Mentana e l’occasione della Par Condicio

11 marzo 2010

“Caro direttore, c’è un’occasione da non perdere per chi ama l’informazione”. Comincia così una lunga lettera di Enrico Mentana a Ferruccio De Bortoli inviata per annunciare l’avvio di una serie di trasmissioni e confronti sul sito del Corriere della Sera in occasione delle elezioni regionali. Che poi continua: “Nessuno ha potuto rappresentarla in tv: vietato ai programmi privati, addirittura impossibile per quelli pubblici, visto che sono in quarantena. Altri effetti di quella norma autolesionistica stanno per concretizzarsi davanti ai nostri occhi: infatti nessuna televisione potrà raccontare la campagna elettorale al lume dell’interesse giornalistico, ma solo rispettando il bilancino della par condicio, quello per il quale i candidati alla guida di una regione hanno diritto allo stesso spazio e a confrontarsi insieme, compresi quelli che — già lo sanno tutti — non raggiungeranno l’un per cento dei suffragi. [...] facciamolo noi un programma libero e rispettoso solo dei doveri e dell’interesse giornalistico, con la grande credibilità e autorevolezza del Corriere della sera, con il fresco e meritato successo del suo sito, e— più in piccolo — con quel che ancora credo di poter fare, dopo quest’annetto di pausa ristoratrice. Mettiamolo tutti i giorni in Rete, e ognuno potrà seguirlo in diretta o all’ora che vuole. Chissà che dal male di un provvedimento poco lungimirante non nasca qualcosa di utile per tutti coloro che hanno a cuore il nostro mestiere e il valore dell’informazione…“.

Di tutti? Mentana scambia, come spesso gli capita di fare, l’interesse di tutti con quello suo personale. E’ vero che c’è una legge liberticida, come quella della par condicio, e che la sua applicazione pedissequa nei regolamenti Rai impedisce la possibilità di fare talk show politici. Ma questa legge nasce dall’esigenza di normalizzare anche quello che succedeva nella sua azienda, con lui direttore del Tg5 prima e responsabile dell’informazione poi.E di cui lui, il bell’epurato nel sottobosco di Mediaset, non si è mai accorto fino a quando non ha concluso il suo rapporto con l’azienda.

Solo che quando glielo si ricordava, lui rispondeva che quella del Biscione appannaggio dell’informazione embedded al Cavaliere era una bufala bella e buona. Ma scherziamo, diceva Mentana come se fosse lui stesso a poter garantire sulla parola: ai ponti di comando dell’informazione Mediaset è presente una trojka veterostalinista, ve lo giuro sulla testa dei figli di Berlusconi, ripeteva Chicco dando quasi l’impressione ai “teorici del conflitto di interesse” di essere gente che aveva le traveggole. Ma adesso possiamo tranquillizzarci: ora che ha aperto gli occhi, a Mentana non sfuggirà più nulla di nulla. Soprattutto, non gli sfuggono i vantaggi del dipingersi come l’ennesimo “epurato” dal berlusconismo imperante, magari con una vernice approntata in fretta e furia, e gonfia di quel risentimento che gli consentirà di accreditarsi come anti-Cav e trovare rapidamente un’altra destinazione, magari verso Sky o la Rai in quota centrosinistra. Sempre sperando che stavolta Chicco stia più attento: magari anche a viale Mazzini rischia di ritrovarsi di punto in bianco circondato da berlusconiani, e di non accorgersene finché non lo cacciano via anche da lì. Passando così gli anni del suo incarico a dire che dove lavora lui c’è il massimo del pluralismo, e dando a chi segue le vicende dal di fuori l’impressione che il pluralismo esista soltanto dove c’è lui a fare il garante. Malignità, subdole ipotesi di chi pensa sempre male. Invece, il fatto che Mentana oggi pianga dopo aver fottuto per quattordici lunghi anni, alla fine rimane solo un dettaglio. Storico, ma pur sempre un dettaglio.

(Vignetta da HCJ)

Un commento a Mentana e l’occasione della Par Condicio

  1. anna36

    povero mentana!..l’unico che non faceva l’impiegato a mediaset, ma faceva il giornalista!..tempi bui questi anni per l’informazione!

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