesse potuto, avrebbe vegliato il nipote tutta la notte.

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