La tassa di successione era sta presentata come un balzello ingiusto ed iniquo. Oggi però si scopre che senza quell’imposta riequilibratrice cancellata dal governo Berlusconi, nel nostro Paese si è ridotta l’uguaglianza e l’immobilismo sociale è nettamente aumentato
La tassa di successione è stata considerata negli anni passati una tassa ingiusta, un iniquo balzello, un furto perpetrato ai danni di chi, magari dopo anni di duro lavoro, aveva comprato una casa di proprietà, che poi non avrebbe potuto cedere con facilità ai propri eredi. Un tassa, quindi, impopolare (quale non lo è?) che sia i governi di centrosinistra, a
cominciare da quello di Massimo D’Alema 1998, sia, manco a dirlo, quelli di centrodestra targati Silvio Berlusconi, hanno prima ridotto (solo per i redditi più bassi) e poi, come è accaduto qualche tempo dopo pure per l’Ici sulla prima casa, completamente abolito. Una notizia apparentemente positiva, se non fosse che – in un paese sostanzialmente immobile sul piano sociale come il nostro – anche l’eliminazione di quest’imposta ha contribuito ad accrescere, ulteriormente, le tante disuguaglianze sociali che opprimono ed impediscono, di fatto, lo sviluppo di questo paese.
IL BLOCCO DELLO SVILUPPO – Perché la scarsa mobilità sociale è uno dei mali che affliggono l’Italia. Come abbiamo detto qui, l’Italia è una società pietrificata, dove tutti, nel bene e nel male, sono e restano “figli di papà”, con gerarchie pressoché immutabili, dove il merito individuale e il talento contano quasi nulla e in cui, dunque, salire (o scendere) la scala è una possibilità minima, precaria e riservata a pochi fortunati (o sfortunati). Sono le conclusioni a cui si arriva leggendo lo studio dell’Ocse, “A family affair” che, dati alla mano, misura la mobilità sociale tra le generazioni nei paesi ricchi del mondo. Questo fenomeno non è nuovo, e ha molte cause: le barriere all’ingresso nella scuola, nel mondo del lavoro, nei percorsi professionali. Nell’ultimo decennio si è fatto più sensibile. Ma non per colpa del destino cieco e baro, ma per le scelte del legislatore italiano. Le mancate riforme sulle liberalizzazioni, le controriforme scolastiche, da ultimo quella di Maria Stella Gelmini. E anche in materia di fisco, i governi nazionali hanno operato non per favorire lo “sblocco” della società ingessata, ma in senso opposto. Il governo Berlusconi, in particolare, ha giustificato l’abolizione dell’imposta di successione come una misura per il rilancio dell’economia come una misura in grado di dare maggiore slancio all’accumulazione del capitale. Mentre secondo molti, questa è stata l’ennesima mazzata contro l’uguaglianza e la mobilità sociale.
L’IMPOSTA DI SUCCESSIONE – Lo spiega un’analisi su Lavoce.info sulle imposte di successione. Nel dibattito economico l’imposta di successione ha dei detrattori e dei sostenitori. C’è chi dice
che l’imposta di successione è profondamente ingiusta e che comunque ha poco senso parlarne vista la marginalità del gettito prodotto. Ci sono però coloro che ne mettono in luce la progressività, che agisce sulla diseguaglianza. E’ un dato di fatto che i sistemi fiscali di gran parte del mondo prevedono questo tipo di imposte, e che esse suscitano spesso un acceso dibattito politico economico. Forse perché vengono viste come uno strumento per promuovere la mobilità sociale, evitando di cristallizzare le situazioni tra le generazioni. I dati della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane, recentemente pubblicati, consentono di valutare l’effettivo impatto della riforma sulla propensione a lasciare immobili in eredità. E di vedere quindi se la distribuzione della ricchezza e la sua mobilità tra le famiglie sia favorita o meno dalla riforma. Tenendo conto che nel nostro Paese la ricchezza immobiliare rappresenta l’87% del totale e che in Italia molto più altrove la proprietà delle abitazioni è distribuita tra i capifamiglia con oltre 50 anni di età..




Non ho capito il rapporto causa/effetto tra tassa di successione e mobilità sociale. Anzi, credo che proprio non sia stato scritto…
Ho solo inteso che la percentuale di ricchi che lasciano case in eredità è aumentata di più di quanto sia aumentata la percentuale di “normali”. La percentuale è + 8% per i ricchi e + 5% per i poveri.
Dove sta la mobilità sociale in questo discorso?
A parte che c’è proprio un link che porta direttamente allo “studio” (alla pagina successiva dell’articolo) in cui c’è scritto dettagliatamente “la causa-effetto” dovuta all’eliminazione di questa tassa, nell’articolo è riportato abbastanza chiaramente che: “nella quota di famiglie che ricevono un’abitazione in dono o in eredità, distinguendo tra quelle “ricche” e le “altre, prima e dopo la riforma. Posto che in generale la propensione ai trasferimenti intergenerazionali è più alta nelle famiglie “ricche”, lo studio mostra che “prima del 2000, la percentuale di famiglie ricche che lascia un’abitazione in eredità è mediamente del 32%, quella di famiglie povere del 26%. Dopo la riforma, tra le prime la percentuale cresce fino al 40%, tra le seconde solo al 31%.” Il divario tra famiglie ricche e povere si è ampliato dopo la riforma. L’effetto della riforma è stato quindi un aumento dei trasferimenti intergenerazionali, ma non un trasferimento di ricchezza. Il risultato è l’ampliamento del divario tra le famiglie più “ricche” e le altre”.
Questo divario in aumento prende il nome, appunto, di “disuguaglianza sociale”.
Lei poi scrivi: “Dove sta la mobilità sociale in questo discorso?”
Ecco ce lo siamo chiesti pure noi… (e lo studio) che sostiene appunto che il paese è “ingessato”. Cito ancora l’articolo: “L’abolizione di quest’imposta “erga omnes”, ossia valevole per tutti, peraltro tipica dei sistemi economici “liberali”, ha considerevolmente peggiorato in questi anni una situazione, di per sé, già fin troppo rigida”.
L’Italia, inoltre secondo l’Ocse, si piazza in coda a quasi tutti gli altri paesi europei per quanto riguarda la cosiddetta “mobilità sociale” (le aggiungo il link, sempre ad un articolo pubblicato da Giornalettismo) http://ping.fm/s0Tce in cui potrà leggere, tra l’altro, come nel nostro paese: “se il padre è laureato, il figlio ha il 30% in più di probabilità di arrivare all’università del figlio di genitori con un minore grado di istruzione e la disparità si tradurrà in futuro, di conseguenza, in un’ineguaglianza di reddito. L’Italia, inoltre, risulta essere uno dei Paesi in cui c’è un maggiore premio in termini di reddito se si proviene da una famiglia di buon livello culturale e una delle maggiori penalizzazioni se la famiglia di provenienza ha un minore livello d’istruzione. In sostanza, emerge il ritratto di un paese ingessato, anchilosato tra rendite, spesso parassite, e palesi conflitti d’interesse”.
Non direi proprio. I due studi linkati non parlano della relazione tra tassa di successione e mobilità sociale. Uno parla della mobilità sociale e l’altro parla della tassa di successione.
