L’ultima eredità di Silvio: la disuguaglianza
12/03/2010 - L’IMMOBILE SOCIETA’ DEGLI IMMOBILI - Lo studio di Tullio Jappelli, Mario Padula e Giovanni Pica analizza l’impatto dell’abolizione delle imposte sulle successioni comparando le differenze registrate nella quota di famiglie che ricevono un’abitazione in dono o in eredità, distinguendo tra
L’IMMOBILE SOCIETA’ DEGLI IMMOBILI - Lo studio di Tullio Jappelli, Mario Padula e Giovanni Pica analizza l’impatto dell’abolizione delle imposte sulle successioni comparando le differenze registrate nella quota di famiglie che ricevono un’abitazione in dono o in eredità, distinguendo tra quelle “ricche” e le “altre, prima e dopo la riforma. Posto che in generale la propensione ai trasferimenti intergenerazionali è più alta nelle
famiglie “ricche”, lo studio mostra che “prima del 2000, la percentuale di famiglie ricche che lascia un’abitazione in eredità è mediamente del 32%, quella di famiglie povere del 26%. Dopo la riforma, tra le prime la percentuale cresce fino al 40%, tra le seconde solo al 31%.” Il divario tra famiglie ricche e povere si è ampliato dopo la riforma. L’effetto della riforma è stato quindi un aumento dei trasferimenti intergenerazionali, ma non un trasferimento di ricchezza. Il risultato è l’ampliamento del divario tra le famiglie più “ricche” e le altre.
UN’AMARA CONCLUSIONE – Come dicono gli autori della ricerca “La propensione a trasferire immobili in eredità è aumentata per tutti, ma il divario tra famiglie relativamente più ricche e il resto della popolazione si è ampliato significativamente”. L’abolizione di quest’imposta “erga omnes”, ossia valevole per tutti, peraltro tipica dei sistemi economici “liberali”, ha considerevolmente peggiorato in questi anni una situazione, di per sé, già fin troppo rigida. Un ulteriore aggravio per un paese che a seguito dell’ultima crisi economica mondiale, ma anche – e forse soprattutto – per le sbagliate scelte e valutazioni politiche di tutti questi anni, appare debole, frastornato e poco reattivo, specie se confrontato con i suoi più importanti “competitors” internazionali.













“L’accumolo di immobili con lo scopo di sfruttarne la rendita non è dissimile dall’accaparramento di biglietti della finale per rivenderli a prezzo maggiorato davanti allo stadio.
Leggittimo certo, ma socialmente inutile, svantaggioso per l’utente, e non contribuisce in alcun modo a migliorare lo sport.”
Anche questo è sbagliato. Infatti chi fa incetta di biglietti della finale per rivenderli a prezzo maggiorato fa qualcosa di utilissimo. Infatti offre un bene limitato (i posti allo stadio non sono infiniti) e li vende a chi li valuta di più. Quindi lo speculatore non fa altro che allocare risorse scarse secondo la logica che queste devono andare a chi è disposto a fare più sacrifici degli altri per averle. Invece senza la speculazione, i biglietti andrebbero ai primi cazzoni che han fatto la fila al botteghino, magari alle 8 del mattino perché sono disoccupati e non hanno da lavorare, impedendo a persone che invece sarebbero disposte a pagarli di più di vedere la partita. La speculazione è un freno allo sperpero di risorse scarse. Impedire la speculazione significa permettere l’esaurimento delle risorse.
Fa qualcosa di utilissimo solo a se stesso, dal punto di vista sociale ed economico è un inutile parassita.
Chi compra i biglietti a prezzo maggiorato lo fà solo perchè può permettersi di comprarli, e preferisce pagare una cifra in denaro che sottoporsi a lunghe ed estenuanti file.
L’accaparratore non crea nuovi biglietti, non migliora la qualità dello spettacolo, non devolve una cifra maggiore alla società sportiva che li ha emessi; la differenza tra il valore nominale del biglietto e quello finale a cui lo vende finisce unicamente nelle sue tasche.
Tutto ciò che fà lo speculatore è di impedire l’accesso allo stadio ad alcuni per permetterlo ad altri.
E’ un pò come se i primi avessero venduto il biglietto ai secondi, ma con la differenza che i guadagni della trasanzione finiscono unicamente nelle tasche dello speculatore.
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