Interni

L’ultimo gesto degli uomini comuni prima di aprire un giornale

12 marzo 2010

Nella consueta retrospettiva settimanale sull’horror quotidiano, dalla famiglia a Pompei la hit parade del cosa non si dovrebbe mai vedere su un quotidiano

Nella settimana della festa della donna, il Premio Gender Theory 2010 non può che andare al mitico Claudio Risè, scrittore, giornalista, professore e soprattutto maschio alfa italiano, autore di “L’arte di (non) essere un buon numero due”. Non occorre grande fantasia per capire chi è, secondo il professor Risè, a dover praticare tale nobile arte. “Stare al secondo posto è un’arte sottile. Il perfetto numero due dovrebbe soprattutto star fermo, e aspettare”. Ehi, mi sento già portato per questo lavoro. “Nella vita umana, e nella simbologia psicologica, due è il numero della madre”. Ecco, lo sapevo, mi sento discriminato. Però grande poesia, grande simbolismo. Risè continua a spiegare: “si lascia fecondare dall’uno, aspetta e nutre il figlio, e così apre la strada alla nuova vita, il nuovo mondo. Un compito importantissimo, centrale. Ma se non sa aspettare, se si muove troppo, accade che o non si feconda nessun ovulo, o si rischia l’aborto”. Poesia svanita: dalla simbologia psicologica a “tenete ben ferma quella donna gravida prima che si rompa” in meno di sei secondi. Ma non importa, Risè, dicci quali sono i requisiti per questa posizione. “Per stare bene in questo posto decisivo, e difficile” – perché bisogna restare immobili, suppongo – “occorre un senso profondo della gerarchia, dell’ordine. Indispensabile la devozione al numero uno”. Donne, prendete appunti.

INCOMMENSURABILE - C’è anche lo spazio per sfoggiare la preparazione classica del prof: “Se nell’Iliade il numero due dei greci, Menelao, si fosse ribellato all’Uno, Agamennone, la guerra sarebbe andata a rotoli e Troia sarebbe ancora lì, invece di essere quel mucchietto di sassi che oggi guardiamo sgomenti”. Bè, sì, sarebbe terribile se Troia fosse ancora lì invece di essere stata rasa al suolo dopo una guerra decennale. Specie se non fosse quel mucchietto di sassi che tutti avrete guardato sgomenti qualche volta. Cosa guardereste sgomenti altrimenti? Seguono decine di altri splendidi esempi che vale la pena andare a leggere; noi ci fermiamo a questo punto: “Nella famiglia ad esempio, quando questo rispetto per l’inseminatore-padre non c’è, si scatena la confusione e tutto regredisce verso una sorta di caos primordiale” (qui non è chiaro se stiamo ancora parlando di psicologia o di casa Risè). “Siccome però questa questione della gerarchia in genere dà fastidio alle teste confuse, si cerca di aggirare la logica ferrea della numerologia non parlando di 1 e di 2, o di padre e di madre, ma, ad esempio, di genitore A e genitore B, come fatto da Zapatero nella sua ridicola legge della famiglia”. Vi prego soprattutto di visualizzare mentalmente Claudio Risè che brandendo un tomo pitagorico maledice l’eretico Zapatero, colpevole di aggirare la ferrea logica della numerologia. Che Ippaso di Metaponto lo confonda.

MASTER PIECE - Per il resto, titoli da ricordare. Il serpente che si mangiava i cuccioli di dinosauro”. E del titolista che non si è imparato i verbi riflessivi, non ne vogliamo parlare? E qualcuno spieghi ai titolisti che i due punti nel titolo non sono obbligatori: “Di Girolamo: si è costituito”. Capisco l’abitudine, ma questo è abuso da dipendenza. Altro esempio: “Wojtyla: la suora miracolata sta bene. Punto primo, sarebbe una notizia se una suora miracolata stesse male. Punto secondo, scritta così sembra una dichiarazione di Wojtyla dall’oltretomba, che peraltro sarebbe un miracolo niente male (finalmente). Premio Nonsense a chi ha scelto, per la morte di Tonino Carino, il titolo 90° minuto diventa 89°. Suppongo sia un modo arzigogolato di scrivere “uno di meno”. “L’ultimo gesto degli uomini di Pompei prima di morire. Aspetta, aspetta. Fammi indovinare.

2 commenti a L’ultimo gesto degli uomini comuni prima di aprire un giornale

  1. nasoblu5

    > E del titolista che non si è imparato i verbi riflessivi

    E’ del fatto che imparare è transitivo e regge il complemento oggetto senza timore….

    Parliamone…..

  2. marblestone

    Perchè non parliamo dell’uso, comune negli scritti satirici, di replicare degli errori per metterli in evidenza? E dell’uso errato di E’ al posto di E (per non parlare dell’uso di É o È al posto di E’)?

    Articoli sempre divertentissimi

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