La relazione causale è stata introdotta dagli autori di questo articolo e in quello de Lavoce.info. Non nego che ci sia una relazione di questo tipo, ma vorrei capire dove stia. C’è una certa differenza tra affermare e spiegare/dimostrare.
L’unico dato numerico affrontato dall’articolo parla di un aumento dei lasciti in eredità dell’8% dei ricchi e del 5% dei poveri, ma a me questo non dice niente sulla mobilità sociale. A meno che la mobilità sociale non si definisca come “i soldi ricevuti in eredità”.
L’articolo avrà anche ragione, ho solo chiesto di spiegarmi il perché.
La ragione non esiste in assoluto: esiste il confronto delle opinioni, non penso che siamo in gara, ma solo discutendo
La mia opinione sul perchè essite un legame tra tasse di successione e mobilità sociale sta nel fatto che la tassa di successione è uno strumento per limitare l’accumulazione dei grandi patrimoni, favorendo la “mobilità” della ricchezza.
In pratica, il comportamento di un individuo è meno stimolato ad accumulare grandi patrimoni (sotto forma di case ed altro) perchè sa che dovrà pagarci delle tasse. E in questo modo non si aggrava ulteriormente il divario di partenza tra ricchi e poveri, perchè i ricchi – accumulando sempre più “ricchezza patrimoniale” – sono “limitati” dalla presenza della tassa, che li stimola a “mobilizzare” la ricchezza, che può così distribuirsi su più soggetti.
MI permetto di far notare (a tutti i vari commentatori) che nell’idea Tremontiana di spostare la tassazione dalle persone alle cose, da salari e profitti alle rendite c’è, sotto sotto, anche quest’argomentazione.
Quale sia la credibilità di Tremonti, che predica questo e fa altro, è un altro paio di maniche
Un caro saluto, e grazie dell’intervento
Io non trovo parole per commentare questo post.
“La mia opinione sul perchè essite un legame tra tasse di successione e mobilità sociale sta nel fatto che la tassa di successione è uno strumento per limitare l’accumulazione dei grandi patrimoni, favorendo la “mobilità” della ricchezza.”
Io non so quale teoria economica abbia dimostrato che tassando le eredità si favorisce la mobilità sociale. E’ una cosa talmente folle che necessita immediatamente il riferimento bibliografico, da controllare quanto prima.
Innanzitutto le tasse sono quasi sempre distorsive degli incentivi degli individui a produrre ricchezza e consumo.
Poi, non basta tassare; bisogna anche capire in che modo vengono utilizzati i soldi ricavati. E’ tipico dei comunisti credere che lo stato sappia meglio dell’individuo come egli deve spendere/utilizzare i propri soldi. Purtroppo, e con poche eccezioni, è proprio il contrario.
Infine, la tassazione delle eredità può al massimo produrre – pro quota – una riallocazione grosso modo casuale della ricchezza tra generazioni, una cosa che non so a quale criterio di equità faccia riferimento.
Sono seriamente basito.
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Questa è la più incredibile giustificazione per una tassa che abbia mai sentito in vita mia. Neppure le menti malate di Tremonti o di Visco potevano inventare una scusante del genere. Non esiste alcuna causa-effetto tra l’abolizione della tassa e l’aumento del divario tra famiglie povere e ricche. E’ inconcepibile poi l’assunto per il quale lo stato italiano debba limare la proprietà privata (sia essa capitale in denaro o in proprietà) per ridistribuirla ai poveri. Trattasi di stato modello socialista che non ha basi nella nostra Costituzione. La cancellazione dei divari viene garantita dando gli stessi diritti di partenza come uguale istruzione, sanità e accesso ai servizi di base.
Ma ragazzi, ma vi siete ammattiti?
No, non siamo ammattiti. Come dice Calvin qui sotto, criticando anch’egli lo studio (perchè inutile), la tassa di successione è redistributiva, quindi abolendola si aumenta la disuguglianza.
SE ci pensi, è proprio nella parte finale del tuo commento che si trovano le ragioni per mantenre la tassa:
La cancellazione dei divari viene garantita dando gli stessi diritti di partenza.
Ma se la gara è “truccata” da basi di partenza squilibrate, la cancellazione dei divari non può neppure cominciare.
Si può casomai sostenere (e lo fa sia lo studio de La voce che noi due) che lo strumento non sia particolarmente “potente”, visto che è relativamente marginale come strumento “fiscale”, ma non che non tenti di eivtare un eccessivo squilibiro iniziale, “sfavorendo” l’accumulazione di grandi patrimoni, che mirano in partenza appunto le condizioni.
Non vedo nessuna limitazione alla libertà privata e nessuna nostalgia “comunista” (cosa che non personalmente non sono mai stato…)
Ricordo una bella intervista a Bill Gates che sosteneva che sarebbe un bene per i suoi figili se buona parte di Microsoft non finisse a loro, e non credo che si tratti di un convinto socialista.
Grazie del commento, un sorriso di cuore
C.
No, non ci siamo. Nel commento di risposta ad un altro commentatore scrivi:
“La mia opinione sul perchè essite un legame tra tasse di successione e mobilità sociale sta nel fatto che la tassa di successione è uno strumento per limitare l’accumulazione dei grandi patrimoni, favorendo la “mobilità” della ricchezza.”
Non vedo perché tu o lo stato vogliate limitare l’accumulazione di grandi patrimoni? Dove sta scritto che l’obiettivo dello stato italiano è quello di limitare l’accumulazione di patrimonio? Ma stiamo scherzando? Bisognerebbe chiamare l’UE se lo scopo di quella tassa fosse quello. E non ho nominato il socialismo perché è un cliché, ma perché la tua idea, e quella che sta alla base dello studio di quei tipi, è squisitamente SOCIALISTA.
Perché lo stato deve togliermi dei soldi o delle proprietà che io ho guadagnato col sudore della mia fronte per darli ad altri? Tu lo chiami ridistrubuzione della ricchezza, io lo chiamo furto. Non stiamo parlando di una tassa che ha l’obiettivo di pagare un servizio di base che lo stato offre. Stiamo parlando una tassa il cui unico scopo (secondo te) è quello di limitare il patrimonio ai ricchi per ridistriubirlo ai poveri.
Robin Hood?
Scusa ma perché la tassa di successione sarebbe socialista? In un regime socialista semplicemente non esisterebbe la proprietà privata. E’ invece tipica dei regimi “liberali” è ha proprio un senso riequilibratrice di un sistema economico (quello capitalista) per definizione disequilibrato. In sostanza, dice che chi ha di più attraverso quella tassa deve farsi carico delle diseguaglianze che il sistema ha generato. Togliere questa tassa significa accettare queste diseguaglianze, cristallizzarle e favorire chi è partito da una situazione di vantaggio. Del resto la tassa di successione è tipica dei paesi anglosassoni, l’hanno sostenuta gente come Stuart Mill e Keynes (Mica Stalin e Che Guevara) e persino la Thatcher si è guardata bene dall’eliminare.
“In sostanza, dice che chi ha di più attraverso quella tassa deve farsi carico delle diseguaglianze che il sistema ha generato. ”
8/
Mi spiace per Mill e per la Tatcher. Mi rendo conto che comunque vediamo il mondo su due lunghezze d’onda non sovrapponibili.
Lasciando perdere i grandi sistemi ti chiedo se davvero pensi che gli stati utilizzino i proventi di quella tassa per darli ai poveri.
Se la tua risposta è sì possiamo chiudere il discorso; se la risposta è no allora ti renderai conto che il discorso parte dalla premesse sbagliate: le tasse raccolte con un fine non vengono quasi mai usate dallo stato per quel fine. Uno stato può metterti la tassa più alta che ci sia per qualunque nobile fine, ma poi può usare quei soldi per costruire i bombardieri.
Altrimenti secondo il tuo ragionamento la Tatcher con la sua tassa di successione fu una campionessa di ridistribuzione delle risorse per i più poveri.
“Perché lo stato deve togliermi dei soldi o delle proprietà che io ho guadagnato col sudore della mia fronte per darli ad altri? ”
Per lo stesso motivo per cui esistono le imposte sul reddito.
Capiamoci: è legittimo (anche se, dal mio punto di vista, sbagliatissimo) sostenere che non debbano esistere gli Stati sovrani. Faccio notare che neppure i padri del liberalismo e del liberismo (che pure vivano in epoche un po’ più semplici e meno “democratiche” delle nostre) lo hanno fatto.
E sE ammettiamo l’esistenza dello Stato, sappiamo che esso ha tre funzioni da svolgere:
1. regolazione dei rapporti sociali ed economici, per evitare la giugnla e i suprusi
2. allocazione di risorse nei casi di fallimento del mercato (contemplati da TUTTI i pensatori liberali moderni)
3. redistribuzione delle risorse
E’ la modulazione con cui questo ruolo viene svolto che distingue i “socialdemocratici” dai liberaldemocratici”
Nel caso dell’imposta di successione, lo Stato svolge sia quella redistributiva che quella allocativa.
Perchè è “socialmente” desiderabile (un po’ meno per il singolo coinvolto, ovviamente: anche a me quando vedo le ritenute alla mia busta paga va istintivamente la luna di traverso…) che la ricchezza non si concentri in poche mani, e non per ragioni “socialiste – o almeno, non solo – ma anche perchè questo “distorce” quelle famose “condizioni di partenza di cui tu stesso parli, provocando la mortificazione del talento di chi non ha i mezzi, mentre chi i meziz li ha non ha più bisogno del talento. E a rimetterci è l’intera società.
Come ti ha scritto Pietro, in uno stato socialista viene abolita la proprietà privata. Cosa che io non condivido affatto, anche perchè lo ritengo economicamente inefficente.
Ma nelle società “liberali” anche la proprietà privata ha le sue limitazioni. Sia in diritto che in economia.
Ah, un ultima cosa: esiste una differenza non solo lessicale tra Tassa e Imposta, anche se spesso vengono usate come sinonimi (l’abbiamo fatto anche in quest’articolo. ma volendo essere precisi, quella di successione si chiama Imposta. E non è un caso.
Grazie ancora del commento e della stimolante discussione
Carlo
Sei tu che hai guadagnato quei soldi col sudore della fronte e non i tuoi figli, sei tu che te li sei meritati; i tuoi figli se saranno bravi come te non avranno problemi ma non è giusto che partano con dei vantaggi enormi(che aumentano in maniera esponenziale di generazione in generazione) nei conronti di figli che non hanno avuto la stessa fortuna(perchè non si tratta solo di diritti di partenza quali istruzione, sanità,etc. ma anche di rishio d’impresa, investimenti, rendita di capitale…)
Un esempio un po’ stupido che però rende l’idea:è come se ad una maratona i figli degli atleti che in passato l’ hanno vinta partissero 20 km più avanti.Non ha senso.e non è liberale!
A me invece pare uno studio piu’ che altro inutile: la tassa di successione e’ PURAMENTE redistributiva (in senso patrimoniale), no? Quindi chi ha fatto lo studio ha concluso che l’abolizione di una tassa redistributiva aumenta la disuguaglianza? Bravi, ci hanno preso pure il PhD per condurre queste ricerche? A me interesserebbero di più gli effetti sulla crescita (per esempio) di una tassa di questo genere – mi vengono in mente un sacco di effetti primo ordine di segno contrario. Poi questa attenzione spropositata alla diseguaglianza puzza veramente di “modello superfisso” come dicono su NfA, è vero che tanta economia comportamentale si interessa ai concetti di utilità relativa ma pensavo che in una situazione come quella italiana fosse palese che la priorità sia far crescere la torta, non redistribuire le 4 briciole rimaste…
Poni un tema molto interessante, e ti ringrazio.
L’imposta di successione è redistributiva, ma può svolgere anche funzioni allocative.
Che la sua abolizione stimoli l’accumulazione di capitale è controverso, nel breve e medio termine che è l’orizzonte dello studio e del pezzo, mentre è probabile che questo accada nel lungo (dove però, come diceva il buon Keynes, saremo tutti morti…)
Che la sua abolizione abbia l’effetto di “concentrare” di più la ricchezza è lapalissiano. Oram, quello che dobbiamo capire è se in questo modo si favorisce o meno la mobilità sociale (che è diverso dalla redistribuzione pura e sempice, giusto?).
SEcondo lo studio e secondo noi no: la mobilità sociale si favorsice evitando che si accumuli ricchezza in troppe mani.
Ma non è escluso che opinioni diverse possano esserci. IL dibattito sull’argomento, è acceso in moltisismi paesi (dove l’Imposta di successione esiste, e non mi risultano sovietici o socialisti)
Grazie dello stimolante commento
C.
Devo concordare con chi critica le basi di questo articolo e ciò per svariate ragioni.
L’analisi della Voce.info che sostiene che ci sia sia una correlazione tra modifica delle tasse di successione e aumento del divario tra ricchi e poveri, mi sembra infatti molto debole per svariate ragioni.
1- A leggere l’articolo l’unica prova portata di una correlazione statistica in verità un grafichetto striminzito che mostra una flessione nell’ultima sezione nel numero di poveri (idem con patate). Un po’ poco per parlare di un legame forte
2- Confonde, come molti, una eventuale correlazione statistica con un nesso causale.
3- Confonde infine un trasferimento allo stato (una tassa) con un redistribuzione di ricchezza. Bisogna vedere se questi soldi ci vanno veramente ai “poveri” di cui si parla
Ultimo punto fondamentale basterebbe vedere cosa succede in altri paesi, vedi il Regno Unito dov’e’ c’e’ una signora tassa di successione…. Ovviamente come in tutte le cose se sei veramente ricco e hai gli strumenti culturali necessari è facilissimo evitarla. Il modo più alla moda è creare nelle isole del canale una Fondazione Senza Scopo di Lucro a cui assegnare la casa, e per statuto dare alla fondazione lo scopo di fornire alloggio a te ai discendenti da te designati e a quelli che loro designeranno etc etc….
Secondo voi uno schema simile lo seguirà meglio il “ricco” figlio di “ricchi” che ha una laurea e ha studiato ll’estero e gioca a Golf col suo commercialista il suo notaio, oppure l’operaio che si à fatto il mazzo tanto per pagare trent’anni di mutuo?
@Fabristol
Mi guardo bene dal cominciare una disputa “ideologica”. Non ne ho l’intenzione e, tanto meno, la voglia. Però se tu scrivi: “Lasciando perdere i grandi sistemi ti chiedo se davvero pensi che gli stati utilizzino i proventi di quella tassa per darli ai poveri” ti potrei rispondere con uno stesso sillogismo e dirti che se tu quella tassa l’hai tolta semplicemente non vuoi destinare niente ai poveri. Ti sta bene lo statu quo, insomma.
Io sono un “riformista” nel senso che lo statu quo (a proposito è sbagliato scrivere status quo) non mi sta bene e mi propongo, proprio attraverso le riforme, di miglioralo per gradi facendo accedere a condizioni migliori di vita, di reddito e di qualità della vita proprio quanti grazie alle storture di questo “sistema” finiscono per patirlo.
Sì, io sono convinto che le tasse sono necessarie e sono un eccezionale strumento “democratico” per ridurre le disuguaglianze per impedire che il più forte (che quasi mai è anche il più bravo) faccia fuori i più deboli. Chiamalo socialismo se vuoi, io non mi offendo mica.
Wow, pensavo di aver seppellito questi discorsi al liceo, invece ritornano dalla tomba.
“Però se tu scrivi: “Lasciando perdere i grandi sistemi ti chiedo se davvero pensi che gli stati utilizzino i proventi di quella tassa per darli ai poveri” ti potrei rispondere con uno stesso sillogismo e dirti che se tu quella tassa l’hai tolta semplicemente non vuoi destinare niente ai poveri.”
Per prima cosa non mi hai risposto. E questo mi basta per capire bene il mio interlocutore. Secondo, come non sta né in cielo né in terra il rapporto di causa-effetto tra l’abolizione della tassa e la povertà, così non sta né in cielo né in terra il rapporto tra la mia contrareità alla tassa e il destino dei poveri.
Sul fatto che non ti offendi se ti do del socialista non ho dubbi.
Non è col furto che salvi il mondo. Ricordatelo quando qualcuno entrerà a casa tua a rubarti i soldi guadagnati onestamente con gli stessi propositi.
Fabri che risposta è questa? “Non è col furto che salvi il mondo. Ricordatelo quando qualcuno entrerà a casa tua a rubarti i soldi guadagnati onestamente con gli stessi propositi.” Manco Berlusconi usa armi dialettiche così ridicole? Che ti aspetti che ti risponda come la buonanima di Proudhomme dicendoti “La proprietà è furto”?
Io e Carlo abbiamo ricordato solo che togliendo quella tassa le disuguaglianze sono cresciute (e lo dimostra lo studio de lavoce.info) ma sopratutto qui su G.com c’è una intera “letteratura” suffragata da dati, tabelle, analisi e studi che dimostrano come questo governo non ha fatto un “fico secco” per il welfare. Persino governi esteri di destra (certo non pacchiana come la nostra) destinano in welfare più fondi del nostro. Governi, torno a ripetere, che mantengono la tassa di successione. Poi aggiungici pure che con questo governo è aumentata la pressione fiscale e la spesa pubblica e datti una risposta. Senza scimmiottare, possibilmente, Capezzone.
Buona serata.
“Manco Berlusconi usa armi dialettiche così ridicole? ”
Invece le tue sono raffinatissime.
Non me ne frega niente poi che i governi di destra impongano questa tassa, per il semplice motivo che io NON sono di destra. Rinuncio a spiegarti che sul fronte delle tasse sinistra e destra italiote sono ambedue socialiste: Tremonti e Visco vengono dallo stesso background. E ho anche rinunciato ad aspettare una risposta alla mia domanda precedente che non arriverà mai.
“Senza scimmiottare, possibilmente, Capezzone.”
Questa invece la prendo come una offesa personale. E credo che dopo questa possiamo anche chiudere la covnersazione.
Mi spiace che ti offendi. Avevo messo tanto di emoticon con la speranza che capissi l’ironia.
Detto questo, sei stato tu che l’hai messa in “politica”, hai sostenuto che questa è una tassa “socialista” mentre sia io, sia Carlo, ti abbiamo spiegato che questa tassa o meglio questa imposta ha un valore innanzitutto etico e “morale”, cose che non si apprendono utilizzando categorie “politiche”. Ti è stato ricordato che c’è uno studio che correla la cancellazione di questa tassa con l’aumento delle disuguaglianza nel nostro Paese. Disuguaglianza che aumenta anche e soprattutto per altre “politiche” sbagliate ma che certo, l’eliminazione di questa imposta ha, magari in minima parte, accentuato.
Dici che non ti ho risposto mentre io credo di averlo fatto. Evidentemente a te sfugge (e non sei il solo, per la verità) che le tasse, tutte le tasse, se hanno una destinazione sociale o meno questo lo decidono i singoli governi. Questo governo – te l’ho scritto – ha aumentato la pressione fiscale e ciononostante ha ridotto la spesa sociale. Quello che è indiscutibile, ripeto per l’ennesima volta, è il valore “etico” di questa imposta. Che non lo capisca Berlusconi è comprensibile, un po’ meno che non lo capisca tu (così spero di averti “dis-offeso”)
Non avrei potuto dirlo meglio.
Non capisco in che senso fabristol asserisce che l’imposta di successione è un furto, che tolga quello che ci si è guadagnati con sudore.
Se non ho capito male stiamo parlando di un’imposta sulla eredità del morto: chi ha accumulato il capitale oggetto della tassazione giace sottoterra, non paga più un accidenti di niente.
Chi dovrebbe pagare è il figlio di papà, che dovrebbe versare alla società una parte della fortuna che non ha affatto guadagnato, ma che gli spetta per il solo fatto di portare un certo cognome.
La ratio dell’imposta è di favorire l’investimento a scapito dell’accumolo di beni, e di finanziare con qualche borsa di studio in più chi, pur meritevole, non ha saputo scegliersi i genitori con la stessa oculatezza di chi và alla Bocconi accompagnato dall’autista.
In questa esigenza non c’è niente di socialista; è una logica conseguenza dello spirito meritocratico che tende a premiare l’efficenza a discapito dello spirito di clan.
Uno spirito in netto contrasto con il familismo amorale e la cultura mafiosa.
Il discorso di Fabristol è solo formalmente corretto, dato che è astratto e quindi non considera la realtà dei fatti, il punto è che l’ abolizione della tasa di successione favorisce le rendite improduttive, ma è stato fatto ANCHE eliminando alcune riduzioni fiscali fatte per favorire gli investimenti in attività produttive, come la Dual Income Tax.
In pratica chi ha effettivamente eliminato la tassa di successione è come un ladro che invece di portarti via l’oro e i gioielli ti porta via tutti gli elettrodomestici tutti i vestiti e tutto il cibo che hai in casa, rimani nudo in un a casa vuota con 4 gioielli in mano.
In questo senso è indifendibile, sono state bastonate le attività produttive per favorire 4 inutili e improduttivi figli di papà.
figli di papà?
diciamo pure figli di papi…
Questo articolo è spaventoso, come lo sono tantissimi dei commenti a corredo dello stesso.
Una tassa avrebbe effetto ri-equilibratrice: ???
In che modo? In Welfare State? Cosa ha lo stato sociale di equilibrato? Persone che “non vogliono” avere figli devono pagare dottori ed istruzione degli altri. Ed intanto le strade sono piene di buche ed i soldi dello stato vengono utilizzati per corrompere e colludere.
Rendite parassite? Redistribuzione del reddito? Mio padre, povero dipendente che in 40 anni di lavoro è riuscito a comprarsi un buco di casa, ha la gioia più profonda di regalarmi l’obiettivo di tante fatiche: ed io dovrei pagare una cosa già mia?
Il commento di Amadiro è poi raccapricciante: —Se non ho capito male stiamo parlando di un’imposta sulla eredità del morto: chi ha accumulato il capitale oggetto della tassazione giace sottoterra, non paga più un accidenti di niente.
Chi dovrebbe pagare è il figlio di papà, che dovrebbe versare alla società una parte della fortuna che non ha affatto guadagnato, ma che gli spetta per il solo fatto di portare un certo cognome.—
Questo è comunismo, non socialismo, e non te lo dice il figlio di papà che va in Bocconi con l’autista ma uno che può permettersi una macchina usata di 10 anni con 100.000 Km fatti.
Mai votato Berlusconi, ma ogni volta che leggo tale articoli e pensieri retrogradi mi viene veramente voglia, peccato che Tremonti sembra Ceausescu come Ministro.
Io continuo a vedere nei paesi in cui lo stato sociale, ed etico, ha allentato le tenaglie, i migliori escono sempre fuori anche se parti da zero: quanti Google sono nati in Italia negli ultimi 10 anni? Quante Alitalia/FS mantengono negli USA da più di 50 anni?
C’è chi da nulla è diventato Presidente, Obama, del suo paese ed ora sputa nel piatto in cui ha mangiato ed è nato: quello della meritocrazia.
“Da google ad… Obama”. Negli Usa, noto paese ad economia collettivista… la tassa di successione c’è ed è pure piuttosto salata. Nessuno parla di socialismo o, peggio ancora, di comunismo. Nessuno. Quel famoso “bolscevico” diventato pure Presidente della Repubblica dopo essere stato ministro delle Finanze di Luigi Einaudi, riteneva importanti le tasse di successione, come mezzo per ridurre le differenze dei punti di partenza tra cittadini. Lo si trova in qualsiasi testo di “storia dell’economia”.
Ehilà ogni tanto ti fai rivedere… Tu comunque sei un ingraiano migliorista
Negli USA, dov’è come tu ricordi è nato Google, dove non mantengono Alitalia ed FS e dove il welfare state è più magro che in Europa, esiste l’imposta di successione. E non è neppure leggera. Tanto per tua informazione.
Un caro saluto
E’ davvero curioso che, in questo dibattito, non ci sia un cosiddetto liberale che si ricordi che tra i più strenui sostenitori di un’imposta di successione molto sostanziosa in Italia ci sia stato un certo Luigi Einaudi. Arrivò a proporre, se non rammento male, che dopo due o tre generazioni il patrimonio fosse quasi completamente sottratto agli eredi, perchè questo favoriva merito, talento e mobilità sociale. Senza bisogno di analisi statistiche.
Io spesso prendo in giro Berlusconi, ma ha ragione: si trovano davvero socialisti e comunisti dapperutto, anche dove meno te l’aspetti…
Un caro saluto a tutti
Eh vabbè, storicamente nel nostro paese sono stati sempre una sparuta minoranza. Mi riferisco, ovviamente, ai liberai “veri” non quelli alle vongole o che si dicono liberali perché fa “figo”. Anche tra i “commentatori” di Giornalettismo la proporzione sembra rispettata.
Non sono comunisti caro Carlo. Sono feudatari. Infatti una delle prime “rivoluzioni” fu la ereditarietà dei feudi concessi dal Sovrano ai suoi vassalli. Prima nell’877 da Carlo il Calvo, debole sovrano carolingio, fu concessa l’ereditarietà dei feudi maggiori (cioè dei vassalli direttamente dipendenti dalla corona imperiale) cosa che provocò l’inamovibilità dei feudatari infedeli e circa due secoli di guerre civili e anarchia, quindi Corrado il Salico nel 1037, per contrastare appunto gli sleali grandi feudatari, la estese anche ai feudi minori, cercando nel contempo di assegnare i feudi più ricchi a principi-vescovi chem non avendo legittimi successori, dovevano restituire il feudo al sovrano alla loro morte.
In pratica sti sedicenti liberali sono solo dei teorici dello “ancient régime” dove i diritti di nascita prevalgono sui criteri liberali del merito e della concorrenza. E del resto l’Italia con la sua mentalità familistica è uno dei paesi più “feudali” che ancora esiste, basti pensare poi alla Mafia che non è altro che un sistema feudale con i vassalli (capibastone), valvassori (capo-mandamento) tutti legati da giuramenti di fedeltà e di sangue.
A questo punto se qualcuno mi viene a dimostrare le meraviglie economiche e di sviluppo di un sistema feudale sono persino disposto a concedere che la tassa/imposta di successione sia in effetti uno strumento inutile e bolscevico.
Negli ultimi anni mi hanno dato del comunista, del laicista, del conservatore, del riformista, del liberista, ma mai qualcuno mi aveva definito feudatario. Geniale!
http://en.wikipedia.org/wiki/Murray_Rothbard
Del resto gli iperliberisti austriaci, con la lora cecità sulla natura umana pari a quella comunista, produrrebbero solo la disgregazione dello Stato come è stato inteso in epoca moderna con la conseguenza di ritornare agli agglomerati familistici di interessi e fedeltà tipici del sistema feudale.
Lo Stato moderno cercò di superare quel periodo attraverso l’assolutismo prima e la rappresentanza democratica poi, entrambi sistemi imperfetti (il primo ovviamente più di tutti in quanto incentrato sulla sola persona del sovrano) di “mediare” i contrapposti interessi che fino a quel momento avevano portato ad una disgregazione del potere e della società.
Purtroppo come diceva Churchill è un sistema che fa schifo ma è il migliore fra quelli che sono stati trovati.
Sabato, 13 marzo 2010 ore 18 ca. D’accordo al 100% con un commento di Guerrani. Ch’è succiess?
E’ successo che ogni tanto ti dimentichi del catepanato dalemiano dell’Apulia.
P.S.: salutami i valvassini deBustis e Consorte.
Quello di D’Alema non è un sistema feudale. Essendo d’origine araba poi, al più, potrebbe essere assimilato a califfato.
Certo che considerare gli USA un paese liberale. Wow, ora capisco perché non ci capiamo eh.
Allora mettiamo le cose in chiaro: per me e come per altri commentatori gli USA non sono un paese liberista, il centro destra italiano è un guazzabuglio di socialisti, fascisti e cattosocialisti e Berlusconi è il più grave nemico della democrazia da quando hanno appeso quell’altro in Piazzale Loreto.
Non esiste e non è mai esistito nella storai dell’uomo un paese completamente liberista o liberale.
Per quanto riguarda il commento sugli USA dove non ci sarebbero Alitalia e Fiat ricordo che proprio recentemente il governo americano ha destinato i fondi per banche, industrie automobilistiche e quant’altro. Non parliamo poi del proibizionismo, protezionismo e politica guerrafondaie.
Ah e chi parla è un emigrato, disoccupato da sette mesi e figlio di un impiegato statale che a malapena arriva a fine mese. Lasciate perdere quindi tutti i discorsetti cliché sui figli di papà, o sugli imprenditori che vogliono fare del male ai poveracci. Siamo nel 2010, non esiste più la classe operaia, aprite gli occhi.
“Non esiste e non è mai esistito nella storia dell’uomo un paese completamente liberista o liberale.”
Certo, invece. Paperopoli e Milano2.
Ho un grandissimo rispetto per tutti, figuriamoci se non l’ho per te.
Mi piacerebbe che tu mi spiegassi, NEL MERITO, il tuo punto di vista perchè finora non lo hai fatto, o io non ho capito.
Ti ripeto quanto ti ho scritto qualche commento su, senza avere risposta:
Dici, ad un certo punto:
“Perché lo stato deve togliermi dei soldi o delle proprietà che io ho guadagnato col sudore della mia fronte per darli ad altri?”
Rispondo: Per lo stesso motivo per cui esistono le imposte sul reddito.
Quello che sostieni in questa frase è, di fatto, l’abolizione stessa dello “Stato”, che senza il prelievo “fiscale” non può semplicemente essitere. Capiamoci: è legittimo (anche se, dal mio punto di vista, sbagliatissimo) sostenere che non debbano esistere gli Stati sovrani. Ti faccio notare che neppure i padri del liberalismo e del liberismo (che pure vivano in epoche un po’ più semplici e meno “democratiche” delle nostre) lo hanno fatto.
Ma se ammettiamo l’esistenza dello Stato, sappiamo che esso ha tre funzioni da svolgere:
1. regolazione dei rapporti sociali ed economici, per evitare la giugnla e i suprusi
2. allocazione di risorse nei casi di fallimento del mercato (contemplati da TUTTI i pensatori liberali moderni)
3. redistribuzione delle risorse
E’ la modulazione con cui questo ruolo viene svolto che distingue i “socialdemocratici” dai “liberaldemocratici”. I pèrimi lo vogliono più “intrusivo”, gli altri più “leggero”
Nel caso dell’imposta di successione, lo Stato svolge sia quella “redistributiva” che quella “allocativa”, ma soprattutto quest’ultima.
Perchè è “socialmente” desiderabile (un po’ meno per il singolo coinvolto, ovviamente: anche a me quando vedo le ritenute alla mia busta paga va istintivamente la luna di traverso) che la ricchezza non si concentri in poche mani, e non per ragioni “socialiste” ma perchè questo “distorce” quelle famose “condizioni di partenza di cui tu stesso parli, provocando la mortificazione del talento di chi non ha i mezzi, mentre chi i meziz li ha non ha più bisogno del talento. E a rimetterci è l’intera società.
Lo diceva Luigi Enaudi, non Karl Marx.
Come ti ha scritto Pietro, in uno stato socialista viene abolita la proprietà privata. Cosa che io non condivido affatto, anche perchè lo ritengo economicamente inefficente.
Ma anche nelle società “liberali” il “privato” ha le sue limitazioni. Sia in diritto che in economia.
Ah, un ultima cosa: dici che l’imposta di successione non ha senso perchp lo stato non mi dà un corrispettevo in servizi per essa. Vero, com’è vero che esiste una differenza non solo lessicale tra Tassa e Imposta, anche se spesso vengono usate come sinonimi (l’abbiamo fatto anche in quest’articolo e nei commenti. Ma volendo essere precisi, quella di successione si chiama Imposta. E non è un caso.)
Di nuovo un caro saluto
Ma proprio perchè non esiste un paese completamente liberale la tssa di successione e le tasse sui consumi sono le ultime che andrebbero ridotte o eliminate, io dato che ho un buon lavoro, ho investito in vario modo 30 ani di risparmi e ho case e terreni ereditati sono convinto nonostante ciò di essere stato danneggoiato dall’eliminazione della tassa di successione a scapito di altre azioni che avrebbero favorito investimenti e crescita economica.
In questo senso qui si sta parlando di un azione concreta “come e perchè è stata eliminata la tassa di successione” e non se in un mondo inesistente e puramente teorico la tassa di successione dovrebbe esistere o meno, la realtà è proprio che è stata eliminata perchè coerente con le seghe mentali dei liberisti immaginari come Fabristol, come del resto anche l’ICI oltre che certamente meno impegnativa da cancellare di altre tasse.
Senza dubbio la gente come Davide che non sa nemmeno che è stato il vampiro Visco ad esentare dalla tassa di successione, nel 2000 le eredità fino a 500 milioni a testa, ed in questo senso Berlusconi l’ha tolta SOLO ai figli di papà.
Senza dubbio la gente come Davide che non sa nemmeno che è stato il vampiro Visco ad esentare dalla tassa di successione, nel 2000 le eredità fino a 500 milioni a testa, ed in questo senso Berlusconi l’ha tolta SOLO ai figli di papà.
Non vedo proprio da dove lo capisci? Oltre che sporco capitalista cosa sarei anche? Un banale qualunquista ignorante che apre bocca per dargli fiato? Oppure uno che la lotta di classe l’ha superata da qualche secolo?
Dopo di me che vai commentare: il filmato su youtube di Lapo che devia il pallone di basket? “Guarda che imbecilli sti ricchi”
Quindi, per assurdo, io ho eredito 50 case, ognuna l’affitto a 1000 € l’una al mese, e su ognuna ci pago il 20% di tasse annuali, creando 120.000 di entrate fiscali, sto realizzando una diseguaglianza sociale? Lo stato non mi offre un servizio, non mi da strade funzionanti, PA in mano a degli scansafatiche, e lo vedo ogni giorno con questi occhi, mi curo pagando un’assicurazione privata, studio in una scuola privata, pago senza nulla in cambio 120.000 l’anno di tasse…
Ingiustizia!!!
Anche da te, come da Fabristol, aspetto una risposta NEL MERITO a quanto ti ho detto in un precedente commento.
Magari ti è sfuggito:
1. Negli Usa che tu hai citato come esempio, l’imposta di successione esiste, ed è pure piuttosto pesante
2. E’ davvero curioso che, in questo dibattito, non ci sia un cosiddetto liberale che si ricordi che tra i più strenui sostenitori di un’imposta di successione molto sostanziosa in Italia ci sia stato un certo Luigi Einaudi. Arrivò a proporre, se non rammento male, che dopo due o tre generazioni il patrimonio fosse quasi completamente sottratto agli eredi, perchè questo favoriva merito, talento e mobilità sociale. Senza bisogno di analisi statistiche.
Un caro saluto
1) Sapevo che esistesse, non sapevo che fosse pesante come dici (quanto è?);
2) Lo può aver detto anche Milton Friedman, ma il MIO pensiero non cambia: non trovo nessuna base di disuguaglianza nel togliere le tasse di successione, come quelle di proprietà. Una unica imposta, quella sul reddito… 20% per i privati, 30% per le aziende, via tutto il resto. Anche l’IVA possibilmente. La storia dimostra che le grande ricchezze accumulate non reggono che poche generazioni.
Riassumendo: come dice Fabristol, probabilmente gli USA non sono il paradiso dei liberali, ora meno che mai, ma effettivamente sono lo stato in cui ci è andato più vicino, soprattutto tra 70/80… sbaglio? Rendere lo stato leggero li ha resi determinanti nel mondo, tra i primi posti nella ricerca e con le migliori università nelle quali si laureano anche i “poveri” meritevoli.
Detto questo, se si potesse anche migliorare, partendo dal modello americano non mi dispiacerebbe.
A dire il vero il commento era conseguenza della TUA frase “Mio padre, povero dipendente che in 40 anni di lavoro è riuscito a comprarsi un buco di casa, ha la gioia più profonda di regalarmi l’obiettivo di tante fatiche: ed io dovrei pagare una cosa già mia?” quindi sostieni che tuo padre era un POVERO dipendente che in 40 anni di lavoro che nel 2000 aveva una casa del valore CATASTALE di 500 milioni, considerando che il valore commerciale allora era perlomeno il doppio di quello catastale tuo padre ha risparmiato 25 milioni di lire all’anno, evidentemente tu mangiavi ghiande, perchè per risparmiare tutti sti soldi non poteva mica comperare anche le bistecche…….
Se ad ogni osservazione sei costretto a cambiare gli argomenti a sostegno delle tue idee evidentemente non sono cosi solide.
Io non ho detto che è giusto in sè tassare le eredità, ho detto che chi toglie le tasse alle eredità per aumentarle sulle attività produttive, sui conti in banca, sui bolli e le tasse di concessione, come ha fatto Berlusconi danneggia l’economia e la vita a tutti gli italiani per favorire 4 figli di papà, che possono anche essere persone degne e rispettabiloi, ma non per questo hanno il diritto di diventare sempre più ricchi senza averne nessun merito.
Perchè i meriti come le responsabilità sono PERSONALI e non sono un fatto ereditario.
A dire il vero il commento era conseguenza della TUA frase “Mio padre, povero dipendente che in 40 anni di lavoro è riuscito a comprarsi un buco di casa, ha la gioia più profonda di regalarmi l’obiettivo di tante fatiche: ed io dovrei pagare una cosa già mia?” quindi sostieni che tuo padre era un POVERO dipendente che in 40 anni di lavoro che nel 2000 aveva una casa del valore CATASTALE di 500 milioni, considerando che il valore commerciale allora era perlomeno il doppio di quello catastale tuo padre ha risparmiato 25 milioni di lire all’anno, evidentemente tu mangiavi ghiande, perchè per risparmiare tutti sti soldi non poteva mica comperare anche le bistecche…….
Non ti ho capito, e dico davvero. Intendi dire che è impossibile che mio padre abbia fatto un acquisto del genere? Non ci credi? Non che mi interessa molto se è così. Non mi piace piangermi addosso, non mi è stato insegnato fare il parassita, ma devo ammettere che se non abbiamo fatto la fame, sicuramente non abbiamo vissuto nel lusso e tutti gli extra di un adolescente che sono stato me li sono guadagnati da solo fare il cameriere nel doposcuola. Ma si esce fuori dal discorso ed i commenti danno poca enfasi, o sbagliata, al discorso.
Sinceramente non ho capito neanche quando ho cambiato gli argomenti a sostegno delle mie idee, ma ripeto: non l’ho capito veramente, non è una provocazione.
Io dico che siccome lo stipendio di un POVERO dipendente nel 2000 era 15 milioni annui risparmiare 25 milioni annui e mantenere una famiglia era fisicamente impossibile anche facendo un doppio lavoro, è aritmetica elementare, non c’è assolutalmente niente di personale in un osservazione del genere, vale per il 100% della popolazione italiana.
sul fatto che le fatiche di una persona abbiano un valore sono daccordo, ma questo merito è assolutamente personale non dei figli.
Dimenticavo: Io non ho detto che è giusto in sè tassare le eredità, ho detto che chi toglie le tasse alle eredità per aumentarle sulle attività produttive, sui conti in banca, sui bolli e le tasse di concessione, come ha fatto Berlusconi danneggia l’economia e la vita a tutti gli italiani per favorire 4 figli di papà, che possono anche essere persone degne e rispettabiloi, ma non per questo hanno il diritto di diventare sempre più ricchi senza averne nessun merito.
a) e se le togliamo a tutte e due?
b) le fatiche fatte da un uomo per favorire il futuro dei suoi figli valgono molto di più di un diritto, che tu faccia di cognome pincopallino come agnelli, gates o buffett
Giusto per fare capire come funzionano le cose in un paese ad economia di mercato vera, negli USA le tasse sulla proprietà immobiliare sono pesantissime, in media è l’1% del valore di mercato della casa (altro che ICI!!!) per raggiungere anche il 3% in certe contee dello stato di NY (sporchi comunisti!).
E’ una scelta, fatta per favorire non solo la mobilità sociale, ma anche quella territoriale e la produzione di reddito invece che la rendita oltre che essere una delle tasse più “federaliste” (variando da contea a contea).
che significa? non capisco questo punto di vista.
Se giudichiamo l’utilità con questo metro, allora dimmi quale è l’utilità del soggetto del tuo esempio.
Un soggetto che campa di rendita sulla mera proprietà di case che non ha costruito, non ha progettato, che ha semplicemente ereditato, cioè sono diventate sue unicamente per effetto della morte del vecchio propietario, a cosa serve? è un soggetto inutile, un parassita, che non contribuisce in nessun modo al benessere della società nella quale vive.
Lo stato riceverebbe lo stesso introito fiscale se a pagare fossero direttamente gli inquilini; lui invece sfrutta “gratis” i servizi della magistratura che gli consentono di mandare i poliziotti a sgomberare gli appartamenti dei morosi.
Chi ha più di una casa paga l’ICI in modo differente ha chi ne ha solo una , quindi lo stato non riceve lo stesso introito fiscale da 50 cittadini con una casa ed un cittadino con 50 case. E il diverso introito fiscale lo riceve ogni anno, non od ogni successione
che c’entra l’ICI, non è stata abolita?
se costruisco una casa creo un bene che prima non esisteva, rivendendola pagherò le tasse in proporzione al valore dello scambio commerciale.
In questo senso ho contribuito a far entrare soldi nelle casse dello stato.
se mi limito ad affittare le case esistenti non creo nessuan entrata aggiuntiva; il bene esiste già, se gli inquilini non pagassero l’affitto spenderebbero altrimenti i loro soldi (pagandoci sopra l’IVA), e se pagano l’affitto a qualcuno altro li spenderà quel qualcun’altro.
L’accumolo di immobili con lo scopo di sfruttarne la rendita non è dissimile dall’accaparramento di biglietti della finale per rivenderli a prezzo maggiorato davanti allo stadio.
Leggittimo certo, ma socialmente inutile, svantaggioso per l’utente, e non contribuisce in alcun modo a migliorare lo sport.
Nello stesso modo l’accumolo di beni immoboli sottrae risorse agli investimenti produttivi, favorendo l’ingessamento della società. Forse per questo nell’Italia, terra di clan, il mattone ha così tanto successo.
(ti devo rispondere “fuori” perché ci son troppe ramificazioni)
Parlavo appunto di catepanato che era la divisione amministrativa bizantina della Puglia. Hai presente quei furboni che facendosi continuamente la guerra fra di loro si eran fatti fregare tutto il medio oriente dagli Arabi prima e dai Turchi dopo?
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questa tassa o meglio questa imposta ha un valore innanzitutto etico e “morale”, cose che non si apprendono utilizzando categorie “politiche”.
posso anche accettare il dibattito sull’imposta di successione perché non è cosi’ ovvio come possa sembrare – anche se banalmente uno si dovrebbe chiedere perché devo imporre una distorsione sulle preferenze di scelta intergenerazionale di un individuo e perché se lo stesso individuo non viene tassato (mi pare) se ad esempio dona i suoi beni ad una fondazione benefica – ma frasi come questa fanno accapponare la pelle: da quando in qua le tasse dovrebbero avere un valore “etico” e “morale”? mi ricordo di aver studiato le tasse pigouviane o i corrispettivi per la fornitura di beni pubblici, ma le “tasse etiche” non me le ricordo dall’esame di scienza delle finanze
In uno stato etico le tasse sono sempre etiche.
Anche senza scomodare l’etica è semplice questione di dove si vuole “indirizzare” il paese. Negli USA tassano molto la rendita e la proprietà a vantaggio del reddito, in Italia tassano molto il reddito (dei disgraziati che dichiarano) e poco o nulla proprietà e rendita.
In USA c’è mobilità sociale, territoriale e un PIL che anche in crisi cresce, qui da noi ci sono i feudi, i guelfi e i ghibellini e se sei figlio di notaro farai il notaro, se sei figlio di accattone farai l’accattone con un PIL con encefalogramma piatto quando va bene.
A voi la scelta, senza sta’ a parlare di etica, ontologia e massimi sistemi.
Ombrone è l’unico che ci ha preso, ma ha evidentemente usato un linguaggio troppo forbito per riscuotervi dalla vostra dotta rissa verbale (dotta, per carità, ma sempre rissa).
Vedrò di essere più terra terra.
1)Il motivo per cui il Governo Berlusconi ha abolito la tassa di successione è che principalmente aveva un gettito ridicolo
2)Il gettito ridicolo era dovuto alla grande quantità di scappatoie
3)Le scappatoie le maneggiano meglio “i ricchi”
4)Adesso non hanno più bisogno di scappatoie e quindi lasciano le case ai figli alla luce del sole
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Poi il primo che mi dimostra che il fatto di non lasciare un’immobile in eredità corrisponde alla scomparsa nel nulla (o nell’economia, o nelle tasche dei più poveri, o nel paese delle meraviglie, fate voi) del valore dell’immobile stesso, che quindi non arriva per altre strade nella disponibilità degli eredi, gli offro una pizza.
A parte che esiste una correlazione statistica tra la diminuzione dei voli delle cicogne sopra le città europee e la diminuizione della natalità che farebbe giustamente pensare che i figli sono portati dalle cicogne, la tassa di successione è, citando un famoso film cult, una cagata pazzesca. In una società libera, la disuguaglianza economica è la differenza tra chi NON FA UN CAZZO PER LA COMUNITA’ e chi invece si sbatte e lavorando produce beni per altri e guadagna soldi. Quindi QUALUNQUE redistribuzione mortifica i lavoratori e incentiva i fancazzisti. Se redistribuisci, conviene non lavorare e aspettare la redistribuzione da parte dei fessi che ancora lavorano. Poi, vista l’enorme mole di personaggi che esaltano la tassa di successione e la redistribuzione, se volete contribuire all’ uguaglianza sociale, nessuno vi impedisce di donare parte delle vostre successioni allo Stato o direttamente ai poveri.
Non si capisce mai perché quando vi si dice di farlo voi volontariamente, visto che vi sembra tanto giusto, cala il silenzio. Però tutti in prima linea ad imporlo agli altri.
Del resto, col culo degli altri siam tutti froci.
Dei 3 “doveri” del governo ne riconosco solo uno. Quello di arbitro. E forse, neanche tanto. La redistribuzione è sbagliata perché senza politically correct si chiama FURTO, perché è la negazione della proprietà privata e proprio per questo come facevano notare alcuni è socialista. Infatti SE ESISTE LA PROPRIETA’ PRIVATA, allora lo Stato non ha alcun diritto sulla casa dei miei, che passa a me perché lo vogliono i legittimi proprietari.
L’idea che lo Stato debba agire in caso dei “fallimenti del mercato” è ancor più risibile per due motivi.
Il primo è che bisogna ancora dimostrare che esista un fallimento del mercato che non derivi dalla politica.
Il secondo è che se anche esistessero, sarebbero infinitamente più rari dei fallimenti della politica, per i quali non si capisce chi debba mettere una toppa e per i quali nessuno si scomoda a spiegarci come se ne esce.
Gli “Stati sovrani” sono 100 anni che fanno solo cazzate e fallimenti multipli.
La Grecia è un fallimento della politica. L’Argentina è un fallimento della politica. Tanto per dirne due.
Infine, il “fine” non giustifica i mezzi. Quindi se si accetta che per il nobile fine “uguaglianza” (che per me non è un nobile fine ma una perversione) sia possibile depredare le persone, allora sarebbe anche possibile direttamente uccidere quelli ricchi e tornare rapidamente ad un paese di “uguali”.
L’importante è l’uguaglianza no?
“Poi il primo che mi dimostra che il fatto di non lasciare un’immobile in eredità corrisponde alla scomparsa nel nulla (o nell’economia, o nelle tasche dei più poveri, o nel paese delle meraviglie, fate voi) del valore dell’immobile stesso, che quindi non arriva per altre strade nella disponibilità degli eredi, gli offro una pizza.”
Io. Perché se mi permetti di lasciare casa ai miei figli, gliela lascio e questi la casa magari la affittano o la vendono o ci vivono. Se invece non gliela posso lasciare, allora la mino e la tiro giù prima di crepare.
Vedi come scompare il valore dell’immobile?
cazzate.
nessuno butterebbe giù una casa con la dinamite se non può lasciarla ai suoi figli, deve essere pazzo per fare una cosa del genere.
piuttosto la venderebbe godendosi i soldi prima di crepare… e così nessuno penserebbe “ma quando muore stò vecchio, che eredito la sua casa” sfregandosi le mani a ogni suo colpo di tosse.
“L’accumolo di immobili con lo scopo di sfruttarne la rendita non è dissimile dall’accaparramento di biglietti della finale per rivenderli a prezzo maggiorato davanti allo stadio.
Leggittimo certo, ma socialmente inutile, svantaggioso per l’utente, e non contribuisce in alcun modo a migliorare lo sport.”
Anche questo è sbagliato. Infatti chi fa incetta di biglietti della finale per rivenderli a prezzo maggiorato fa qualcosa di utilissimo. Infatti offre un bene limitato (i posti allo stadio non sono infiniti) e li vende a chi li valuta di più. Quindi lo speculatore non fa altro che allocare risorse scarse secondo la logica che queste devono andare a chi è disposto a fare più sacrifici degli altri per averle. Invece senza la speculazione, i biglietti andrebbero ai primi cazzoni che han fatto la fila al botteghino, magari alle 8 del mattino perché sono disoccupati e non hanno da lavorare, impedendo a persone che invece sarebbero disposte a pagarli di più di vedere la partita. La speculazione è un freno allo sperpero di risorse scarse. Impedire la speculazione significa permettere l’esaurimento delle risorse.
Fa qualcosa di utilissimo solo a se stesso, dal punto di vista sociale ed economico è un inutile parassita.
Chi compra i biglietti a prezzo maggiorato lo fà solo perchè può permettersi di comprarli, e preferisce pagare una cifra in denaro che sottoporsi a lunghe ed estenuanti file.
L’accaparratore non crea nuovi biglietti, non migliora la qualità dello spettacolo, non devolve una cifra maggiore alla società sportiva che li ha emessi; la differenza tra il valore nominale del biglietto e quello finale a cui lo vende finisce unicamente nelle sue tasche.
Tutto ciò che fà lo speculatore è di impedire l’accesso allo stadio ad alcuni per permetterlo ad altri.
E’ un pò come se i primi avessero venduto il biglietto ai secondi, ma con la differenza che i guadagni della trasanzione finiscono unicamente nelle tasche dello speculatore.
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